Ci sono tanti boicottatori della pace voluta dal duo Trump-Netanyahu (più Egitto e paesi arabi), a suon di interessi economici e geopolitici. E ci sono tante crepe nel cessate il fuoco (l’unica conquista debole, tra l’altro sul punto di saltare).
Una di queste riguarda la “fase-2”, ossia la Polizia che dovrebbe presiedere alla gestione di Gaza del dopo-occupazione militare israeliana; Polizia di fatto in mano ad Hamas (secondo le disposizioni sottoscritte a Sharm el-Sheikh). Sarebbe come nominare responsabile del Paradiso Lucifero in persona.
E la cronaca degli ultimi giorni parla chiaro. In coincidenza col ritiro delle truppe di Tel Aviv, si sono registrate vendette cruente, fucilazioni dei cosiddetti collaboratori (alias, traditori), o semplicemente cittadini stanchi e affamati.
Insomma, il ritorno a una sorta di “contro-occupazione” su basi diverse da prima. Non più nei tunnel, ma alla luce del sole.
Un ritorno in pompa magna che non trova però terreno facile. A contendersi le spoglie di un territorio distrutto, degradato, pieno di morti sotto le macerie, fazioni palestinesi in guerra tra loro, tradizionali famiglie gazawi e clan beduini.
Ecco la galassia: Hamas, Jihad islamica, Doghmush, Beduini Tarabin, Beduini Al Kashk. Beduini Abu Risha e Baraka al Masri.
Conosciamoli. Hamas controlla ancora molto, come abbiamo già detto, tutta la sicurezza della Striscia finora è passata dalle sue mani e la sua classe dirigente, ridotta all’osso, sicuramente si convertirà assumendo altre forme e denominazioni (con buona pace di chi riteneva di averli sconfitti. La loro è stata solo una resa strategica).
La Jihad islamica esclusa dai negoziati sul futuro di Gaza è presente in molti quartieri che le concede Hamas. Quanto a Fatah e Anp, al momento stanno cercando di recuperare terreno, in vista del tanto agognato Stato palestinese.
L’arcipelago tribale è composito e diviso. Nel Nord, tra Gaza city e Beit Hanoun, come riporta Il Messaggero, i più influenti sono i Doghmush e i Tarabin, entrambi validi guerrieri, questi ultimi sostenuti da Israele per rompere l’egemonia di Hamas. I Tarabin sono presenti pure in Sinai.
Nel centro di Gaza operano clan meno famosi, ma importanti per le rotte e gli snodi umanitari: gli Shawish e gli Al Kashk, dediti al contrabbando.
Nel Sud della Striscia, infine, prosperano Abu Risha e Baraka al Masri, i secondi “gli egiziani” con reti interne forti e mobilitazione rapida. La loro struttura non è verticale ma ramificata.
In conclusione, ciò che si sta verificando ora a Gaza, è il lento e violento passaggio tra un apparato amministrativo demolito e da ricostruire e il controllo del carburante, del cibo e dei medicinali. Tutto questo nella prospettiva incerta di una ricostruzione politico-istituzionale.
E se la Polizia sarà appalto dei fuoriusciti di Hamas, la normalizzazione rischia di diventare un’utopia.



