Famiglia nel bosco: attesa per l’udienza sui bambini, mentre è ferma la ristrutturazione del casale. I magistrati si difendono

giovedì, 4 Dicembre 2025
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Famiglia

A proposito della romantica vicenda nota come “la famiglia del bosco” di Palmoli emergono tre fatti: l’udienza al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila che potrebbe decidere sul ricongiungimento dei genitori con i tre figli, allontanati il 20 novembre e trasferiti in una struttura protetta; al Comune di Palmoli non è stato presentato alcun progetto di ampliamento del casolare dei Trevallion; la ritrosia dei coniugi rurali a firmare l’avvio dei lavori al casolare perché sarebbero contrari all’utilizzo di certi materiali, soprattutto la plastica, nocivi all’ambiente e perché, seguendo la loro filosofia di vita, desiderano un bagno dotato di impianto di fitodepurazione. Ma ciò – come scrive il Corsera – vorrebbe dire attendere il nullaosta della Provincia e quindi mesi. Il tempo invece stringe perché la casa offerta loro in comodato d’uso, tra tre mesi tornerà al proprietario. I legali della coppia, Marco Femminella e Danila Solinas, assicurano però che «tutto si risolverà».

La vicenda che ha acquisto purtroppo anche un profilo “ideologico”, resta aperta sul fronte delle misure disciplinari, tuttora in via di valutazione al ministero della Giustizia. Durante la riunione dell’Associazione nazionale dei magistrati, svoltasi nel capoluogo abruzzese per esprimere solidarietà ai giudici finiti al centro di insulti e minacce sui social per la decisione di allontanare i tre figli della coppia, è intervenuta la presidente del Tribunale per i minorenni, Cecilia Angrisano, ribadendo come le decisioni assunte siano state frutto «di un bilanciamento tra interessi e diritti» per tutelare i minori e criticando la violazione della privacy dei bambini, «esposti in tutto quello che la legge prevede non si possa fare con un minorenne».

«Ci sorprende – ha aggiunto il vicepresidente dell’Anm, Marcello De Chiara – che il ministro Carlo Nordio abbia nell’immediatezza annunciato una possibile ispezione ammettendo di non conoscere il contenuto del provvedimento». In merito De Chiara ha chiesto «maggiore cautela» per una vicenda ritenuta complessa denunciando una «campagna di delegittimazione» nei confronti della magistratura e invitando anche la politica a evitare polemiche strumentali.

Il caso continua a mobilitare gruppi e associazioni: ad Ancona, per il 6 dicembre, è annunciato un corteo “per la libertà delle famiglie” e contro le “ingerenze dello Stato”, promosso da Anima Mundi e Marche Terre Libere. Gli organizzatori leggono la vicenda non come un semplice fatto di cronaca, ma come un segnale di una più ampia deriva politica e culturale che colpisce chi tenta di costruire modelli di vita alternativi al paradigma dominante. «Consideriamo grave che le istituzioni intervengano nella forma più coercitiva dove non vi sono abusi o violenze, ma soltanto scelte esistenziali diverse dalla norma-spiegano gli organizzatori».

Osserva Debora Cuini, presidente dell’Associazione Anima Mundi «una vita più a contatto con la natura una minore dipendenza dalle tecnologie, stili di consumo sobri ed esperienze educative non allineate alla logica del mercato. Così – aggiunge – il dissenso rispetto al modello neoliberista viene trattato come devianza e la ricerca di forme di vita essenziali e non mercificate viene trasformata in un rischio da neutralizzare».

Intanto spunta un altro caso di famiglia rurale a Caprese Michelangelo, tra le colline toscane, in provincia di Arezzo, dove due bambini di 8 e 4 anni sono stati allontanati dai genitori da 47 giorni e portati in una comunità protetta. Ne dà notizia “La Verità” spiegando che in questo caso ci sono due genitori che hanno deciso di vivere in un bosco, Harald perito elettronico di Bolzano e Nadia della Bielorussia. Due genitori, aggiunge, che «hanno scelto per i loro figli la scuola parentale a casa e che non hanno eseguito tutti gli obblighi vaccinali. ll 16 ottobre scorso sono stati portati via urlanti dagli assistenti sociali e dalle forze dell’ordine, intervenute per eseguire un provvedimento del Tribunale. «Il più piccolo viene portato via in pigiama e senza scarpe. La famiglia – si legge sul quotidiano – è finita prima sotto la lente dei servizi sociali e poi del giudice del Tribunale dei minori di Firenze, Nadia Todeschini, che ha firmato il decreto di allontanamento».

«Ci hanno ucciso – racconta la mamma Nadia – sono 47 giorni che non abbiamo loro notizie. Neppure una telefonata. Neppure per i compleanni che ci sono stati il mese scorso. Siamo distrutti. Perché tutto questo? Che male abbiamo fatto?».

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