Manovra okay alla Camera. Schlein: “Da Governo solo tagli”. Le reazioni politiche | Video

martedì, 30 Dicembre 2025
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Dopo l’approvazione definitiva della manovra economica alla Camera, Lo Speciale ha raccolto a Montecitorio le reazioni parlamentari dei leader politici e dei rappresentanti dei gruppi, tra le critiche dell’opposizione e le rivendicazioni della maggioranza. Davanti alla Camera, il confronto si è concentrato in particolare su sanità, salari, spesa militare e priorità di bilancio, con posizioni profondamente contrapposte sull’impatto della legge di Bilancio sulle condizioni economiche e sociali del Paese.

Manovra, la dura reazione di Elly Schlein

Davanti a Montecitorio, la segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato duramente la manovra: “Negli anni del governo Meloni è scesa la spesa pubblica sulla sanità, sulla scuola, sulla ricerca, sulle politiche industriali e sulla casa. Dove aumenta? Sulla spesa militare, per aver accettato l’irrealistico e sbagliato obiettivo di portarla al 5 per cento come ha chiesto Trump. Dovevano fare come Sanchez e dire di no”.

Schlein ha ribadito: “Le prime preoccupazioni degli italiani sono caro-vita e sanità. Una manovra che non si occupa di queste cose è una manovra che va nella direzione sbagliata. Tagli alla sanità, alla scuola e ai trasporti. E non fanno nulla per aumentare i salari, che sono tra i più bassi d’Europa. Noi diciamo no”.

La leader dem ha parlato di una manovra di “promesse tradite”: “È una manovra di promesse tradite. Dovevano abolire la Fornero e hanno allungato l’età pensionabile e abolito Opzione Donna. Dovevano abolire le accise e le hanno aumentate. È sempre colpa di qualcun altro? Dopo tre anni di governo non ci crede più nessuno”.

Le altre reazioni parlamentari

Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha commentato la manovra 2026: “Abbiamo tenuto insieme rigore e crescita. Cosa fondamentale, visto il debito pubblico stellare che abbiamo ereditato. L’economia è migliorata, l’occupazione sta crescendo e mai così tanti soldi sono stati destinati alla sanità. La manovra di quest’anno è dedicata a quel ceto medio che si carica i sacrifici dell’Italia”.

Per Ylenja Lucaselli (FDI) si tratta invece di: “Una manovra concreta, seria e ovviamente prudente che va letta in continuità con le altre leggi di bilancio fatte da questo governo. L’attenzione è sempre dedicata a famiglie, imprese e lavoro e soprattutto alle fasce più disagiate. Lo abbiamo visto con il provvedimento sull’Isee, quindi la possibilità di avere dei benefici attraverso una dichiarazione diversa da quella che avevamo prima. Ci sono tantissime misure dedicate alle imprese, iper e super ammortamento, faccio un esempio su tutto, ancora taglio delle tasse”.

Durissimo il giudizio di Angelo Bonelli (AVS): “È una manovra che rende l’Italia più povera e che trasforma il nostro Paese in un’economia di guerra: più armi, addirittura si pensa di trasformare le fabbriche in siti di produzione di armi. Taglia 140 milioni di euro ai farmaci per i malati oncologici gravi e pensa al ponte sullo Stretto di Messina quando abbiamo il trasporto pubblico in ginocchio nel nostro Paese”.

Sul dossier Ucraina con il decreto aiuti, Bonelli ha aggiunto: “Hanno fatto una scelta ipocrita, non hanno voluto mettere la parola ‘armi’, trasformando questa parola in un sinonimo. Il punto è che questa maggioranza non ha un collante, è piena di ipocrisia, ma noi continuiamo a dire quello che abbiamo detto sempre: bisogna con determinazione perseguire la pace con chiunque, perché la pace si fa anche con gli avversari, altrimenti non ci sarebbe la guerra, e fermare questa escalation militare”.

Critiche anche da Riccardo Magi (Più Europa) che ha sbandierato un cartello con scritto vendesi: “Ho proposto al presidente della Camera di affiggere qui, al portone di Montecitorio, perché sostanzialmente la democrazia parlamentare è svenduta, è finita. Si possono far consigliare da Trump per una bella valorizzazione immobiliare”.

Anche per Nicola Fratoianni è una manovra di sangue per i cittadini: “La legge di bilancio è fatta di austerità, di tagli dalla sanità alla scuola alla casa e di spesa militare. Non risponde ai problemi degli italiani, a cominciare dagli stipendi fermi al palo mentre il costo della vita aumenta. Servivano scelte diverse, non le hanno fatte neanche questa volta”.

A difesa del capitolo sanità è intervenuto il sottosegretario alla salute Marcello Gemmato, che ha dichiarato:
“Registriamo il massimo finanziamento nella storia della Repubblica in valore assoluto, 7,3 miliardi in più per curare gli italiani, superiore alla dotazione economica sanitaria del periodo Covid, quando c’era bisogno di soldi per acquistare mascherine, respiratori, vaccini, gli straordinari. Noi abbiamo messo un valore assoluto, una quantità di denaro superiore nonostante non ci sia il Covid. L’inflazione è una notazione fuoricampo. La sanità è il ministero che subisce meno i dettami dell’inflazione, perché un 33 per cento è legato agli stipendi, quindi no inflazione. L’altro 15-16 per cento è legato alla farmaceutica, no inflazione perché i prezzi sono fissi e vengono addirittura rivisti a ribasso alla scadenza brevettuale. Ci sono le gare che hanno un orizzonte più lungo: paradossalmente è il ministero in cui c’è l’impatto minore, quasi zero, dell’inflazione” Poi sulle spese oncologiche ha sottolineato “Sono stati spostati 170 milioni dalle spese per le cure innovative a quelle dirette, che finiscono termine e superano il plafond previsto. Per questo non c’è stato alcun taglio”.

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