La protesta andata in scena nelle strade dell’Iran i primi di gennaio potrebbe essere stata la più tragica nella storia della Repubblica islamica e una delle più cruente dell’epoca moderna. I dati e le cifre stilate dai media più grandi del pianeta con il Times in testa e dalle organizzazioni di intelligence internazionali parlano chiaro. La mattanza è stata di portata davvero sopra ogni tipo di previsione. In soli due giorni si parla di trentamila vittime mentre il conteggio ufficiale stilato dal governo di Teheran di 5 giorni fa parla di 3117 morti. Sul fronte negoziati e diplomazia rimane il rammarico che le promesse non sono state mantenute. L’aiuto infatti in arrivo promesso dal presidente Usa non è mai giunto a destinazione, ma le parole di Donald Trump hanno fatto salire la tensione alle stelle in Medio Oriente. In particolare in Israele, dove la preoccupazione è fortissima nel timore che le la Guida suprema Ali Khamenei decida di anticipare un’ eventuale mossa militare americana attaccando lo Stato ebraico. E’ di sabato la notizia che si è tenuto un vertice al ministero della Difesa di Tel Aviv con il capo del Comando centrale dell’esercito degli Stati Uniti Brad Cooper e il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir sul coordinamento difensivo in vista di una possibile azione militare americana in Iran. Anche il premier israeliano Netanyahu ha incontrato Steve Witkoff e Jared Kushner, arrivati in Israele anche per colloqui sulla fase 2 del piano per Gaza. Le mosse sul fronte militare e politico non fanno presagire niente di muovo. Da fonti interne si percepisce che l’esercito statunitense sta trasferendo forze ingenti in Medio Oriente: una portaerei, 6 navi da guerra, 2 sottomarini, oltre cento aerei da combattimento, decine di aerei di rifornimento e di intelligence, sistemi di intercettazione di missili balistici. E arriva la conferma di questo assetto di guerra anche da Teheran, le guardie rivoluzionarie pubblicano sui social una foto della portaerei Abraham Lincoln con un annuncio: “Non vi avvicinate alle acque iraniane”. Nel frattempo fonti dell’opposizione in Iran riferiscono che è in corso in tutto il Paese una sorta di caccia ai rivoluzionari con ordini di eseguire uccisioni a chi si ribella al sistema. Sono in corso anche rapimenti e irruzioni nelle case di civili considerati legati alle proteste. Diritto internazionale violato e stragi di cui il mondo non parla anzi rimane silente. Sempre secondo il New York Time: “Alle forze di polizia è stato ordinato di sparare per uccidere e di non mostrare pietà”. Parole di una gravità senza precedenti.



