Tregua a ogni costo: gli Usa offrono ad Hamas l’uscita dalle aree controllate da Israele e preparano la forza multinazionale

venerdì, 31 Ottobre 2025
2 minuti di lettura

La tregua a Gaza è fragile come un grissino e questo lo sanno anche le pietre, ma l’amministrazione americana ha scommesso molto della sua reputazione sul consolidamento dello status quo. È emblematico quanto accaduto alcuni giorni fa. Gli Stati Uniti hanno proposto ai militanti di Hamas un passaggio sicuro dalle zone controllate da Israele a Gaza a quelle controllate dal gruppo. La proposta americana è stata consegnata ad Hamas mercoledì dai mediatori dell’Egitto e del Qatar e punta a stabilizzare il cessate il fuoco a Gaza. Probabile che la Casa Bianca abbia tenuto conto delle indicazioni dell’esercito israeliano secondo le quali decine di militanti di Hamas si nascondono ancora nei tunnel sul lato israeliano della “linea gialla”, che separa le zone di controllo, in particolare sotto le città di Khan Younis e Rafah. 

«Si tratta di sacche che non sono state ancora bonificate – spiega un alto ufficiale dell’Idf – stiamo lavorando a una bonifica approfondita e sistematica di queste aree. Mentre stringiamo la presa e ci avviciniamo, loro escono dai cunicoli dei tunnel e attaccano le nostre forze, il che provoca una risposta intensa da parte nostra comportando un’escalation». Su questo punto, pur esprimendo pubblicamente il proprio appoggio agli ultimi raid di Israele, Donald Trump le quinte si sarebbe lamentato, definendo l’ultimo attacco sproporzionato, costato la vita a più di cento civili palestinesi dei quali la metà bambini.

Giovedì Hamas ha restituito i corpi di altri due ostaggi deceduti, come previsto dall’accordo, ora ne mancano altri undici. Il cessate il fuoco regge, anche se molto faticosamente tra un attacco e l’altro dell’esercito di Tel Aviv. Al Jazeera parla di due nuovi raid aerei israeliani nel sud della Striscia. L’ennesimo attacco da parte delle forze armate dello Stato ebraico questa volta avrebbe colpito le città di Abasan al-Kabira e Bani Suheila, a est di Khan Younis nell’area meridionale dell’enclave palestinese. Un’incursione che ha lasciato sgomenta la comunità internazionale e avvenuta ore dopo che la Croce Rossa aveva consegnato all’Idf le due bare contenenti i resti umani di Amiram Cooper, 85 anni, e Sahar Baruch, 25 anni, le cui identità sono state confermate dopo l’analisi condotta dai medici forensi. Fra dolore e rabbia, intanto, la famiglia di Ofir Tzarfati, il giovane israeliano rapito da Hamas il 7 ottobre 2023, poi portato a Gaza e infine ucciso, ha seppellito il suo caro per la terza volta.

Dallo strazio agli scontri. Momenti di tensione hanno contraddistinto la grande manifestazione indetta a Gerusalemme dagli ebrei ultraortodossi contro la leva obbligatoria. Oltre 200mila persone sono scese in piazza e alcuni giornalisti sono stati aggrediti con bastoni, sassi e bottiglie. Un poliziotto è rimasto ferito, mentre un ragazzo di 15 anni è morto cadendo dal grattacielo in costruzione su cui si era arrampicato durante la protesta. La polizia indaga e non si esclude che possa essersi trattato di un suicidio.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha incontrato, intanto, alti funzionari americani presso il Civil-Military Coordination Center, il centro del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), per monitorare l’attuazione del cessate il fuoco e per facilitare gli aiuti umanitari a Kiryat Gat, nel centro di Israele. «Stiamo lavorando insieme per raggiungere l’obiettivo concordato con il presidente Trump: disarmare Hamas e smilitarizzare Gaza, mantenendo al contempo la nostra sicurezza», ha affermato Bibi, mentre secondo il sito specializzato Axios, gli Stati Uniti starebbero accelerando sulla creazione di una forza internazionale da schierare a Gaza e intendono presentare un piano nelle prossime settimane. Il piano prevederebbe una nuova forza di polizia palestinese, addestrata e valutata da Stati Uniti, Egitto e Giordania, insieme a truppe provenienti da Paesi arabi e musulmani come Indonesia, Azerbaigian, Egitto e Turchia.

In attesa che si concretizzi tale progetto, le Nazioni Unite hanno annunciato che oltre 24.000 tonnellate di aiuti hanno raggiunto Gaza dall’inizio del cessate il fuoco all’inizio di ottobre. Sebbene i volumi degli aiuti siano notevolmente aumentati rispetto al periodo precedente il cessate il fuoco, gli operatori umanitari devono ancora far fronte a carenze di finanziamenti, oltre a problemi di coordinamento con le autorità israeliane.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.