La prima Conferenza dell’Italofonia, ospitata a Villa Madama e promossa dalla Farnesina insieme alla Società Dante Alighieri, segna l’avvio ufficiale di un progetto politico e culturale con ambizioni globali: costruire una comunità internazionale fondata sulla lingua italiana come veicolo di dialogo, cooperazione e diplomazia. Non una semplice celebrazione identitaria, ma il tentativo – rivendicato apertamente dai promotori – di trasformare l’italiano in un fattore strategico nelle relazioni internazionali, dall’economia alla cultura, dalla scienza alla pace.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, affiancato dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, dal presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi, e dalla sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, ha accolto rappresentanti istituzionali provenienti da tutti i continenti: dal capo della diplomazia svizzera Ignazio Cassis al direttore generale dell’AIEA Rafael Mariano Grossi, dal vicepremier sloveno Matej Arcon alla ministra degli Esteri romena Oana Toiu, fino ai delegati di Kosovo, Somalia, Stati Uniti e Nazioni Unite. Una platea che la Farnesina considera il nucleo fondativo di una rete destinata ad ampliarsi, con l’obiettivo di consolidare il ruolo internazionale dell’italiano.
La dichiarazione finale firmata dai partecipanti proclama l’istituzione ufficiale della Comunità dell’Italofonia, definita come un forum permanente “tra Parti unite dall’interesse e dalla passione per la lingua italiana”, impegnate a promuoverne la diffusione come “strumento di pace e dialogo, di partenariato economico e di cooperazione culturale”. Una missione che il governo italiano considera ormai parte integrante della propria agenda internazionale.
Conferenza Italofonia, il messaggio di Meloni: “Rispondiamo alla crescente richiesta di Italia nel mondo”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta con un videomessaggio, ha parlato di una sfida strategica: “È una iniziativa in cui crediamo molto” ha affermato, sottolineando la necessità di “rispondere alla sempre crescente richiesta di Italia nel mondo”. Per la premier, la forza dell’italiano non risiede solo nella sua diffusione – “è parlato da oltre 80 milioni di persone fuori dai confini nazionali” – ma nella sua capacità di rappresentare un’identità condivisa. “Se ci hanno ascoltato è anche grazie alla nostra lingua”, ha osservato, definendo la promozione dell’italiano all’estero come un investimento “non meno importante della promozione della nostra offerta economica o industriale”.
Meloni ha rivendicato il carattere operativo della Conferenza, sostenendo che la firma della dichiarazione comune “getta le fondamenta di una nuova comunità da costruire e da alimentare insieme”. Un progetto che, secondo la premier, potrà contare sull’energia degli italiani nel mondo, “che da sempre rappresentano gli ambasciatori nel lavoro per la nostra patria, la nostra lingua, la nostra cultura”. In un passaggio particolarmente evocativo, Meloni ha definito l’italiano “un film, in cui ogni parola è una scena e ogni frase un capolavoro”.
Tajani: “In un mondo che erige muri, l’italiano deve essere la lingua dei ponti”
Al centro della giornata l’intervento di Antonio Tajani, che ha impresso alla Conferenza una chiara direzione politica, presentando l’italiano come strumento di diplomazia in un periodo storico di tensioni globali: “La lingua deve diventare veramente strumento, soprattutto per quanto ci riguarda, di pace”, ha dichiarato, opponendo il progetto dell’Italofonia alla logica delle divisioni: “In un momento in cui si parla spesso di erigere muri, la comunità dell’Italofonia è invece un modo nuovo per costruire ponti”.
Tajani ha ricordato come l’italiano sia già oggi lingua di riferimento in molti contesti internazionali, portando esempi concreti. Dal premier croato Andrej Plenković, che in presenza delle comunità italiane usa deliberatamente l’italiano come segno di rispetto, al recente vertice intergovernativo con l’Albania, interamente svolto nella nostra lingua. “Non dico che i ministri albanesi parlassero meglio di noi, però certamente lo parlavano tutti quanti molto bene”, ha sottolineato il ministro, interpretando questo dato come un legame storico e culturale che “collega i popoli” e che affonda le sue radici anche nel ruolo che la televisione italiana ha avuto nei Balcani come finestra sulla democrazia.
