Coghe: «Dati Istat su natalità preoccupanti, bisogna rilanciare e sostenere il matrimonio»

giovedì, 23 Ottobre 2025
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Jacopo Coghe, portavoce dell’Associazione Pro Vita & Famiglia, i dati Istat pubblicati qualche giorno fa sull’inverno demografico in Italia sono allarmanti perché seguono una tendenza negativa che si protrae almeno dal 2008. Un fenomeno che, tra l’altro, ha attraversato sia governi di centrosinistra sia di centrodestra. La sensazione è che investire solo sul nucleo familiare non basta, ma occorrerebbe lanciare un piano di interventi strutturali. Qual è la vostra lettura?

«Dal nostro punto di vista una profonda crisi culturale e identitaria ha travolto ruolo e centralità della famiglia. Da anni governi di sinistra e di destra si stracciano le vesti sul calo demografico in Italia salvo poi permettere sistematici attacchi ideologici contro il nucleo più importante della società. D’altronde le unioni civili, la pratica dell’aborto, il pensiero Lgbtqi non possono che influire sui nostri giovani rispetto alla loro prospettiva di vita. Per cui antepongono gli interessi economici, la carriera, le professioni della modernità, come le influencer per esempio, a un progetto familiare. Quando poi pensano di essere pronti, è troppo tardi anche perché metter su famiglia è una decisione impegnativa e responsabile. E non detto che nel frattempo si siano effettivamente realizzati. Chi le parla ha sei figli e quindi immagini fare la spesa tutti i giorni per otto persone. Intendiamoci: non sono così folle da pensare che un aiuto economico non serva, dico solo che qualunque strategia in tal senso rischia di essere vanificata se non si comincerà a tutelare la famiglia in quanto tale».

Come si tutela la famiglia?

«Difendendola da continui attacchi ideologici».

Quali?

«Quelli cui è sottoposta la scuola. Ai ragazzi, soprattutto in età adolescenziale, si cerca di minare identità, affettività, sessualità con un’ondata di messaggi mirati. Ben vengano gli interventi come quelli in Commissione cultura sul divieto di introdurre lezioni gender in orario scolastico».

Secondo l’economista Tito Boeri sarebbe necessario, tra l’altro, investire sui congedi di paternità, sull’equilibrio uomo-donna e sugli asili nido tralasciando i bonus perché non riescono a incidere sulla natalità e non aiutano a programmare una famiglia. È d’accordo?

«Certo che sono d’accordo, anzi queste misure dovrebbero essere solo una parte del pacchetto di sostegno. Servono interventi strutturali: una revisione profonda dell’Isee che alleggerisca il peso della prima casa, politiche di conciliazione che non mettano in competizione lavoro e maternità e un sistema fiscale a quoziente familiare: più figli, meno tasse. Il rilancio della natalità passa dal rilancio della famiglia e questo dal rilancio del matrimonio. Lo Stato deve incoraggiare la formazione di nuove famiglie, come afferma l’articolo 30 della Costituzione, con politiche del lavoro e abitative dedicate ai giovani e servizi sociali che sostengano le coppie in difficoltà».

Fino a qualche anno fa si parlava del Mezzogiorno sempre più giovane, una sorta di garanzia demografica per il Paese intero. Oggi è il Nord che tampona il fenomeno, mentre il Sud praticamente si sta spopolando. È la manifestazione plastica che il divario tra le aree del Paese tende a crescere. Come commenta quest’altra fotografia amara del nostro Paese?

«È una situazione normale, fisiologica, che si è manifestata nel Mezzogiorno con qualche anno di ritardo, ma purtroppo inevitabile. Qui non si stratta di rievocare la mai risolta Questione meridionale, ma invocare interventi strutturali in larga scala. Alle misure fiscali tarate sulle necessità della famiglia, che noi abbiamo chiamato fattore-famiglia, va affiancata una nuova e più efficace rete sociale dei servizi soprattutto nelle grandi città».

Di questa rete, chiamiamola “solidale”, non dovrebbero far parte anche le banche? Per i giovani è sempre più difficile ottenere credito quando si presentano per comprare casa.

«Senza dubbio, ma evidentemente i regolamenti bancari confliggono con certe esigenze sociali. Ci sono casi in cui lo Stato fa da garante nei confronti dell’istituto di credito, ma un tale sostegno andrebbe addirittura normato. Le dico una cosa, per noi di Pro Vita & Famiglia le giovani coppie andrebbero considerate alla stregua delle imprese perché investire sui giovani significa investire sul futuro della nazione».

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