Tutto pronto per il voto finale sul disegno di legge costituzionale della riforma della Giustizia che uscirà oggi dall’Aula di Palazzo Madama. Come anticipato già dalla conferenza dei capogruppo e e riferito al termine da Maurizio Gasparri a capo della maggioranza in Senato oggi avremo il nuovo testo. Ma vediamo nel dettaglio le papabili novità e come si svolgerà la giornata che partirà dalle 10,30 per arrivare ad una fase finale intorno all’ora di pranzo. Sul piatto ella bilancia della giustizia italiana c’è la separazione delle carriere, vero nodo che farà la differenza. In caso infatti di approvazione del Senato il disegno di legge di riforma costituzionale della separazione delle carriere otterrà il sì definitivo del Parlamento, con la doppia lettura conforme delle due Camere previste dall’articolo 138 della Costituzione. Con questa fase partirà la preannunciata raccolta delle firme per chiedere il referendum confermativo che dovrebbe svolgersi nella primavera del 2026. Ecco nel dettaglio i contenuti della riforma Meloni-Nordio. Al primo posto una magistratura che avrà due carriere distinte: l’attuale articolo 104 della Costituzione afferma che “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, frase a cui la riforma aggiunge che: è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente. Così come due Csm. All’attuale Consiglio superiore della magistratura ne subentreranno due: uno della magistratura giudicante ed uno della magistratura requirente; entrambe “sono presieduti dal Presidente della Repubblica”; “ne fanno parte di diritto” rispettivamente il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione. Altra cosa importante I due Consigli non saranno elettivi. Saranno infatti composti per un terzo da membri laici e per due terzi da togati; i primi saranno estratti a sorte da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune; i secondi saranno sorteggiati tra tutti i magistrati, giudicanti e requirenti, che avranno i requisiti che stabilirà una legge ordinaria successiva. I componenti dei due Csm durano in carica quattro anni e non possono partecipare alla procedura di sorteggio successiva. Per quanto riguarda i poteri: i due Csm perdono i poteri disciplinari oggi affidati ad una Sezione speciale dell’attuale Csm. La giurisdizione disciplinare nei riguardi di tutti i magistrati sarà attribuita all’Alta Corte disciplinare composta da 15 membri: 3 nominati dal Presidente della Repubblica; 3 estratti a sorte da un elenco di giuristi che il Parlamento in seduta comune compila con elezione; 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti con 20 anni di attività e con esperienze in Cassazione; 3 sorteggiati tra i magistrati requirenti con vent’anni di attività e esperienza in Cassazione. I togati sono quindi la maggioranza, ma il presidente viene eletto tra i laici. Durano in carica 4 anni, l’incarico non è rinnovabile. Infine l’ultimo articolo della riforma stabilisce che entro un anno dall’entrata in vigore devono essere varate le leggi attuative. Nel frattempo continuano ad osservarsi le leggi vigenti.
Riforma della Giustizia: è il giorno del Giudizio finale. La vera posta in gioco
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