Ue, salta l’uso degli asset di Mosca. Per Kiev debito comune, passa la linea Meloni

venerdì, 19 Dicembre 2025
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Ucraina

Che sarebbe stato un summit difficile e combattuto tra due schieramenti “ideologici” contrapposti lo si era intuito qualche giorno fa quando Italia, Belgio, Bulgaria e Malta avevano firmato una dichiarazione congiunta per invitare la Commissione europea e il Consiglio a esplorare ogni opzione che escludesse l’utilizzo dei beni russi per il prestito di riparazione all’Ucraina. Alla fine, hanno prevalso il buon senso e il pragmatismo, come ripetuto più volte da alcuni leader, che ha sconfitto in maniera clamorosa la linea dura di Commissione europea, Germania, Paesi scandinavi e “frugali”, che avrebbero voluto invece sfruttare gli asset del Cremlino. Al termine di uno dei vertici più lunghi e delicati della storia recente dell’Unione europea, i Ventisette hanno trovato l’accordo all’insegna dell‘unanimità scegliendo di sostenere Kiev per il 2026 e il 2027 con un prestito da 90 miliardi, attraverso debito comune. Un negoziato dal quale esce vincitrice Giorgia Meloni che ha sempre frenato sull’uso dei beni “congelati” di Mosca.

Il vertice era stato preparato in modo tale che, mentre i capi di Stato e di governo dei 27 discutevano di temi considerati attualmente meno centrali, le trattative sull’uso degli asset tra la Commissione europea e il Belgio andassero avanti per cercare di trovare un’intesa sul grande nodo delle garanzie. Al momento della cena, quindi in un contesto più informale, è emerso chiaro che la strategia degli asset russi non sarebbe approdata da nessuna parte.

Il premier belga Bart De Wever non aveva dato segni di cedimento, mentre le perplessità di Italia, Bulgaria, Malta e Repubblica Ceca facevano proseliti. Viktor Orban e Robert Fico, premier di Ungheria e Slovacchia, nel frattempo, non smettevano di demolire il provvedimento che avrebbe scatenato la reazione della Russia. A quel punto Merz e la von der Leyen hanno dovuto abbassare la testa. Quindi i 27 hanno approfondito il piano caldeggiato dalla Meloni: un prestito da 90 miliardi finanziato sul mercato dei capitali con la garanzia del Qfp, ovvero del bilancio pluriennale comunitario. Ma per un simile accordo necessitava il voto unanime. Bisognava superare lo scoglio di Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, compito non semplice. Ecco il colpo di scena. Orban, Babis w Fico si sono detti disponibili a votare l’accordo, a patto di avere la possibilità di chiamarsi fuori dal prestito per Kiev. A notte fonda, i 27 si sono riuniti ed è bastata meno di un’ora per trovare l’accordo.

«Se sai fare il tuo lavoro e parli con le persone, si può arrivare a un accordo. Mi sono preparato, ho parlato con molte persone, anche se non si svelano i segreti del mestiere – ha osservato De Wever – i beni russi congelati rimarranno bloccati fino a quando la Russia non avrà pagato i risarcimenti all’Ucraina. E, se non lo farà, l’Ue si dice pronta a ricorrere, nel rispetto del diritto internazionale, a quegli stessi asset per rimborsare il prestito».

«Sono contenta che si sia riusciti a garantire le risorse necessarie con una soluzione che ha una base solida sul piano giuridico e finanziario», ha spiegato Giorgia Meloni al termine del vertice.

Come funzionerà il prestito all’Ucraina? Kiev rimborserà solo se la Russia accetterà di pagarle riparazioni per i danni, le uccisioni di civili e le distruzioni di guerra. Se la Russia non pagherà le riparazioni (come molto probabile), l’Ucraina non dovrà rimborsare l’Unione europea e il debito comune europeo sarà coperto con lo spazio che resta nel bilancio di Bruxelles. I fondi che saranno stanziati, 90 miliardi di euro, sono sufficienti a sbloccare l’impasse finanziaria del governo di Kiev, che con marzo avrà del tutto esaurito le sue risorse.

La reazione del Cremlino non si è fatta attendere: «La decisione di non ricorrere all’uso dei beni russi congelati per finanziare l’Ucraina è una sconfitta per Von der Leyen, Merz e gli altri “guerrafondai europei», scrive sui social Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti e rappresentante speciale del Cremlino. Definisce la scelta adottata dal Consiglio «un colpo fatale per la presidente della Commissione e il cancelliere tedesco che a questo punto dovrebbero dimettersi. Hanno speso capitale politico in azioni illegali contro le riserve russe e hanno fallito, è stata una vittoria per la legge e il buon senso».

Wolodymyr Zelensky ha ringraziato l’Unione europea: «Si tratta di un sostegno significativo che rafforza davvero la nostra resilienza. È importante che i beni russi rimangano immobilizzati – prosegue – e che l’Ucraina abbia ricevuto una garanzia di sicurezza finanziaria per i prossimi anni. Grazie per il risultato raggiunto e per l’unità dimostrata. Insieme stiamo difendendo il futuro del continente».

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