La diplomazia ragiona e Putin decide: «Si fa a modo nostro, via Kiev dal Donbass»

venerdì, 28 Novembre 2025
2 minuti di lettura
Ucraina

Ah, quant’è lontana l’Alaska, con la solenne stretta di mano tra Donald Trump e Vladimir Putin che a nulla è servita, se non per consentire allo zar di prendersi gioco, per l’ennesima volta, del suo potente interlocutore.

Da quasi quattro anni, con la sua indolente e distaccata ambiguità, Putin continua a raccontare al mondo di volere la pace con ogni mezzo salvo poi perseguire con lucida determinazione il suo vero piano: o pace russa o guerra a oltranza con lo sguardo in cagnesco rivolto all’Europa. In sostanza il capo del Cremlino ha dettato le sue condizioni da mesi, mentre il piano di pace americano che Trump considera quasi definivo per lui è solo una discreta base di partenza.

Durante un incontro con i giornalisti a Bishkek, in Kirghizistan, haribadito che Mosca cesserà le ostilità solo se le forze di Kiev accetteranno di ritirarsi dai territori che la Russia rivendica come propri. Lo zar non ha specificato se si riferisse solo alle regioni orientali di Donetsk e Luhansk o anche a quelle di Kherson e Zaporizhzhia nel sud. Con la sua consueta ambiguità non ha neppure detto un esplicito no al piano di pace che gli Stati Uniti stanno negoziando con russi e ucraini, ma la freddezza con cui ne ha parlato non fa ben sperare. E ha sottolineato ancora che senza un accordo, la Russia continuerà a combattere.

Ma ha aggiunto che una “questione chiave” nelle trattative con gli Usa, nei primi giorni della settimana prossima, sarà la richiesta russa che la Crimea e il Donbass siano riconosciute legalmente, e non solo de facto, come territori russi da parte della comunità internazionale. Presente la settimana prossima a Mosca per i negoziati sarà l’inviato speciale americano Steve Witkoff, bersaglio delle accuse di chi a Washington lo indica come vicino ai russi, dopo la pubblicazione da parte di Bloomberg di una sua conversazione telefonica con il consigliere di Putin per la politica estera, Yuri Ushakov.

È la prima volta che Putin parlava dopo i colloqui di domenica scorsa a Ginevra tra gli Usa e gli ucraini, che hanno chiesto la modifica dell’originario piano di pace di Trump in 28 punti. Secondo il leader russo, nella città svizzera è stato deciso di “dividere i 28 punti in quattro porzioni”, ma non ha fornito altri dettagli.

Ma c’è un punto sul quale Putin non transige: «Quando le truppe ucraine lasceranno i territori che occupano, allora cesseranno le ostilità. Se non se ne vanno, le otterremo con la forza, ecco tutto». Secondo la su analisi, non c’è dubbio che le forze di Mosca saranno in grado di farlo, perché gli ucraini soffrono di una carenza di truppe sempre più grave. Il capo del Cremlino ha affermato che attualmente è di 15.000 soldati al mese il divario tra il numero di militari che Kiev manda al fronte e quelli che vengono eliminati, vale a dire i morti e i feriti. Nel solo mese di ottobre, ha aggiunto, gli ucraini hanno perso 47.000 uomini.

Poi è tornato a mettere in discussione la legittimità del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e quindi della validità della sua firma in calce a un’intesa. Il mandato di Zelensky è terminato lo scorso anno, ma è rimasto in carica per l’impossibilità di tenere nuove elezioni a causa della legge marziale nel Paese. Secondo lo zar, appena verrà revocata la legge marziale, si dovranno celebrare le elezioni presidenziali, si dovrà tenere un referendum, si dovrà eleggere una nuova Corte costituzionale. «Vogliamo alla fine raggiungere un accordo Ucraina, ma ora questo è semplicemente impossibile. Legalmente impossibile». Putin ha definito “totali menzogne” le accuse alla Russia di volere attaccare Paesi dell’Europa occidentale, ma ha detto che Mosca è pronta a stipulare impegni ufficiali che non intraprenderà tali azioni. Quanto, infine, al possibile utilizzo degli asset russi congelati in Europa a beneficio dell’Ucraina, ha affermato che sarebbe un “furto” e ha avvertito che la Russia sta preparando un “pacchetto di risposta”.

Intanto Francia, Germania e Italia pensano di potenziare gli eserciti nazionali attraverso forme diverse della leva militare. Buonanotte, mondo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.