I messaggi di Papa Leone XIV e Metsola
In un messaggio inviato alla Conferenza, Papa Leone XIV ha auspicato che l’iniziativa contribuisca a rafforzare “i perenni valori cristiani della solidarietà e dell’impegno umanitario”, invitando i presenti a divenire “operatori di pace e di fraternità tra i popoli”. Il pontefice ha definito l’iniziativa “significativa per la valorizzazione e la diffusione all’estero della lingua, della cultura e delle imprese italiane” e ha esortato a perseverare nella promozione di “una cultura saggia e coraggiosa, che rafforzi mente e cuore di ciascuno”.
Anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha voluto partecipare con un messaggio di sostegno, definendo l’Italia “un grande Paese dove mi sento sempre a casa”. Per Metsola, l’italiano è parte integrante del patrimonio dell’Unione e continua a occupare un posto speciale nelle istituzioni europee: “La lingua italiana ha influenzato il mondo ben oltre i confini europei ed èparlata dall’America all’Africa fino all’Australia e rappresenta un patrimonio vivo che ispira le nuove generazioni”.
Le interviste dalla conferenza
Andrea Riccardi, presidente della Società Dante Alighieri, ha offerto una lettura più culturale e identitaria del progetto. “Da anni ci siamo accorti che l’italiano non è la lingua della penisola e gli altri non sono italofoni di serie B”, ha affermato, descrivendo l’italiano come “lingua di elezione, lingua per l’anima, per la bellezza, per lo stile e per il bel vivere”. La Conferenza, ha detto, rappresenta “un punto di partenza di un itinerario che vuole raccogliere sempre più italofoni e stringerli in un legame di comunità”. L’Italofonia, nella sua visione, “vuole essere un ponte d’umanesimo, di incontro e di pace”.
Il ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis ha offerto una testimonianza geopolitica di grande valore: “La Svizzera senza l’Italia, senza la lingua italiana, l’Italofonia nel suo interno, non potrebbe essere la Svizzera”, ha dichiarato “Senza l’equilibrio garantito dalle tre lingue ufficiali – tedesco, francese e italiano – il Paese vivrebbe uno scontro costante”. L’italiano, dunque, non come minoranza, ma come pilastro dell’identità elvetica.
Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’AIEA, che ha raccontato il suo personale rapporto con l’italiano: “Io ho imparato l’italiano a casa, a 10.000 chilometri da Roma. Questo dice tutto, dice che stiamo oggi dando un nome a qualcosa che già esiste”. Grossi ha definito l’Italofonia “una comunità bellissima, una comunità di pace”, sottolineando come in un momento storico dominato dalle crisi globali ci sia bisogno di “fattori d’unità”. Tajani ha colto l’occasione per annunciare che l’Italia è pronta a sostenere una sua eventuale candidatura a segretario generale dell’ONU.
La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha insistito sulla dimensione scientifica e culturale: “L’italiano ci accompagna come una tradizione che però è potentemente proiettata verso il futuro. Qualche giorno fa ero in Cina e ci hanno chiesto ancora una volta di creare nuovi contatti per imparare la lingua italiana”, ha spiegato “C’è grande interesse per accordi di dottorato, scambi interoperabili tra studenti, ricercatori e professori: l’italiano è percepito come una lingua che vive e continua a vivere”.
Per Bernini, la domanda di italiano all’estero dimostra come la nostra lingua sia “uno strumento per avvicinarsi alla musica, all’arte, alla poesia, alla filosofia”, e come l’italofonia possa diventare “l’inizio di un percorso comune capace di valorizzare il nostro patrimonio culturale nel mondo”.
La società civile, c’è anche Jean Todt
Tante anche le personalità istituzionali e della società civili presenti tra cui l’inviato speciale dell’Onu per la sicurezza stradale ed ex team principal della Ferrari Jean Todt, la leggenda del calcio Antonio Careca e la coreografa internazionale Carolyn Smith.



