La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la manovra economica per il 2026 con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti, dando il via libera a un testo che muove complessivamente circa 22 miliardi di euro. Il provvedimento punta a mantenere il rapporto deficit/Pil sotto la soglia del 3%, accelerando nel 2026 l’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione europea, in un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni geopolitiche e dazi commerciali, e con l’esigenza di contenere un debito pubblico che supera i 3mila miliardi di euro.
Nel dettaglio, la manovra prevede il taglio dell’aliquota Irpef per il ceto medio dal 35% al 33% per i redditi fino a 50 mila euro, la revisione dell’Isee con l’esclusione della prima casa dal calcolo e soglie più elevate nelle grandi città, una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, oltre a una serie di bonus: dai contributi per i libri di testo delle scuole superiori a quelli per chi frequenta le paritarie di secondo grado. Sono inoltre previste l’estensione del congedo parentale, norme sulla titolarità della riserva aurea di Bankitalia, misure a sostegno delle imprese – tra iperammortamento triennale, Zes, rimodulazione del Pnrr e credito d’imposta per gli investimenti effettuati entro il 2025 – e novità sulla destinazione del Tfr ai fondi pensione per i neoassunti a partire dalla metà del prossimo anno. Investimenti da record secondo il governo sulla sanità, con 7,3 miliardi e una rimodulazione del fondo delle cure oncologiche con le cure sperimentali che vengono ridotte di 170 milioni spostati all’erogazione diretta dove spesso il sistema è in deficit. Sale infine da 8 a 10 euro la soglia di esenzione fiscale dei buoni pasto.
A margine del voto finale a Montecitorio, nel punto stampa organizzato alla Camera, lo speciale ha intervistato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha commentato l’approvazione della manovra e le scelte del governo.
Manovra, Giorgetti difende le misure: “Falso dire sia per ricchi”
Subito dopo il via libera definitivo, Giorgetti ha rivendicato il risultato raggiunto: “Ce l’abbiamo fatta come tutti gli anni: ormai sapete che la legge di bilancio ha questi riti. Noi l’abbiamo approvata, altri Paesi europei non ce l’hanno fatta”. Un passaggio che, secondo il ministro, apre anche a una riflessione più ampia su “come funziona la democrazia parlamentare nel vecchio continente”.
Il titolare dell’Economia ha poi respinto con decisione la definizione di manovra per ricchi, definendola assolutamente falsa: “Basta leggere i documenti dell’Ufficio parlamentare del bilancio, della Banca centrale europea e di tutte queste istituzioni che notoriamente non sono amicissime del governo – ha spiegato – che dicono che lo sforzo che abbiamo fatto è uno sforzo che si concentra sui redditi medio-bassi, soprattutto sui lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi, tale che ha permesso di recuperare ampiamente il cosiddetto fiscal drag”. Guardando all’andamento delle entrate fiscali, ha aggiunto, “si scopre che la tassazione sul lavoro dipendente genera minori entrate, mentre aumentano di diversi miliardi le tasse sui capitali e sulla rendita”.
Giorgetti ha quindi indicato come uno degli elementi centrali della manovra la detassazione degli aumenti contrattuali nel settore privato e la chiusura di contratti pubblici rimasti fermi da anni: “Di fatto abbiamo detassato gli aumenti contrattuali fatti nel settore privato, oltre ad avere chiuso tutti i contratti pubblici che erano da anni fermi. Questo ha significato e significa aumenti concreti dei salari e degli stipendi ai lavoratori dipendenti”, ha spiegato, ricordando che si tratta di una richiesta arrivata sia dai sindacati sia dai datori di lavoro. “Tassare al 5% gli aumenti contrattuali e all’1% i salari di produttività credo siano segnali importantissimi”, ha concluso.
Sulle armi respinge le accuse dell’opposizione
Rispondendo a Lo Speciale nel punto stampa alla Camera, Giorgetti ha chiarito che la legge di Bilancio non sottrae risorse alla spesa sociale per destinarle alla difesa: “Non abbiamo tolto un euro in questa legge di bilancio alla spesa sociale per destinarla alle spese per le armi”, ha affermato, spiegando che il dibattito sulla difesa è rinviato alla prossima primavera, quando e se l’Italia uscirà dalla procedura di infrazione. Solo allora, ha precisato, si potrà valutare l’eventuale richiesta di una deroga, “in modo da non toccare in alcun modo le spese destinate a sanità, scuola, istruzione e quant’altro”.
Nel corso del punto stampa, il ministro è intervenuto anche sulla riforma della legge di contabilità, dichiarandosi favorevole ma sottolineando che dovrà essere il Parlamento a individuare la strada per approvarla rapidamente e rendere possibile “un dibattito vero sul tema essenziale della legge di bilancio”, snellendo procedure e riti.
La stilettata a Vannacci
Sul piano politico, rispondendo a domande sulle dichiarazioni del vice segretario della Lega Roberto Vannacci che si è detto contrario a votare il decreto aiuti all’Ucraina, Giorgetti ha ribadito sorridendo che “il segretario si chiama Salvini e io farò quello che dirà il mio segretario”, mentre sull’assenza del vicepremier dall’ultimo Consiglio dei ministri ha escluso qualsiasi polemica politica sulla politica estera, spiegando che il Cdm “è stato molto veloce, senza alcun tipo di attrito e di dibattito”.



