Atreju 2025, la possibilità di un confronto tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein sta creando agitazione da ieri sera in tutto il mondo politico. Sarebbe davvero, senza enfasi, l’evento politico per eccellenza di una stagione altrimenti priva di grandi sorprese come quella che stiamo vivendo in questi mesi.
Tutti hanno subito lodato la prontezza della segretaria del Pd nell’accettare l’invito a partecipare alla festa annuale di Fratelli d’Italia e di rilanciare la posta proponendo il “match” diretto con la premier come condizione imprescindibile per approdare tra gli stand di Atreju. Nello stesso tempo, molti scrivono che la dirigenza di FdI sarebbe stata “spiazzata” da questa controfferta di Elly e che Giorgia sarebbe incerta se accettare il duello in casa con l’avversaria politica. In realtà, il dibattito a due con Schlein converrebbe anche a Meloni, come spiegheremo tra breve. Ma parliamo ora della convenienza della segretaria Pd.
Le ragioni che spingono Elly sul palco della festa di FdI sono evidenti e discendono in primo luogo dal non felice momento che sta vivendo oggi la segretaria del Pd sia all’interno del suo partito sia sul più ampio fronte del centrosinistra.
Questa è una fase di appannamento della leadership di Schlein, una difficoltà che il felice esito per la sinistra delle Regionali di Campania e Puglia non ha affatto dissolto. Per quello che riguarda il fronte interno, Elly è sotto tiro da tempo da parte dell’establishment riformista del Pd, che conta molto di più di quello che possiamo immaginare.
A Schlein si rimprovera innanzi tutto la linea radicale impressa al suo partito, una postura che allontanerebbe dal campo largo i consensi potenziali di quella parte di moderati orientati a sinistra, un settore di opinione che non ha – è vero – lo stesso peso del passato, ma che comunque potrebbe risultare decisivo in vista della forte polarizzazione elettorale prevista per le consultazioni politiche del 2027. I “ceffoni” politici che le ha recentemente riservato il padre dell’Ulivo, Romano Prodi, hanno dato inizio a un vero e proprio processo alla sua leadership. In questo ambito, risulta insidiosa la proposta di primarie del centrosinistra con Giuseppe Conte e gli altri outsider (Ernesto Ruffini e Silvia Salis) che già stanno scaldando i muscoli.
La leader del Pd ha quindi bisogno come il pane, in questo momento, di rilanciare la propria immagine sia dentro il Pd si nel più vasto ambito del campo largo. E quale migliore occasione, in tale senso, del rilevante impatto politico-mediatico offerto da un match con la leader dello schieramento avversario? Al netto della regola secondo la quale all’oppositore conviene sempre il duello diretto con il massimo rappresentante del governo, al netto cioè del fatto che Elly ha tutto da guadagnare e nulla da perdere, il risultato più rilevante per Schlein sarebbe quello di essere “incoronata” leader di tutta l’opposizione proprio dalla leader della maggioranza. Che vuoi di più da un avversario politico?
Ma, come dicevamo, il confronto diretto con la segretaria del Pd conviene anche alla premier. Anche questo, infatti, non è un momento molto felice per Giorgia. Il non luminoso esito per FdI dell’ultima tornata delle Regionali (in Veneto il partito di Meloni è stato doppiato dal risultato della Lega facendo saltare in aria i sogni di gloria coltivati dai meloniani del Nordest) non sta affatto placando le pretese dei suoi alleati. Tanto per dirne una, gli uomini di Salvini stanno già affilando le armi in vista della scelta del candidato governatore della Lombardia nelle Regionali del 2027. E questo nonostante che il leader leghista abbia già fatto sapere che intende rispettare il patto con FdI di cedere all’alleato la ghiotta occasione del “frontman” dello schieramento nella Regione in cui è nata la Lega lombarda.
Alle difficoltà con gli alleati, si aggiungono per Giorgia anche quelle relative al non brillante momento dell’economia italiana, con la crescita inferiore alla media europea, con il potere d’acquisto dei salari che si riduce, con l’impopolarità di una legge di bilancio che sta scontentando molte categorie per l’esiguità della manovra prevista.
Al dunque, anche Meloni ha necessità di rilanciare la propria immagine di leader. In questo senso, il confronto con Schlein le darebbe non solo il vantaggio di una polarizzazione delle leadership (sul fronte destro e su quello sinistro) in vista delle Politiche, ma le fornirebbe anche lo slancio per la prossima campagna referendaria e per tutte le varie iniziative (“scongelamento” del premierato e nuova legge elettorale) di quest’ultima fase della legislatura.
Ad avvantaggiarsi del confronto diretto tra le due leader sarebbe comunque la politica in quanto tale, che conoscerebbe un momento di vivacità in una fase di passioni deboli e di astensionismo crescente.



