Sicurezza, Piantedosi: «C’è chi vuole solo il caos, non minimizzare. E l’opposizione collabori per difendere lo Stato»

lunedì, 9 Febbraio 2026
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Ordine pubblico

Dopo i cortei violenti e i sabotaggi dell’Alta Velocità il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si dice convinto che si sia superato il punto di non ritorno. «Evidentemente c’è chi mira al caos generalizzato, una dinamica che abbiamo denunciato e che siamo preparati, impegnati e determinati a fronteggiare. Ho sottolineato in Parlamento la gravità di questi comportamenti non senza rilevare che, purtroppo, c’è chi cerca di minimizzarli». È evidente che Piantedosi si riferisca a larghi strati dell’opposizione. Alla quale comunque lancia un appello: «Collabori per difendere lo Stato».

Non è stato bello offrire agli occhi del mondo le immagini della guerriglia urbana di Torino, degli scontri di Milano e del sabotaggio della linea ferroviaria tra Bologna e Padova, quest’ultima a due giorni dall’inaugurazione delle Olimpiadi. Al punto che il portavoce del Cio Mark Adams si è sentito in dovere di intervenire: «Le proteste legittime sono consentite, ma la violenza non ha alcun posto nei Giochi olimpici. Credo sia solo necessario andare avanti con i Giochi che diffondono unità e pace in tutto il mondo, cosa molto importante in questi tempi».

Intervistato dal Corriere della Sera, il titolare del Viminale commenta le parole di chi ha evocato il rischio di un ritorno agli anni di piombo: «Ogni comparazione deve essere equilibrata e improntata alla cautela. La storia non si ripropone quasi mai con le stesse sembianze e nulla ritorna dal passato in maniera identica. Il punto è un altro: il movimento antagonista dichiara pubblicamente il suo obiettivo di stampo eversivo che persegue il sovvertimento del sistema democratico. Lo hanno detto e scritto chiaramente, con parole che hanno accompagnato gravissimi atti di violenza politica. C’è il rischio di ulteriori salti di qualità. È proprio questo ciò che ci insegna la storia. Dovremmo sottacerlo solo per non contraddire o offendere chi la pensa diversamente?». E ancora una volta allude alle correnti di pensiero che animano il centrosinistra. «In passato lo Stato ha potuto contare sulla collaborazione di tutte le forze civili e democratiche. Spero che possa accadere ancora. Quanto è accaduto a Torino e quello che è successo in molte manifestazioni negli ultimi due anni, dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore la legalità e la sicurezza come valori della nostra democrazia. Isolare e neutralizzare i professionisti della violenza dovrebbe essere obiettivo condiviso».

Difende con convinzione le nuove norme approvate in Consiglio dei ministri qualche giorno fa: «Servono proprio perché un fenomeno così articolato, vario e mutevole come quello della violenza politica e del terrorismo urbano deve essere affrontato con tutti gli strumenti possibili. Gli strumenti preventivi sono necessari per gestire gli esperti del disordine che usano ogni pretesto per mobilitarsi, poiché “il benaltrismo” è sempre il riflesso condizionato di chi non vuole che si inizi mai ad affrontare un problema. «Solo così i cittadini, che vogliono davvero manifestare in santa pace, potranno sfilare con un delinquente in meno accanto a loro. Il capo della polizia è già al lavoro per dare le giuste direttive per organizzare un’applicazione equilibrata ed efficace dell’istituto introdotto».

Piantedosi tiene a precisare che nessuno criminalizza le piazze e che esiste una differenza abissale tra dissenso e violenza, ribadendo che il governo vuole evitare che «i pochi danneggino i tanti». Sul fronte della tutela del personale, il ministro ricorda che è stato esteso il sostegno economico agli agenti che devono affrontare dei processi connessi al difficilissimo lavoro che svolgono e che continuerà a contrastare le “fake news” di chi punta il dito contro la polizia invece di condannare chiaramente i delinquenti.

Infine, sulla questione migratoria, il ministro annuncia che tra le nuove norme «ci sarà anche quella che tutelerà i nostri confini, che sono confini europei, per esigenze di sicurezza nazionale in casi di particolari pressioni», assicurando comunque che il diritto di asilo verrà garantito sempre a chi ne ha diritto attraverso accordi strategici con Paesi terzi.

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