Mamdani, è solo panna montata… ad arte?

mercoledì, 5 Novembre 2025
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L’immediata popolarità planetaria di Zohran Mamdani, eletto poche ore fa sindaco di New York, ha qualcosa di incredibile. Per i media intercontinentali è già uno statista. E pure di quelli potenti…

Non ha ancora preso possesso del suo ufficio nel cuore della Grande Mela che la stampa progressista s’è già precipitata a indicarlo come l’anti-Trump, come il giovane democratico che può fermare la marea MAGA, come il nuovo, anzi il nuovissimo, che avanza nella politica americana, come il supercampione dell’Asinello (è il simbolo dei dem Usa) capace di risollevare le sorti del partito che fu di Franklin Delano Roosevelt e di John Fitzgerald Kennedy e ora trascinato in una deriva senile dopo la fallimentare esperienza di Joe Biden.

I liberal d’oltre Atlantico hanno trovato un novello Obama? Mamdani ha la pelle scura come il carismatico Barack. È giovane (34 anni), come era giovane l’ex presidente americano durante il suo mandato. In più, rispetto a Obama, ha anche il pregio di essere musulmano, una roba davvero sublime per i filo-Hamas che si sono impadroniti dei cervelli della generazione Z, o meglio di quella parte di giovani che ha occupato i campus universitari inneggiando ai tagliagole antisemiti del 7 ottobre. Che cosa possono chiedere di più (e di meglio) gli odiatori dell’Occidente annidati in Occidente? Non è forse un segno dei tempi che un giovanotto di fede islamica diventi sindaco della megalopoli colpita a morte l’11 settembre del 2001 dai kamikaze di Osama Bin Laden?

Tutto quello che di male si può pensare di Donald Trump trova in Zohran Madmani la sua perfetta rappresentazione. E sembra anche un modello trainante. E ciò, non solo per il fatto che il neo-sindaco di New York ha vinto largamente, ma anche per l’entusiasmo che è riuscito a suscitare in una fetta consistente di newyorkesi. Si parla di centomila giovani che si sarebbero mobilitati per farlo eleggere. La generazione Z ha trovato il suo leader?

Che si tratti di un personaggio montato ad arte dai media e da un potente apparato finanziario lo si vede lontano un miglio. Resta solo da capire se dietro l’apparenza lucente ci sia qualcosa di minimamente consistente.

E qui va subito detta una cosa che deluderà sicuramente i suoi fan sparsi per il mondo: Mamdani non potrà mai diventare presidente perché la costituzione Usa vieta che si possa candidare alla Casa Bianca qualcuno che non sia nato negli Stati Uniti e si dà il caso che il nuovo sindaco della Grande Mela sia  nato in Uganda. I suoi genitori sono indiani e la cittadinanza americana l’ha acquisita dopo.

Perché allora è partita questa gigantesca operazione politico-mediatica intorno a lui? Le risposte sono diverse. Innanzi tutto, ci può essere l’intenzione dell’establishment democratico di rilanciare l’immagine del partito in vista delle elezioni di Mid Term, tra circa un anno, elezioni nelle quali i progressisti americani sperano di togliere la maggioranza ai repubblicani al Congresso e trasformare Trump, come si dice nel gergo politico statunitense, in un’”anatra zoppa”. E Mamdani, con la sua giovane età, si presta perfettamente a rinfrescare l’immagine di un mondo, quello appunto dei liberal Usa, che è parso avviato sul viale del tramonto dopo l’addio alle scene di Biden.

L’operazione che riguarda il nuovo sindaco di New York potrebbe però essere anche più ambiziosa e a più lunga scadenza. Mamdani potrebbe cioè preparare il terreno per qualcuno che possa realmente fungere da anti-Trump o quantomeno da anti-MAGA e con ciò contrapporlo al candidato repubblicano, che sarà probabilmente il vicepresidente J.D.Vance (assai difficilmente il campione dei conservatori sarà di nuovo “The Donald”).

Mamdani si dichiara socialista (per gli americani i socialisti sono come i comunisti) nonché fautore di un massiccio programma di spesa sociale. Sono temi che possono permettere ai dem Usa di contrastare i repubblicani di Trump nella conquista del voto popolare. Si tratta di provocazioni uguali e contrarie a quelle del tycoon. Il programma sociale del neo-sindaco tende a correggere l’immagine di un partito democratico legato alle élite globaliste. Il suo è in  definitiva un populismo di sinistra. Ci vorrà però ancora molto prima che i progressisti Usa scelgano il loro nuovo, vero leader.

La partita è comunque cominciata. E, con il giovane Zohran, i democratici tentano una (velleitaria?) controffensiva.

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