Un colpo secco, un bagliore improvviso e poi una crepa che si apre come un fulmine sul parabrezza. È successo a oltre 11mila metri di altezza, a un Boeing 737 MAX 8 di United Airlines in volo da Denver a Los Angeles (volo UA1093). L’aereo ha subito un danno improvviso alla cabina di pilotaggio mentre sorvolava il Colorado. Il comandante ha riportato lievi ferite al braccio, probabilmente causate da frammenti di vetro o da una parziale depressurizzazione.
L’equipaggio, con sangue freddo, ha dichiarato un’emergenza e ha dirottato l’aereo verso Salt Lake City, dove ha compiuto un atterraggio perfetto. Nessun passeggero è rimasto ferito. I 150 a bordo sono stati poi trasferiti su un altro velivolo per completare il viaggio, con circa sei ore di ritardo.
Ma il mistero resta. Nella relazione preliminare, i piloti hanno parlato chiaramente di “colpo da esterno”. Nessuna turbolenza, nessun contatto con altri aerei, nessuna anomalia di pressurizzazione prima dell’impatto. “Abbiamo sentito un rumore metallico, secco, come qualcosa che colpisse il parabrezza dall’esterno. Subito dopo, la crepa”, avrebbe riferito il primo ufficiale.
Da qui le ipotesi: meteorite o detrito spaziale. Due possibilità suggestive ma statisticamente quasi impossibili. Secondo i dati del NASA Orbital Debris Program Office, la probabilità che un aereo venga colpito da un detrito spaziale in rientro è stimata intorno a una su un miliardo (0,0000001%). Quella di un micrometeorite è leggermente più alta, ma comunque infinitesimale: una su duecento milioni (0,0000005%). In settant’anni di aviazione civile non si è mai verificato un caso documentato di questo tipo.
A 11mila metri, infatti, un Boeing si trova nell’alta troposfera: i detriti spaziali orbitano molto più in alto, tra 200 e 800 chilometri di quota, e si disintegrano quasi sempre prima di raggiungere tali altitudini. Un frammento sopravvissuto dovrebbe attraversare l’atmosfera proprio nel punto e nel momento in cui passa l’aereo: una coincidenza quasi astronomica.
Più plausibile, spiegano alcuni esperti, una microfrattura strutturale o un impatto con un minuscolo frammento terrestre, magari residuo di una collisione precedente o di un oggetto perso in quota. Tuttavia, la testimonianza dell’equipaggio, unita alla natura del danno — una crepa localizzata, netta, con segni di impatto puntiforme — spinge a non escludere completamente la pista cosmica.
Il parabrezza dei Boeing è composto da tre strati di vetro e materiale plastico, capaci di resistere a pressioni di oltre 1.000 psi. Anche in caso di frattura dell’outer pane (il primo strato), la struttura resta stabile e l’aereo può continuare il volo per atterrare in sicurezza. Il rischio di perdita di controllo o di depressurizzazione grave resta prossimo allo zero.
Le analisi dell’NTSB chiariranno se l’impatto porta tracce di materiale extraterrestre o terrestre. Ma una cosa è certa: questo episodio ha ricordato, anche a 36.000 piedi d’altitudine, quanto il confine tra spazio e atmosfera sia sottile. E come, ogni tanto, qualcosa dal cielo possa ancora bussare con forza ai finestrini della tecnologia umana.


