Crans Montana e Venezuela, Tajani tra dolore e gioia in Senato | Video

martedì, 13 Gennaio 2026
4 minuti di lettura

Un’informativa ampia, segnata dal dolore per una tragedia che ha colpito giovani italiani all’estero e, allo stesso tempo, dalla rivendicazione per la liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò arrivati in mattinata a Ciampino. Davanti all’Aula del Senato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha intrecciato il racconto umano della strage di Capodanno a Crans-Montana con le principali direttrici della politica estera italiana, dal Venezuela fino ai dossier più delicati come Groenlandia e Iran.

Crans Montana, le lacrime di Tajani: “Una ferita aperta per l’intera comunità nazionale”

Riferendo sulla strage avvenuta a Crans-Montana, Tajani ha parlato di una tragedia che “è anche la nostra tragedia, la nostra sofferenza”, definendola “una ferita aperta per l’intera comunità nazionale”. Il ministro ha ricordato di essersi recato immediatamente sul posto la mattina del 2 gennaio “per essere vicino alle famiglie e portare la vicinanza del governo e di tutte le istituzioni”.

“Poche volte in tutta la mia vita e nella mia lunga attività pubblica ho percepito e condiviso un dolore così straziante, un’angoscia così profonda”, ha proseguito Tajani, aggiungendo che vedere “scarpe, giacconi e oggetti personali per terra” all’interno del locale Le Constellation è stato “un colpo al cuore”.

Nel suo intervento non è mancato il ringraziamento alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “con la quale sono stato da subito in contatto”, per il supporto e per il momento di ricordo dedicato alle vittime nella Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo a Roma, così come a “tutte le forze politiche” per “lo spirito di coesione con cui hanno seguito gli sviluppi di questa tragedia”.

Accanto alla dimensione emotiva, Tajani ha rivendicato l’efficacia della macchina dello Stato. “La risposta dell’Italia è stata immediata”, ha detto, ricordando come il Paese sia stato “in grado di garantire cure tempestive ai feriti e supporto psicologico alle famiglie, dimostrando ancora una volta l’efficienza del nostro sistema di gestione delle emergenze”.

Il ministro ha ringraziato “i nostri territori”, che hanno messo a disposizione strutture e risorse, così come “tutto il personale diplomatico” e coloro che lavorano all’ambasciata a Berna e al consolato generale a Ginevra, che hanno “dato il massimo per fornire assistenza umana”. Sugli italiani ancora feriti, Tajani ha assicurato: “Saremo al loro fianco, non li abbandoneremo”. Un percorso che “sarà lungo, purtroppo”, ma per il quale “verrà fatto tutto il possibile affinché questi ragazzi, grazie al lavoro dei nostri medici e infermieri, possano tornare accanto ai loro affetti”.

Venezuela, Tajani festeggia le liberazioni di Trentini e Burlò: “Inizia una nuova stagione di libertà e sviluppo”

Ampio spazio è stato dedicato alla situazione in Venezuela nella seconda parte dell’informativa: “È con emozione che condivido con quest’Aula la grande gioia e soddisfazione, mia personale e del Governo, per la liberazione nella notte di ieri dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò”, ha dichiarato Tajani, ricordando di averli accolti a Ciampino insieme alla presidente del Consiglio. La loro scarcerazione segue di pochi giorni quella di altri cittadini italiani, mentre “per Luigi Gasperin abbiamo ottenuto l’ordine di scarcerazione”. Bipartisan l’applauso di tutta l’aula del Senato.

“È il risultato di mesi di lavoro silenzioso, costante e tenace del Governo”, ha sottolineato il ministro, spiegando che la priorità è sempre stata “la tutela della comunità italiana, una delle più grandi del mondo, un ponte tra i due Paesi che vogliamo valorizzare sempre di più per costruire un partenariato di stabilità e crescita”.

Tajani ha ricordato che nelle carceri venezuelane restano ancora 42 detenuti italo-venezuelani, di cui 24 detenuti politici, ribadendo che “il nostro obiettivo è che siano liberati tutti”. In questo percorso, ha aggiunto, “l’Italia non è mai stata sola”, citando il sostegno dell’amministrazione statunitense e definendo la caduta di Maduro “un’occasione storica, per il Venezuela e per tutta l’America Latina”.

“Oggi si è aperta una nuova stagione per il Venezuela che porta con sé la speranza di stabilità e sviluppo”, ha concluso Tajani, sottolineando che un Paese “prospero e libero avrà di nuovo il posto che merita nella comunità delle nazioni”.

Secondo il ministro, “senza stabilità, non c’è crescita e non può esserci alcuna transizione pacifica e inclusiva”. In questo quadro, le imprese italiane potranno svolgere “un ruolo di primo piano”, in particolare nei settori dell’energia, delle risorse idriche e delle infrastrutture. Tajani ha ricordato l’impegno di Eni, citando anche il recente incontro a Washington con il presidente Donald Trump.

Parallelamente, “il benessere del popolo venezuelano deve prevalere su qualsiasi altra considerazione”. Per questo il ministro ha annunciato di aver dato mandato alla Cooperazione allo Sviluppo di avviare iniziative urgenti di collaborazione tecnica ed economica, a partire dal settore sanitario, coinvolgendo anche la società civile e la Chiesa locale, con cui sono già stati avviati “rapporti costruttivi”.

Groenlandia e Iran, i dossier aperti

In chiusura, Tajani ha allargato lo sguardo ai principali scenari geopolitici. Sul “grande tema dell’Artico, sempre più strategico alla luce dei cambiamenti climatici, e in questo ambito alla questione della Groenlandia”, l’Italia è impegnata a sostenere “una posizione unitaria dell’Unione europea e della Nato nel rispetto della sovranità del Regno di Danimarca”.

Parole nette anche sull’Iran. “La libertà è il presupposto della nostra azione di governo”, ha affermato Tajani, ricordando che uomini e donne iraniani “si stanno battendo nelle strade e nelle piazze pagando un altissimo prezzo di sangue, sofferenze, carcerazioni e probabilmente anche di torture”. “Dialogo non significa accettazione passiva”, ha aggiunto, assicurando che l’Italia farà “tutto il possibile perché in Iran cessi l’uso della pena di morte contro gli oppositori politici e si avvii una transizione pacifica verso la libertà e il diritto dei popoli a scegliere il proprio futuro”. Lasciando Palazzo Madama ha spiegato che avrebbe affrontato successivamente il tema della convocazione dell’ambasciatore iraniano alla Farnesina richiesta dalle opposizioni.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.