La discussione sulle riforme istituzionali accende il confronto politico ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia a Castel Sant’Angelo. Matteo Renzi attacca frontalmente il governo Meloni, accusandolo di incoerenza sulla legge elettorale e di usare il tema delle riforme come copertura rispetto ai nodi della legge di bilancio. Nel mirino del leader di Italia Viva finiscono il premierato, l’autonomia differenziata e il metodo con cui la maggioranza sta portando avanti le modifiche costituzionali.
Renzi sfida Meloni sulle preferenze
Prima del suo intervento, Renzi torna sulla legge elettorale e sulle preferenze, rievocando le battaglie di Giorgia Meloni quando era all’opposizione. “Mi ricordo Giorgia Meloni che mi strillava nelle orecchie dicendo dobbiamo mettere le preferenze. Ora che comanda lei le mettiamo queste preferenze, sì o no? Io non ho cambiato idea. Sono favorevole, tu Giorgia?”. Secondo Renzi, la riapertura del dossier elettorale risponde a un calcolo politico preciso: “Loro vogliono intaccare la legge elettorale perché hanno paura di perdere i collegi. Non è un caso che il rilancio sia avvenuto mezz’ora dopo che sono arrivati gli exit poll di Decaro e Fico”.
Il leader di Iv attacca anche il premierato, definendo contraddittoria l’impostazione del governo: “Hanno fatto una riforma con elezione diretta del premier che non è diretta”. Ma soprattutto denuncia il silenzio sui conti pubblici: “Il punto fondamentale è che della legge di bilancio non ne parla nessuno”.
Renzi ricorda anche il rapporto con Meloni ai tempi di Palazzo Chigi, sottolineando la distanza di stile e di approccio politico: “Quando ero Presidente del Consiglio ho dialogato con Meloni che aveva allora il 3%. Oggi il mondo è capovolto. A me hanno invitato a parlare di riforme e io sono qui a parlare di riforme”. E l’affondo finale è sul governo: “Dicono ‘l’oro via da Banca d’Italia’ e nel frattempo mettono la tassa sui pacchi. Questo governo è un pacco”.
Il confronto nel panel sulle riforme, scintille con Casellati
Il botta e risposta si fa diretto durante il panel dedicato alle riforme. Roberto Calderoli rivendica l’impianto del premierato e ricorda la sua proposta del 2005: “Avevo inserito l’elezione diretta del premier, non riceveva la fiducia perché era eletto dal popolo, nominava e revocava ministri e c’era la sfiducia costruttiva. Sul premierato sono assolutamente d’accordo, non c’è maggiore legittimità di un presidente del Consiglio di quello votato dagli italiani”.
La replica di Renzi è netta, soprattutto sull’autonomia differenziata: “Al momento l’Autonomia è nel libro dei sogni. Poi se riuscite a farla, spero sia un po’ meno porcata delle altre cose che hai fatto”.
A difendere la riforma interviene la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati, che spiega la scelta di un testo “minimale”: “Abbiamo voluto una riforma comprensibile in pochi articoli, che garantisca stabilità ed elezione diretta, dopo dieci anni in cui il Paese è stato governato da persone non elette dal popolo”. Casellati chiarisce anche il tema del “secondo premier”, definendolo “un’evenienza meramente eventuale”, e ribadisce che la regola resta un presidente del Consiglio in carica cinque anni.
Non manca l’intervento del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che accusa Renzi di riscrivere la storia: “La riforma costituzionale di Renzi non prevedeva l’elezione diretta. Quando aveva il potere di farla poteva presentarla così. Fu bocciata dai cittadini”.
Il clima si accende anche sul piano personale. Quando Renzi sostiene che il voto sul premierato “al Senato la stiamo ancora aspettando”, Casellati ribatte: “Si vede che al Senato non ci sei mai”. Nel finale, Renzi rivendica il diritto allo scontro politico: “Le riforme costituzionali si fanno insieme. Io combatto per le mie idee e per me è un vanto essere fischiato”. Calderoli lo interrompe con un “Matteo, hai finito il comizio”, e Renzi replica: “Robertino stai sereno”.
A chiudere il siparietto finale è Giovanni Donzelli, che precisa dalla platea “qui non ti ha fischiato nessuno”, mentre Guido Crosetto, tra le risate, prende Renzi di peso come per accompagnarlo fuori dal palco.



