Nobel per la pace, Donald Trump è stato beffato dal Comitato norvegese. Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione al presidente Nicolás Maduro in Venezuela.
Per il presidente americano si tratta di un vero smacco, su questo Nobel proprio ci contava. Il suo impegno per risolvere i due più gravi conflitti nel mondo, Ucraina e Medio Oriente, è indiscusso. Il caso ha poi voluto che l’assegnazione sia avvenuta proprio all’indomani della firma dell’accordo di pace in Medio Oriente, il cui merito principale va proprio all’inquilino della Casa Bianca. Va bene che tale, importante evento è avvenuto in extremis, rispetto ai tempi dell’assegnazione del Nobel, ma il Comitato di Oslo, se l’avesse voluto, avrebbe comunque avuto il tempo per orientare la sua scelta sul presidente Usa.
Si conferma, anche in questo caso, la natura ideologicamente orientata (a sinistra) dei responsabili del Nobel. Basterà solo ricordare che l’alto riconoscimento per la pace fu assegnato a Barack Obama nel 2009, quando l’allora presidente non era neanche da un anno alla Casa Bianca. Né c’è memoria di significative iniziative della pace di Obama in quei pochi mesi.
Alla domanda sul perché di questo mancato riconoscimento a Trump il Comitato ha fornito una risposta indiretta: «Nella lunga storia di questo premio, abbiamo visto intorno a noi diversi tipi di campagne e di attenzioni. Ma il Comitato siede in una stanza ai muri della quale ci sono i ritratti di chi ci ha preceduto, e ha preso scelte nel nome del coraggio e dell’integrità. Abbiamo operato basandoci su questo. La nostra decisione si basa solo sul lavoro e sulla volontà di Alfred Nobel». Che cosa abbiano voluto dire questi insigni norvegesi non è chiaro. Ognuno svicola dalla domande imbarazzanti come può e come sa.
Per quanto riguarda Machado, ricordiamo che la neo Nobel fu candidata alle presidenziali del 2024, ma fu poi esclusa dalla competizione dal regime. Machado decise quindi di sostenere un altro candidato dell’opposizione, Edmundo González Urrutia. Centinaia di migliaia di volontari si mobilitarono per vigilare sul voto e documentare i risultati prima che le autorità potessero distruggere le schede. «Le loro azioni sono state innovative e coraggiose, pacifiche e democratiche», ha sottolineato il Comitato, ricordando che l’opposizione «ha vinto chiaramente le elezioni, anche se il regime ha rifiutato di riconoscerne l’esito».
Non sono giunte, al momento, le reazioni della Casa Bianca. Ma c’è da aspettarsi che saranno gelide. O forse furiose. Però stavolta, chi potrebbe dare torto a “The Donald”?



