Applausi in tribuna, nessun voto contrario, nessun astenuto. L’Aula del Senato ha dato il via libera definitivo alla nuova legge sul cinema, con un testo identico a quello già licenziato dalla Camera, mentre i fratelli Pupi e Antonio Avati, seduti ad ascoltare, applaudivano. Un’unanimità rara, frutto dell’unificazione di due proposte: quella dell’opposizione, a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein, che ha lanciato l’idea dell’Agenzia, e quella della maggioranza, che chiedeva una delega al governo per riformare il settore. Ma fuori dal Palazzo il clima è meno festoso: le associazioni degli autori, favorevoli in linea di principio a un ente autonomo, continuano a segnalare i nodi irrisolti di governance e finanziamento.
Cosa cambia: Agenzia, Forum e delega
La riforma si regge su due nuove strutture. Il Forum, un organismo di esperti con compiti di consultazione e monitoraggio delle politiche pubbliche del settore, prende il posto del Consiglio superiore del cinema e dell’audiovisivo. L’Agenzia, invece, è un ente con piena autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale, che assorbirà le funzioni di gestione oggi in capo alla Direzione generale cinema del ministero della Cultura (Dgca). A Via del Collegio Romano restano l’indirizzo politico, la vigilanza strategica e le funzioni ispettive. L’Agenzia sarà operativa dal 1° gennaio 2028.
Il resto passa dalla delega. Una volta in vigore la legge, il governo avrà due anni di tempo per adottare uno o più decreti legislativi di riforma, coordinamento e riordino della disciplina. Tra i punti indicati:
- la costituzione di un Polo nazionale del cinema e dell’audiovisivo, in cui entrerebbero anche Cinecittà e il Centro sperimentale di cinematografia;
- una programmazione triennale del settore;
- almeno due finestre temporali all’anno per l’erogazione dei contributi;
- l’affidamento della gestione di tesoreria del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema a un intermediario bancario;
- la nuova figura del “responsabile dei crediti d’imposta”.
Incentivi, sale e cinema indipendente
La delega mette mano anche agli incentivi alle sale cinematografiche, prevede un sostegno specifico per la produzione indipendente e punta a riequilibrare, nelle politiche di settore, sostegni automatici e selettivi, incentivi fiscali e contributi a fondo perduto. Tra gli strumenti previsti c’è anche una Commissione per la valutazione delle opere e dei progetti cineaudiovisivi a cui concedere contributi a valere sul Fondo cinema. La delega guarda inoltre alla revisione del tax credit e ai videogiochi. Le misure concrete dipenderanno dai decreti attuativi: la legge fissa i principi, ma è il governo a doverli tradurre in regole, importi e criteri.
Lavoro e intelligenza artificiale
L’altro capitolo è il welfare di settore, che la delega chiede di riformare, con tutele più solide per i lavoratori dello spettacolo. Al testo approvato dalla Camera risulta collegato un Fondo per i lavoratori dello spettacolo in emergenza pensionistica, con 10 milioni di euro l’anno dal 2027 al 2030.
Sull’intelligenza artificiale la delega prevede principi di trasparenza sul suo utilizzo. Il sottosegretario Lucia Borgonzoni rivendica di aver “normato la tutela di attori e sceneggiatori con un testo all’avanguardia”, ripreso — sostiene — anche a livello europeo.
Le reazioni di Giuli e Borgonzoni
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli parla di “un risultato storico per la cultura italiana”: “A dieci anni dalla legge del 2016 — afferma — consegniamo all’intera filiera nuove regole, capaci di rispondere alle trasformazioni dell’industria e alle sfide delle nuove tecnologie”. Il voto unanime, aggiunge, “sancisce il valore di un percorso condiviso tra maggioranza e opposizioni” ed è “la conferma dello ‘stilnovo’ nei rapporti tra istituzioni e mondo del cinema”. Giuli rivendica poi la trasparenza, la tutela del lavoro e della libertà creativa, la valorizzazione dei giovani talenti e della produzione indipendente.
Più operativo il tono di Borgonzoni: “Faremo in modo che questa legge non blocchi in nessun modo il settore e che i decreti attuativi vengano fatti nel più breve tempo possibile”. Per il sottosegretario il cinema “non è solo cultura, ma anche industria e lavoro”. Ricorda i fondi recuperati, “70 milioni quest’anno e 150 il prossimo”, e sostiene che l’Italia sia “l’unico tra i principali mercati di riferimento tornato in positivo rispetto al pre-Covid”. La norma bipartisan, conclude, “nasce dall’ascolto della filiera”.
Gli autori: governance e finanziamento
L’entusiasmo istituzionale non è condiviso dal Coordinamento Autori e Autrici, che riunisce 100autori, Acmf, Aidac, Air3, Anac e Writers Guild Italia. Le associazioni contestano il ritiro degli emendamenti al Senato, trasformati in ordini del giorno, e denunciano il mancato recepimento delle loro proposte. Pur condividendo l’idea di un ente autonomo e partecipato dalle professioni, ritengono che il testo definitivo abbia ridimensionato l’autonomia effettiva dell’Agenzia e il peso delle rappresentanze del settore.
Il modello di riferimento è il Centre national du cinéma et de l’image animée (Cnc) francese, con un sistema di finanziamento alimentato anche da prelievi specifici sulle attività che sfruttano le opere audiovisive. Secondo il Coordinamento, invece, la nuova Agenzia italiana rischia di restare dipendente dal governo per indirizzi e risorse, duplicando i livelli decisionali anziché semplificarli. E soprattutto non sarebbe stata risolta la questione della stabilità dei finanziamenti. Gli autori avevano inoltre chiesto di posticipare al 2029 l’entrata in funzione dell’ente, per evitare difficoltà operative durante il passaggio di competenze.
E adesso?
Il passaggio decisivo è ora nelle mani del governo. La legge è in larga parte una cornice: i contenuti veri — dal tax credit al sostegno alle sale, dalle regole sul lavoro a quelle sull’intelligenza artificiale — arriveranno con i decreti legislativi, che l’esecutivo dovrà adottare entro due anni dall’entrata in vigore. Borgonzoni ha promesso tempi stretti. L’Agenzia, intanto, ha una data: dal 1° gennaio 2028 prenderà in carico le funzioni operative oggi svolte dalla Dgca.
Resta aperto il tema delle risorse e dell’autonomia reale del nuovo ente, che è esattamente il punto su cui le associazioni degli autori hanno insistito: sarà questo, più dell’unanimità del voto, a dire se la riforma cambierà il modo di fare cinema in Italia.
Vittorio Zenardi



