Un’audizione in parte secretata quella di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, ascoltato oggi dalla Commissione Parlamentare Antimafia alla Camera. Al centro, la libertà di stampa, le inchieste giornalistiche del programma e le recenti polemiche con il Garante per la Privacy.
Ranucci audizione in commissione antimafia, il video con l’intervista
“C’è stato un momento di confronto importante – ha dichiarato Ranucci al termine della seduta –. Ringrazio la presidente Colosimo e tutti i commissari perché hanno mostrato tanta attenzione a quello che abbiamo detto. Siamo stati costretti a secretare alcuni passaggi perché erano molto delicati. Mi sembra che quello che è emerso dall’inchiesta di Report sia chiaro: io faccio il mio mestiere di giornalista, ognuno agisce in base a scienza e coscienza”.
Il giornalista ha poi difeso con forza il lavoro e la gestione del programma d’inchiesta di Rai 3: “Report è la trasmissione più virtuosa della prima serata Rai, la libertà editoriale è un valore inestimabile. Voglio ringraziare il direttore Paolo Corsini per avermi sempre lasciato libero dal punto di vista editoriale, ma mi auspico che creda di più nella difesa di Report e magari cerchi di battere i pugni sul tavolo di chi decide facendoci ridare le quattro puntate tagliate”.
Ranucci ha respinto anche le critiche sui costi della trasmissione: “Oggi qualcuno parlava dei costi di Report: i compensi sono tra i più bassi della Rai. Facciamo i risultati migliori e lamentarsi di Report è come se il Papa si lamentasse del Giubileo”.
Il conduttore è tornato poi sul tema della sanzione del Garante per la Privacy legata a un servizio del programma: “Ho letto che un membro avrebbe fatto pressioni sull’amministratore delegato della Rai per bloccare Report. Se così fosse, dimostrerebbe che l’azienda ha una sua autonomia, com’è giusto che sia. Ma bisogna mettersi d’accordo sul significato di ‘ente indipendente’ e di ‘garante’: garante per chi? Per i partiti che nominano i membri o per i cittadini e la libertà di stampa?”.
Non è mancato un passaggio sul caso di Agostino Ghiglia, membro del Garante ripreso da Reportnella sede di Fratelli d’Italia: “Voglio ringraziarlo – ha detto Ranucci – perché non voleva votare la sanzione, ha avuto un rigurgito di coscienza e probabilmente non voleva punire Report. Purtroppo è rimasto vittima del suo rigurgito di coscienza, perché è andato a chiedere ad Arianna Meloni che cosa avrebbe dovuto fare”.
Con un sorriso, il conduttore ha poi concluso: “Stasera ho l’autorizzazione per andare ospite a Mediaset, l’importante è non parlare male della Rai. Io non lo farò mai, perché la Rai è la mia vita”.
Le reazioni politiche dopo l’audizione
All’audizione erano presenti anche rappresentanti di diversi gruppi parlamentari. Il senatore Walter Verini (PD) ha sottolineato il valore dell’incontro: “È stata un’audizione molto interessante, naturalmente per larghi aspetti secretata, ma che ha confermato come il giornalismo d’inchiesta, quello di Report in particolare, che scava su questioni delicatissime come traffici d’armi, droga, appalti, stragismo e collusioni con l’estremismo nero, sia fondamentale per la democrazia. Dopo queste inchieste, Ranucci e la redazione hanno ricevuto minacce, intimidazioni, fino all’ultimo gravissimo attentato. Il giornalismo d’inchiesta va difeso con ogni mezzo democratico”.
Verini ha precisato che non si è affrontato il tema delle presunte pressioni del Garante, “perché se ne parlerà domani nella Commissione di Vigilanza Rai. Noi abbiamo trattato i profili propri della Commissione Antimafia, con un perimetro molto ampio ma coerente”.
Più critico Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia), che ha difeso l’operato del ministro Gennaro Sangiuliano e del Garante: “Qui c’è un fatto: una persona che non solo è innocente ma è vittima di un reato, come sta dimostrando la procura. È stata violata la sua privacy e utilizzate conversazioni private con la moglie, sbattute in televisione. Il Garante ha fatto il suo dovere riconoscendo la violazione. Invece di prendere atto dell’errore, si è scatenato un dossieraggio e un’aggressione vergognosa contro i componenti dell’Autorità”.
Quanto alla vicenda del membro del Garante ripreso nella sede di Fratelli d’Italia, Donzelli ha minimizzato: “Se avesse chiesto indicazioni a dirigenti di partito, sarebbe stato grave. Ma così non è stato. È surreale scoprire oggi che il Secolo d’Italia sia un giornale di destra: la vera questione è un’altra, e riguarda la tutela della privacy”.
Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) attacca nuovamente la maggioranza: “L’abbiamo detto fin dal primo momento dopo l’attentato gravissimo subito da Ranucci: bene la solidarietà, ma servono atti concreti. Servono norme contro le querele temerarie e l’applicazione del Media Freedom Act per garantire che chi fa giornalismo libero e d’inchiesta non subisca censure, intimidazioni o riduzione degli spazi. Tutto questo continua ad accadere, ed è molto grave”.



