Nuovo pacchetto di aiuti a Kiev, ma Zelensky si sta giocando la reputazione. La Chiesa ortodossa attacca

martedì, 18 Novembre 2025
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Ucraina

«Il conflitto in Ucraina non mostra segnali di distensione. Il Consiglio osserva con preoccupazione l’accanimento della Russia nel perseguire, a ogni costo, i propri obiettivi di annessione territoriale. Kiev resta bersaglio di continui bombardamenti contro infrastrutture critiche e civili, con gravi interruzioni energetiche e numerose vittime; il prezzo sostenuto dalla popolazione è sempre più pesante e iniquo».

Dopo tre ore di riunione, il Consiglio superiore di difesa, presieduto dal presidente della Repubblica, ha confermato il sostegno italiano all’Ucraina che si sostanzia nel dodicesimo pacchetto di aiuti militari. L’Italia parteciperà sempre alle iniziative dell’Unione Europea e della Nato di sostegno a Kiev e il lavoro per la futura ricostruzione del Paese. Il Csd ha annotato con preoccupazione anche «l’impiego di droni, che la Russia utilizza anche violando lo spazio areo della Nato e dei Paesi dell’Unione Europea». Se da un lato questi attacchi «hanno confermato la prontezza dell’Alleanza Atlantica», dall’altro evidenziano anche «la necessità per l’Europa di adeguare le capacità ai nuovi scenari attraverso la definizione di progetti d’innovazione come quelli contenuti nel Libro bianco per la difesa 2030».

Dunque, ancora una volta appoggio incondizionato alla causa Ucraina nonostante le obiezioni del vicepremier Matteo Salvini dopo lo scandalo che ha colpito le alte sfere ucraine accusate di gravi appropriazioni indebite nel settore energetico. Nei giorni scorsi era arrivato lo stop esplicito della Lega all’approvazione di un nuovo pacchetto di aiuti militari. Pur ribadendo che il partito «ha sempre confermato lealtà nei confronti della maggioranza di governo e totale solidarietà a un popolo aggredito e ricordando che fino a ora ha votato tutti i pacchetti di sanzioni e tutti gli invii di aiuti, adesso la situazione è cambiata». Il Carroccio aveva sottolineato la presenza di “fatti nuovi di assoluta gravità e grande rilevanza».

La domanda che la Lega aveva fatto agli alleati di governo era: è vero che parte dei soldi destinati all’Ucraina hanno ingrassato il patrimonio personale di gente vicina a Zelensky, mentre migliaia di ragazzi erano al fronte?. Un dubbio sul quale anche il governo avrebbe dovuto sviluppare almeno una serie di considerazioni, ma prima Crosetto, poi Tajani avevano spento la questione sul nascere: «Non si giudica Kiev per due corrotti».

Tuttavia, lo scandalo che ha travolto l’Ucraina è enorme. Il governo sta cercando di limitare gli effetti del grosso giro di corruzione che ha colpito alcuni suoi esponenti, oltre che imprenditori vicini a Zelensky. Kiev vuole fare in modo che la vicenda faccia perdere la fiducia degli alleati occidentali, soprattutto in un momento di difficoltà finanziaria, in cui ha bisogno di grossi trasferimenti economici per mantenere le attività quotidiane e la difesa del paese dalla Russia.

Lo scandalo sta suscitando rabbia nell’opinione pubblica, tra le altre cose perché riguarda uno schema di corruzione dentro le società energetiche ucraine, in un momento in cui gli attacchi russi stanno colpendo sistematicamente le infrastrutture dell’energia, con gravi conseguenze per la popolazione. In alcune zone di Kyiv, la capitale, l’elettricità manca fino a 11 ore al giorno, e con l’arrivo dell’inverno ci sono timori anche per le interruzioni al riscaldamento degli edifici.

E manca la condanna anche da parte della Chiesa ucraina. Per i leader del Consiglio Panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose la corruzione in tempo di guerra è «un crimine morale contro il popolo» e hanno esortato le autorità a garantire un’indagine imparziale e una punizione inevitabile per i colpevoli, invitando i cittadini a trasformare l’indignazione in un impegno costruttivo per l’integrità dello Stato. «La corruzione – continuano – è un peccato che, in tempo di guerra, non rappresenta soltanto una violazione delle leggi dello Stato, ma è anche un crimine morale contro i nostri difensori e contro l’intero popolo».

Il consiglio Panucraino elenca una serie di richieste: garantire indagini giuste e imparziali sui casi di corruzione, con punizioni inevitabili per tutti i colpevoli, indipendentemente dal loro status o dalle loro relazioni personali; proteggere l’unità nazionale, evitando che lo scandalo venga usato per alimentare conflitti politici interni che indebolirebbero lo Stato e favorirebbero l’aggressore; rafforzare la resistenza interna, riconoscendo che la lotta contro la corruzione è oggi parte integrante della difesa dell’Ucraina durante la guerra; incanalare l’indignazione pubblica in un impegno costruttivo, promuovendo onestà e responsabilità sia nelle istituzioni sia nella vita quotidiana dei cittadini.

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