Musk traballa: la Nasa riapre il contratto per l’allunaggio di Artemis III

martedì, 21 Ottobre 2025
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La notizia è arrivata ieri alla CNBC: il Segretario dei Trasporti statunitense e amministratore ad interim della NASA, Sean Duffy, ha annunciato la riapertura del contratto per l’allunaggio di Artemis III, la missione che dovrebbe riportare esseri umani sulla Luna dopo più di cinquant’anni. In pratica, SpaceX non è più l’unico cavallo in corsa.

Il contratto originario, firmato nel 2021 e del valore di 2,89 miliardi di dollari, prevedeva che SpaceX sviluppasse il lander lunare HLS (Human Landing System), una versione adattata della navicella Starship, capace di portare due astronauti sulla superficie lunare e di ripartire per la stazione orbitale Gateway.
Ma i ritardi sono ormai strutturali: su 7 lanci orbitali di test, solo 3 hanno avuto un esito parzialmente positivo; nessuno ha ancora dimostrato con successo il trasferimento criogenico di carburante in orbita, tecnologia essenziale per l’allunaggio.

Secondo il rapporto 2025 del Government Accountability Office (GAO), SpaceX è “indietro di 18-24 mesi rispetto alle milestone previste”. Il rischio è di slittare oltre il 2028, compromettendo l’obiettivo politico fissato dalla Casa Bianca: riportare una missione americana con equipaggio sulla Luna prima della Cina, che ha annunciato la propria missione Chang’e 8 per il 2028 e un primo equipaggio entro il 2030.

L’intero programma Artemis vale circa 93 miliardi di dollari (stime NASA 2024-2031). Di questi:
• 25 miliardi per lo sviluppo e la produzione dei razzi SLS (Space Launch System);
• 23 miliardi per la navicella Orion;
• 11 miliardi per la costruzione del Gateway;
• 3 miliardi per il lander lunare HLS.

Il costo medio per missione con equipaggio si aggira oggi intorno ai 4,1 miliardi di dollari. Ogni mese di ritardo del programma Artemis III, secondo la NASA Office of Inspector General, costa circa 45 milioni di dollari in personale, manutenzione e subappalti.

“Non possiamo più dipendere da un solo fornitore”, ha dichiarato Duffy. “SpaceX ha fatto progressi straordinari, ma siamo in ritardo sul cronoprogramma e dobbiamo garantire la ridondanza del sistema. Per questo intendiamo riaprire la competizione per Artemis III, coinvolgendo anche altri partner industriali come Blue Origin.”

L’azienda di Jeff Bezos, esclusa nel 2021, aveva già un progetto alternativo sviluppato con Lockheed Martin, Northrop Grumman e Draper. La proposta “National Team” prevedeva un lander a tre stadi (transfer, descent, ascent) con un costo stimato di 3,4 miliardi di dollari, ma con architettura più tradizionale e compatibile con i sistemi del razzo SLS.
Nel 2023, Blue Origin ha vinto un secondo contratto NASA da 3,4 miliardi per il lander di Artemis V, previsto per il 2030. Ora, con la riapertura del bando di Artemis III, Bezos può rientrare in corsa già per la missione 2028.

Il cuore della questione è la Starship HLS, una macchina da 50 metri con capacità di 100 t in orbita bassa e spinta massima di 2.200 tonnellate al decollo. Ogni lancio costa tra 90 e 100 milioni di dollari, ma per rifornire il lander lunare servono almeno 8 voli tanker.
Finora, nessuno di questi test ha raggiunto la fase di rifornimento multiplo in orbita, considerata la parte più rischiosa. Inoltre, i motori Raptor 2 hanno mostrato instabilità durante il rientro atmosferico, portando a un ritardo tecnico medio di 14 mesi sul calendario 2024-2025.

SpaceX impiega oltre 13.000 dipendenti nel programma Starship tra Texas, California e Florida. Blue Origin, in espansione, ha superato 12.500 addetti e investito 1 miliardo di dollari nella nuova struttura di Huntsville (Alabama) per la produzione del motore BE-4, utilizzato anche dai razzi Vulcan di ULA.
La decisione della NASA, quindi, non è solo tecnica ma industriale: si tratta di ridistribuire contratti federali e know-how tra i grandi player dell’aerospazio americano, creando un ecosistema più resiliente.

LA NUOVA TIMELINE

• Artemis II (volo con equipaggio intorno alla Luna): prevista per maggio 2026, ma già slittata due volte.
• Artemis III (allunaggio): obiettivo ufficiale fine 2028, ma possibile posticipo al 2030 se SpaceX non rispetta le milestone di test entro il Q4 2027.
• Artemis IV–V: già finanziate per oltre 8 miliardi di dollari, includono anche il secondo lander (Blue Origin).

La riapertura del contratto segna un cambio di paradigma: da modello “single contractor” a modello competitivo, simile a quello usato per i programmi Commercial Crew e Cargo, che dal 2010 hanno permesso di risparmiare alla NASA oltre 5 miliardi di dollari e ridurre del 30% i tempi di sviluppo.

La corsa alla Luna, oggi, non è più una questione simbolica ma una guerra industriale e geopolitica. Sul tavolo ci sono tecnologie per l’estrazione di ghiaccio, comunicazioni quantistiche e propulsione nucleare. Mentre SpaceX arranca, la NASA sceglie di non rischiare di nuovo un “vuoto tecnologico” come quello post-Shuttle.

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