Iran, è orrore senza fine. I media dell’opposizione parlano di dodicimila morti. Il regime degli ayatollah abbassa la cifra a duemila. È difficile in questo momento fare una stima precisa delle vittime della repressione. In ogni caso è un’ecatombe. Per le strade delle città iraniane il sangue scorre a fiumi.
Per l’Iran sono ore decisive. Dopo 47 anni dalla rivoluzione khomeinista, la Repubblica islamica di Teheran è forse vicina alla fine. Ma non si può mai dire. L’apparato repressivo (dalla polizia ai pasdaran)è imponente e spietato.
Molte capitali del mondo sono in agitazione. L’Ue intima al governo iraniano di far cessare la repressione. Anche l’Onu si dice «inorridita», per bocca dell’Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk.
Chi invece sta soffiando sul fuoco della rivolta è Donald Trum, il quale ha invitato i manifestanti iraniani a non mollare, assicurando che un aiuto è in arrivo. «Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendetevi le vostre istituzioni», ha scritto su Truth. «Annotatevi i nomi degli assassini e di chi si macchia di abusi. Pagheranno un prezzo elevato. Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà». E poi l’incitamento finale: «L’aiuto sta arrivando».
Parole pesanti e incendiarie. A questo punto è lecito attendersi una iniziativa militare americana. In caso contrario, non avrebbe alcun senso un appello alla rivolta da parte del capo delle prima potenza mondiale.
La conferma che qualcosa di pesante si sta probabilmente muovendo arriva anche da Israele. Il gabinetto politico e di sicurezza di Tel Aviv si è riunito per discutere la questione iraniana. Tra le altre cose, sono stati esaminati i possibili piani per un attacco contro l’Iran, in coordinamento con gli Stati Uniti.
Da Mosca arrivano tuoni e fulmini contro l’ipotesi di un intervento americano. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che «le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l’Iran sono categoricamente inaccettabili». La Russia, aggiunge Zakharova, respinge i tentativi sfacciati di «ricattare i partner stranieri dell’Iran aumentando i dazi commerciali». Le «forze esterne ostili all’Iran stanno cercando di distruggere lo Stato iraniano, utilizzando metodi da rivoluzioni colorate».
Va da sé che per Mosca, l’eventuale caduta del regime degli ayatollah, sarebbe una perdita grave. Al Cremlino verrebbe meno un alleato cruciale in Medio Oriente.
Sul piano strettamente militare, gli Houthi yemeniti e le milizie sciite irachene hanno offerto il loro aiuto a Teheran in caso di attacco Usa. Ma è assai improbabile che simili minacce degli amici degli ayatollah possano fare eventualmente desistere Washington dai suoi propositi bellicosi.



