Un periodo ad alta tensione quello che sta vivendo il Vecchio Continente nelle ultime settimane. Il traffico nei cieli ha vissuto momenti di paura con lo sconfinamento di droni di fabbricazione russa in Polonia. Per comprendere la gravità di questi fatti bisogna fare sicuramente un passo indietro e vedere il contesto in cui sono inseriti. A onor del vero sono decenni che si hanno continui avvicinamenti russi ai confini dello spazio aereo NATO, se non veri e propri sconfinamenti. Secondo i dati diffusi dalla NATO anno per anno, negli ultimi dieci anni i caccia alleati si sono alzati in volo per sorvegliare o intercettare velivoli russi in avvicinamento oltre 4.000 volte. Un dato importante, vale a dire che tali intercettazioni nei cieli sono avvenute più di una volta al giorno, in media. Il picco più recente risale al 2022, anno dell’invasione russa dell’Ucraina, mentre tra il 2023 e il 2024 le missioni si sono stabilizzate a più di 300 all’anno. Gli episodi più noti alle cronache sono quelli di velivoli russi rinvenuti nei cieli di Lituania e Lettonia e l’intercettazione americana dei caccia nei cieli tra l’Alaska e la regione del Čukotka. Ma anche i velivoli Nato si aggirano negli spazi in prossimità della Russia. Si tratta di operazioni di sostanziale routine per le forze armate, utili a entrambi i fronti per testare la prontezza dell’avversario. A volte la geografia impone questi incontri ravvicinati di velivoli di forze nemiche. Nel Golfo di Finlandia infatti il corridoio che gli aerei russi possono percorrere senza entrare nello spazio NATO è largo solo poche decine di chilometri nei punti più stretti. Fatalità, coincidenze? Chi può dirlo. Tra cielo e mare gli armamenti ci sono e le super potenze si preparano in maniera silenziosa ma non dormiente a possibili eventuali rappresaglie. C’è tutto un mondo poi di cavi sottomarini che trasportano dati vitali, gasdotti e oleodotti che garantiscono l’approvvigionamento energetico, infrastrutture sommerse che rappresentano la nuova frontiera della sicurezza nazionale. È qui che si gioca una delle partite più delicate della guerra ibrida, una guerra silenziosa che si combatte anche nei mari e che vede contrapposti quotidianamente Russia e Nato. Un decreto del Ministero della Difesa, arrivato nei giorni scorsi in Parlamento, svela la risposta italiana: la costruzione di due navi-spia di nuova generazione, progettate per scandagliare i fondali del Mediterraneo, raccogliere informazioni riservate e difendere le infrastrutture critiche del Paese. Fiction o realtà? Bisogna prenderne atto. Intanto sull’asse russo – ucraino la guerra si combatte via terra. E di ieri sera la notizia che 110 attivisti italiani su un treno partito da Kiev si sono trovati sotto un massiccio attacco russo contro Leopoli nella notte tra sabato e domenica. Gli attivisti, di ritorno dalla decima missione Mean (Movimento europeo di azione non violenta) erano diretti al confine polacco. Dopo circa 3 ore di viaggio nell’area di Zhytomyr sono iniziati i bombardamenti, proseguiti a Leopoli con esplosioni e colpi d’artiglieria uditi dal treno. Il treno è poi ripartito verso il confine con la Polonia e per fortuna i nostri connazionali sono tutti sani e salvi. Dopo gli attacchi russi nella regione ucraina di Leopoli, la Polonia ha fatto fatto decollare i propri aerei per garantire la sicurezza aerea.
Nato – Russia, cieli ad alta tensione e guerra ibrida: ecco cosa succede
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