«Io sono una forza del passato. Solo nella tradizione è il mio amore», è da questo verso tratto da Poesia in forma di rosa (1964) che prende il titolo il tributo che il Teatro di Roma rende a Pier Paolo Pasolini, nell’anniversario della sua morte, avvenuta nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia. Cinquant’anni dopo, la sua voce continua a vibrare, poetica e politica insieme, attraversando generazioni e restituendo l’urgenza di un pensiero che non ha mai smesso di interrogare il presente.
Un trittico di eventi tutti a ingresso libero fino a esaurimento posti, che, tra parola, gesto e musica, intendono restituire Pasolini nella sua dimensione originaria: quella di una voce plurale, inquieta, necessaria.
L’omaggio si apre mercoledì 30 ottobre al Teatro Elsa Morante (ore 18) con “Ragazzi di vita e Petrolio. Pasolini dalla parola alla scena”, a cura di Paolo Minnielli e Roberto Scarpetti. Un esperimento corale che nasce da un ciclo di letture pubbliche nelle biblioteche romane Joyce Lussu e Laurentina: un laboratorio di voce e corpo che mette in scena la parola pasoliniana restituendola alla collettività. L’iniziativa, realizzata dal Teatro di Roma in collaborazione con Biblioteche di Roma, coinvolge lettori e attori – tra cui Lorenzo Fochesato e Giulia Sucapane – in una riflessione viva su come il testo, una volta pronunciato, diventi gesto e partecipazione. È l’eco della lezione pasoliniana: la scrittura che nasce dalla vita, dal contatto con le borgate, con la realtà più concreta e contraddittoria.
Il giorno successivo all’anniversario dell’omicidio, domenica 3 novembre (ore 20) il Teatro Argentina ospita “3 Novembre 1975. Oratorio per i 50 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini”, ideato e diretto da Giacomo Bisordi, con drammaturgia originale di Fabio Condemi. Sul palco, un coro di dieci interpreti – tra cui Noemi Apuzzo, Daria Deflorian, Marco Cavalcoli, Camilla Semino Favro e Massimiliano Speziani – dà voce alle parole del poeta attraverso materiali giornalistici, cinematografici e poetici L’oratorio parte da una domanda cruciale: “E ora? Testimoni di quest’assenza, che ne facciamo di questa eredità?” Una serata che si annuncia come rito laico e civile, un viaggio a ritroso nella coscienza di un Paese che ancora oggi fatica a misurarsi con la lucidità e la scomodità di Pasolini.
Il ciclo si chiude lunedì 1° dicembre, ancora al Teatro Argentina, con “Scopate sentimentali. Esercizi di sparizione”, un concerto performativo di e con Filippo Timi, accompagnato dai musicisti Rodrigo D’Erasmo e Mario Conte.
Una creazione che ritrae Pasolini non come icona tragica, ma come uomo fedele al proprio daimon, allo spirito che lo ha guidato tra poesia e scandalo, eros e politica. Diviso in quattro movimenti – Primavera, Estate, Autunno, Inferno – lo spettacolo diventa un atto d’amore e di disvelamento, una ricerca di libertà attraverso la voce e la musica.
Ancora oggi Pasolini continua a essere uno specchio scomodo del nostro tempo. Il suo sguardo, capace di cogliere le contraddizioni della modernità e la deriva di una società consumistica e disumanizzata, parla oggi con la stessa forza di allora. Il trittico del Teatro di Roma non celebra soltanto un anniversario, ma restituisce un pensatore ancora vivo, una coscienza critica che ci invita, con le sue parole, a non smettere di guardare dentro le crepe del reale.
Perché Pasolini, più di ogni altro, aveva visto ciò che stava arrivando: l’anarchia del potere, quella forma di dominio senza volto che si traveste da libertà, che confonde consenso e omologazione, consumo e felicità.
È in questa profezia, tanto lucida quanto inquieta, che la sua voce resta necessaria: per ricordarci che la vera eresia, oggi come allora, è continuare a pensare.
Vittorio Zenardi



