Una tregua che sembra vacillare da un momento all’altro. Per una pace che diventa sempre più difficile in un Medioriente sempre più martoriato e con una cicatrice profonda che questi ultimi due anni di scontri e sangue hanno messo a dura prova. Le notizie di oggi sono che Hamas ha consegnato altri due corpi di cittadini israeliani a quanto pare quelli considerati raggiungibili e recuperabili della ventina che l’Idf e i vertici israeliani attendevano tra le fila degli ostaggi che mancavano all’appello. Hanno ingaggiato anche degli esperti provenienti dalla Turchia per delle ricerche a tappeto in un territorio quello della Striscia dove non esiste più nulla e dove lo scenario di devastazione la fa da padrone. Intanto sul fronte diplomatico si lavora a una forza di stabilizzazione, molti Paesi offrono aiuto. Trump tuona dallo studio ovale: “ Nuovi attacchi di Tel Aviv se l’intesa sarà violata”. L’ONU dal canto suo riporta la comunità internazionale all’ennesimo dato di fatto: “Israele continua a uccidere civili, ci sono segni di torture sui corpi dei palestinesi” e questo basta a chiudere ogni tipo di dubbio su quello che è stato perpetrato nei territori di guerra. Volenti e nolenti la pace seppur siglata porta dietro uno scenario complicato e un passato recente che non si può spezzar via. Sul fronte civili sono arrivati i camion di aiuti ed è stato riaperto nelle ultime ore anche il valico di Rafah che inizialmente aveva subito dei rallentamenti per via degli ennesimi episodi di violenza che avevano fatto presagire il peggio. Secondo le agenzie internazionali i cittadini palestinesi si sono riuniti in massa in queste ore per ricevere porzioni di cibo da una mensa di beneficenza allestita nel campo profughi di Nuseirat, situato nella Striscia di Gaza centrale. Ed è notizia di stamane all’alba confermata da un alto consigliere Usa che non ci sarà nessun esodo da Gaza per la ricostruzione, i palestinesi non saranno costretti ad abbandonare la Striscia durante la ricostruzione, il piano che ha portato al cessate il fuoco infatti prevede ora che gli abitanti vengano incoraggiati a restare. Trump a febbraio aveva ipotizzato un trasferimento in massa della popolazione di gazavi ma dopo le proteste della comunità internazionale l’idea è stata accantonata. Sempre dalla Casa Bianca fanno sapere che molti Paesi si stanno offrendo per la stabilizzazione di Gaza inclusa l’Indonesia e ci sono conversazioni in corso con Egitto e Qatar. Secondo l’incaricato Usa: “La situazione è dinamica, ma non è previsto che Hamas controlli alcuna area a Gaza”. Riferendosi poi al recupero dei corpi degli ostaggi a Gaza, lo stesso consigliere americano ha assicurato che: “Nessuno verrà lasciato indietro”.

