La stabilità di un governo, in economia, è fondamentale per chi acquista il nostro debito pubblico, che ha ormai superato i 3.000 miliardi di euro. Tuttavia, nel 2025 avremo una crescita debole, con una previsione del PIL intorno allo 0,5-0,6%.
In termini tecnici siamo in una fase di stagnazione e, senza il PNRR, saremmo in recessione; sebbene la domanda interna sia leggermente aumentata, la domanda estera è in frenata, con un export in sofferenza e un’industria in difficoltà, come certificato da mesi di continua decrescita della produzione.
I dati Istat variano a seconda della prospettiva da cui si guardano. L’occupazione è aumentata, ma qual è la qualità del nostro lavoro? Come si concilia l’aumento degli occupati con la decrescita della produzione industriale e con la diminuzione delle ore lavorate in un anno? Se un lavoratore ha più contratti con aziende diverse, risulta come un solo occupato o come più occupati? C’è poi il dato certo dell’Istat che ci indica un aumento dei lavoratori over 50, poiché ritardano l’uscita dal mondo del lavoro, a fronte di una diminuzione dell’occupazione giovanile, ovvero del nostro futuro.
La propaganda dipinge il “Paese dei balocchi”, ma dei 25 miliardi di indennizzo promessi per le aziende colpite dai dazi di Trump non vi è traccia. Dei 15 miliardi promessi per il “piano casa”, ne risultano stanziati solo 200 milioni nel 2026. Le accise sulla benzina, invece di essere eliminate come promesso, sono aumentate, e il ristoro per i costi energetici delle aziende è rimasto al palo.
Sono persino riusciti a peggiorare la Legge Fornero (con un’uscita posticipata di un mese nel 2027 e di tre mesi nel 2028). Gli sbarchi sono aumentati e il blocco navale si è rivelato irrealizzabile, come dettato dal buon senso; nel frattempo, sono stati sprecati fondi per il centro in Albania che potevano essere destinati ad altre priorità.
Il “carrello della spesa” è aumentato del 25%, cresce la povertà e aumentano i reati, con una criminalità in espansione: crescono le denunce per furti, reati di strada, stupefacenti, violenze sessuali e omicidi.
Tutto questo per dire che la situazione non è affatto “rose e fiori”. Governare il nostro Paese non è un compito facile, ma proprio per questo la politica ha il dovere di trasmettere sincerità e verità, evitando di alimentare una propaganda che finisce inevitabilmente per scontrarsi con la realtà dei fatti.
Il pericolo reale è aver smarrito il contatto con il quotidiano. Per rendersene conto, è sufficiente andare in un supermercato e chiedere a un dipendente o a un pensionato se la propria condizione sia migliorata o peggiorata. La “prova carrello” resta il vero, unico termometro della nostra economia. La stabilità politica è certamente un valore, ma la percezione reale e il giudizio degli italiani pesano molto di più dei freddi dati macroeconomici.
di Amedeo Giustini



