La crisi diplomatica tra Stati Uniti e Danimarca, che ha per oggetto la Groenlandia, comincia a riflettersi anche in altri ambiti, compresi quelli sportivi. A partire dai prossimi mondiali di calcio, che il Paese a stelle e strisce organizzerà, dall’11 giugno al 19 luglio, insieme a Canada e Messico. Nelle ultime settimane in alcune nazioni europee, Germania in primis, è montato il dibattito sulla possibilità di boicottare la manifestazione, ma intanto in Svezia l’influente quotidiano Aftonbladet è andato subito al sodo, titolando: «Vogliamo andarci?», nonostante la nazionale scandinava non sia ancora qualificata. Un dubbio amletico che ha pervaso anche l’opinione pubblica danese. Il Corriere della Sera riporta come il 90% dei danesi alla domanda diventata virale abbia risposto al portale locale BT che qualora Trump fosse entrato o entrasse in Groenlandia la partecipazione delle nazionali ai Mondiali diventerebbe impossibile. Tra l’altro anche la Danimarca è impegnata negli spareggi della zona europea.
Anche in Germania, ultimamente piuttosto irritata con Trump, è intervenuto Oke Göttlich, vicepresidente della Federcalcio tedesca (DFB), che in una lettera al quotidiano Hamburger Morgenpost ha sottolineato: «Per me è decisamente arrivato il momento di pensarci». Göttlich, inoltre, è il presidente del St. Pauli, club del quartiere operaio di Amburgo, dove tutte le azioni della società e lo stadio appartengono ai tifosi. Un vero unicum nel panorama calcistico tedesco. Tuttavia, l’osservazione di Gottlich non è piaciuta a Bernd Neuendorf, numero uno della federazione. A Berlino e dintorni il dibattito sul boicottaggio è stabilmente nelle cronache nazionali. I tedeschi, in sostanza, si chiedono se sia il caso di concedere a Donald Trump una vetrina così importante considerando la sua politica estera molto aggressiva. Un boicottaggio generale è già da escludere, lo sanno gli stessi promotori dell’iniziativa. Ma non mancano altre idee di rottura: dal boicottaggio di tutte le nazionali europee alle pressioni da esercitare su Canada e Messico affinché si ritirino dall’organizzazione dell’evento lasciando gli Usa col cerino in mano. Qualcuno ha ipotizzato persino un torneo parallelo.
Non è tutto. «Secondo quanto riferiscono media danesi ed europei – spiega il sito specializzato ilfattoalimentare.it – le applicazioni che aiutano a individuare e boicottare i prodotti statunitensi hanno scalato le classifiche delle più scaricate nei principali app store, in seguito alle minacce di Trump. L’app UdenUSA (“NonUSA”, in italiano), che a un certo punto ha superato anche ChatGPT per numero di download, per esempio consente di scansionare i prodotti per scoprire la loro origine e aiuta a trovare alternative. I principali mercati dell’app NonUSA includono anche Norvegia, Svezia e Islanda, suggerendo una sorta di asse nordico del boicottaggio. Un’app simile e con un funzionamento analogo che sta scalando le classifiche è Made O’Meter, scaricabile anche dall’Italia. Esiste anche l’app BuyEuropean, che permette di conoscere il Paese di provenienza di un marchio e suggerisce alternative europee. Le app che aiutano a individuare e boicottare i prodotti statunitensi hanno scalato le classifiche in Danimarca. Accanto alle applicazioni ci sono anche i gruppi Facebook. Il gruppo Boykot varer fra Usa, che letteralmente significa Boicottate i prodotti provenienti dagli Stati Uniti, ha da poco superato i 100mila iscritti, con una crescita di circa mille nuovi membri ogni giorno. Sul gruppo sono pubblicate liste aggiornate dei prodotti da boicottare, divise per categorie: generi alimentari, aziende, servizi digitali».
Getta acqua suo fuoco Gianni Infantino, presidente della Fifa: «Nessun timore di boicottaggi. Io guardo sempre al futuro e per me ciò che conta negli eventi come il Mondiale è unire i Paesi, unire le persone di tutto il mondo». Infantino ha ricordato che la Fifa ha ricevuto oltre 500 milioni di richieste per i biglietti delle partite a fronte di una disponibilità di 6 milioni: «Questo dimostra che la gente vuole partecipare. Le persone andranno, festeggeranno e celebreremo insieme il calcio, come sempre. Abbiamo bisogno di occasioni che uniscano le persone, soprattutto nel mondo di oggi».



