Dopo otto anni Tom Ford torna dietro la macchina da presa. E lo fa scegliendo l’Italia come teatro del suo terzo lungometraggio, tratto da Un grido fino al cielo (Cry to Heaven), romanzo del 1982 di Anne Rice. Una storia di passioni, musica e identità ambientata nel Settecento italiano: materia perfetta per un autore che ha sempre intrecciato estetica e introspezione, forma e desiderio.
Il regista texano – che ha lasciato la moda nel 2023, chiudendo il suo marchio con una sfilata d’addio e vendendolo a Estée Lauder – aveva annunciato di voler tornare a ciò che più lo affascina: il cinema. Ora la promessa prende corpo. Le riprese inizieranno a gennaio 2026, con location tra Roma, Venezia e Napoli, e sopralluoghi già in corso anche in Costiera Amalfitana.
La scelta del soggetto non è casuale. Un grido fino al cielo è una delle opere più raffinate e meno note della scrittrice di Intervista col vampiro, e racconta il mondo dei castrati, i cantanti evirati che dominavano la scena lirica del XVIII secolo. Al centro, due figure complementari: Tonio, un giovane nobile veneziano destinato alla gloria musicale, e Guido, il maestro che in lui rivive il talento e la libertà perduta. Una trama che intreccia arte, sensualità e sofferenza, con quella tensione tra corpo e spirito che da sempre percorre le pagine di Anne Rice.
Per Ford, abituato a plasmare i corpi e le superfici, il passaggio da Animali notturni a un film in costume ambientato nel barocco italiano rappresenta un salto ambizioso ma coerente. Se A Single Man e Animali notturni indagavano la solitudine e l’ossessione con l’occhio di un esteta, Un grido fino al cielo promette di fondere il dramma psicologico con la sensualità visiva delle architetture e dei teatri settecenteschi.
Roma offrirà probabilmente gli spazi di Cinecittà per le scene d’interno, Venezia i riflessi e le ombre dei palazzi sull’acqua, Napoli la vitalità musicale dei suoi teatri storici. Tutto lascia pensare a un film che sarà anche un viaggio nell’Italia più scenografica, dove la bellezza diventa linguaggio e memoria.
Tom Ford, da sempre equilibrista tra arte e moda, torna dunque al cinema con una storia che sembra scritta per lui: un racconto di metamorfosi, desiderio e perdita, in cui il corpo – come l’immagine – diventa strumento di creazione e condanna. E se è vero che ogni suo film è un atto di stile, questa volta lo stile promette di essere anche un atto d’amore per il nostro Paese.
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