Tra Vladimir Putin e Donald Trump divampa nuovamente la guerra… fortunatamente solo delle parole. Dopo l’annuncio del presidente Usa che gli Usa potrebbero varare sanzioni contro i giganti russi del petrolio perché con Vladimir è «solo una perdita di tempo», arriva la notizia che Mosca dispone da oggi di un supermissile «invincibile», come lo definisce lo stesso leader del Cremlino.
Il capo di Stato maggiore dell’esercito russo Valerj Gerasimov ha infatti annunciato che è stato effettuato con successo il test del missile da crociera a lungo raggio a propulsione nucleare Burevestnik. L’ordigno ha percorso 14.000 chilometri (il doppio della distanza tra Mosca e Washington) , ma la sua gittata sarebbe illimitata. Il generale ha sottolineato che «le caratteristiche tecniche del Burevestnik ne consentono l’impiego con precisione garantita contro obiettivi altamente difesi a qualsiasi distanza».
Che si tratti di un segnale minaccioso da parte del Cremlino non occorre essere esperti di geostrategia per capirlo. La novità è che, questa volta, il destinatario non è solo l’Europa ma anche l’America. E sì perché, a detta dei vertici militari russi, il Burevestnik sarebbe in grado di eludere qualsiasi sistema di difesa antimissilistica, un tipo di scudo che poi è il vanto di Washington.
È fondata la minaccia di Putin? Agli esperti di armamenti l’ardua sentenza. Certo è il fatto che, con questa mossa, lo “zar” sta alzando la posta nel confronto con l’Occidente. Bisogna solo capire perché in questo periodo sta mostrando i muscoli.
Di solito, quando il leader di una grande potenza lancia messaggi minacciosi, è perché si trova in difficoltà. I problemi di Putin riguardano, in questo momento, sia la situazione sul campo in Ucraina sia il braccio di ferro politico con Usa e Ue.
Per quanto riguarda il primo aspetto, la difficoltà maggiore dello “zar” è che la guerra ristagna. A fronte di un impiego massiccio di risorse (umane ed economiche), l’avanza russa procede assai lentamente. Ogni tanto arriva, da parte di Mosca, qualche annuncio trionfalistico (l’ultimo riguarda le aree di Kupyansk e Krasnoarmeisk, dove sarebbero circondati oltre 10mila soldati ucraini), ma il fronte, di fatto, è fermo. E il tempo non gioca a favore di Putin: al prossimo invio di aiuti militari a Kiev da parte di Ue e Usa si aggiunge il logoramento psicopolitico e finanziario di un conflitto che dura da quasi quattro anni.
Per quanto invece riguarda il fronte politico, l’ultimo successo per Putin risale alla sua trionfale visita a Pechino durante la parata militare del settembre scorso, quando zar Vladimir fu immortalato insieme a Xi Jinping e Kim Jong-un come animatore di un grande fronte antioccidentale in via di formazione.
Ma ora, la ripresa di immagine internazionale di Donald Trump dopo il cessate il fuoco a Gaza, sta mettendo in ombra la sua immagine di vincente competitore della potenza politico-diplomatica americana. Questo appannamento di immagine è accentuato anche dal brusco cambio di registro dell’inquilino della Casa Bianca nei suoi confronti, soprattutto dopo la marcia indietro di Trump riguardo all’ipotetico vertice di Budapest. “The Donald” comincia a trattare Vladimir come un interlocutore inaffidabile, uno con il quale, appunto, si rischia solo di perdere tempo.
Al di là di quelle che possono essere le sotterranee convergenze tra Usa e Russia su alcuni scacchieri strategici come il controllo delle rotte artiche e lo sfruttamento delle risorse custodite in quella parte del globo, al di là di questo, è evidente che il nuovo approccio americano alle questioni internazionali più complesse sta creando problemi al Cremlino.
Sono lontani i tempi (anche se risalgono a quest’estate) in cui Putin appariva il vecchio volpone capace di sfruttare a suo vantaggio la spasmodica voglia di Trump di concludere un accordo sull’Ucraina il prima possibile. Ora è il presidente americano a non avere fretta, mentre il suo omologo russo non può più permettersi di lasciar passare i mesi senza che nulla di significativo accada, in guerra come anche nelle relazioni internazionali.
È assai improbabile che l’annuncio del supermissile “invincibile” rappresenti un’arma efficace per Vladimir. Anche perché le mosse dello “zar” si rivelano, sì, astute, ma alla fine scontate. Mentre “The Donald” sta mostrando in questo periodo tutta la potenza della sua arma migliore: l’imprevedibilità.



