La scelta di vivere e di morire non può essere un mero impulso personale a seconda delle condizioni particolari della nostra esistenza. La vita è sacra e ci è stata donata, anche quella più difficile e problematica, e va attraversata in ogni fase. Dalla sua primavera al suo inverno.
Non è un giudizio morale o ideologico, il dolore, la paura vanno sempre compresi e accolti, ma quella di chi scrive è una considerazione generale. Anche perché, l’esempio di personaggi iconici come sono state le gemelle Kessler, diventa inesorabilmente un messaggio collettivo per le nuove generazioni.
Innanzitutto la loro scelta è stata dettata da una volontà pianificata da tempo. Lo hanno annunciato in molte interviste. In Germania poi, a differenza dell’Italia, è possibile e lecito. Altrimenti sarebbe suicidio o omicidio, se qualcun altro fosse intervenuto in questa forte e drammatica decisione.
Cosa avevano detto le due gambe più famose del mondo? Che se una delle due avesse avuto una difficoltà irreversibile (in primis, la temuta demenza senile), sarebbero morte insieme. Tradotto, l’unione che annulla i confini etici soggettivi. In una parola, il mondo fuori dalla casa, dalla dimensione privata che non esiste. Domanda: l’amore può superare tali confini, tali limiti? Per molti è sentimentalismo, un’azione romantica di dedizione reciproca, ma che però, non tiene conto di un aspetto, di un valore: ognuno ha una sua missione e guai “all’uomo che confida nell’altro uomo”.
Se ci liberiamo dalla narrazione romanica e individualista, va detto che per quanto riguarda le sue gemelle, emerge un’altra realtà. Erano sole, dopo una vita di successo. La loro biografia parla chiaro: scappate dal comunismo e da un padre violento e da una famiglia tossica, si erano chiuse in una specie di bolla isolata e incomunicante. Forse per questo non hanno voluto legarsi mai a nessuno, per paura di reiterare il loro dramma, di ripetere la loro ferita. Negli ultimi anni, al di là delle rassicuranti comparsate tv, non avevano nessuno, parenti spariti, fan di sfondo. Una presunta orgogliosa solitudine molto in linea con la condizione degli anziani dell’Europa del Nord.
La vecchiaia, per ogni essere umano, al contrario, ha bisogno di compagnia, di relazione, di vita fino all’ultimo e non di deflagrazione progressiva e depressogena.
Le due gemelle hanno compiuto un atto quasi superomistico, hanno scelto la vita e la morte, addirittura il calendario e la data della loro morte. Una auto-sentenza fredda, razionale senza amore, anche se descritta e sicuramente recepita come amore supremo, che rafforzerà una parte dell’opinione pubblica che da noi considera legittimo uccidersi per non soffrire, senza rimuovere le cause del dolore.
Gemelle Kessler, ecco perché il loro atto inquieta. Un messaggio che fa discutere



