Decreto bollette. C’è chi non perde occasione per attaccare il governo, continuando in una battaglia ideologica di contrapposizione che sa di tempo passato, chi invece, media, e chi inquadra la scelta di Palazzo Chigi all’interno di una strategia più amplia rivolta al futuro.
E’ l’attuale “Giano Bifronte sindacale”. Che conferma lo stato dell’arte di una “Triplice” che marcia a correnti alternate. Da un lato, il posizionamento troppo spesso barricadero e pregiudiziale del segretario generale della Cgil Maurizio Landini; dall’altro, l’atteggiamento costruttivo, partecipativo, ma non meno coerente con la sua storia, impresso dalla segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola.
Entrando nello specifico, la “dualità” si è riflessa pure ieri a botta calda, quando è stato possibile leggere e analizzare il testo del Decreto, appena licenziato dal Cdm.
Chiara la posizione della Cgil. In una nota considera il decreto “un intervento parziale e privo di visione strategica. In una fase in cui il costo dell’energia continua a comprimere salari, consumi e competitività industriale, il Governo sceglie ancora una volta la strada delle misure emergenziali, rinviando le riforme strutturali necessarie. Si continua a rincorrere l’emergenza”.
Inoltre, “le imprese ricevono sostegni importanti senza alcuna condizionalità stringente su mantenimento dei livelli occupazionali; investimenti in innovazione e decarbonizzazione; limitazione della distribuzione di utili e dividendi. È inaccettabile che risorse pubbliche vengano erogate senza vincoli sociali, industriali e ambientali chiari. Se lo Stato interviene deve farlo per difendere il lavoro, non per sostenere margini e rendite”.
Più articolata la posizione della Cisl: “E’ importante dare sollievo alle famiglie ed alle imprese. Questo provvedimento si inserisce nel percorso tracciato e sollecitato dalla Cisl negli anni scorsi quando si decise di intervenire sul tema dell’energia per alleviare gli effetti di una inflazione in quel momento dirompente. Al di là dello stanziamento, che rispetto alle esigenze delle famiglie più fragili risulta ancora non adeguato, è importante perché le spese energetiche sono una voce determinante del bilancio familiare ed è pertanto opportuno un sostegno che alleggerisca dal carico di un mercato soggetto ad elevate sollecitazioni sul fronte dei prezzi. Ma occorre rinnovare tutti i contratti pubblici e privati scaduti e aprire un confronto per rilanciare la competitività produttiva”. Questa la nota della segreteria generale: un equilibrio ragionevole frutto della normale dialettica tra sindacato e politica.
E siccome il Decreto Bollette investe direttamente il comparto elettrico, anche Amedeo Testa, segretario generale della Flaei-Cisl, ha fatto sentire la sua voce: “Il provvedimento appena varato dimostra che finalmente sta crescendo da parte del governo una nuova consapevolezza politica e istituzionale che mira a rivalutare l’intervento pubblico in un settore strategico e determinante per il futuro dell’Italia, come quello elettrico. Una regia da costruire, col contributo di tutti, capace di indirizzare e regolare quello che è considerato da sempre un monopolio naturale. Il decreto rappresenta un importante passo in avanti che si inserisce perfettamente nella strategia auspicata dalla Flaei-Cisl, maturata nella proposta lanciata in occasione dell’ultimo nostro congresso nazionale tenutosi ad Assisi e presentata anche nella prestigiosa sede del parlamento di Bruxelles: una ripubblicizzazione delle Reti di Trasmissione e Distribuzione. Sindacato, Governo e imprese devono attuare sinergie importanti per trovare soluzioni positive per l’Italia, la sua economia e le famiglie. I lavoratori elettrici, all’interno di questi processi di trasformazione sono e restano la parte più importante; le competenze vanno salvaguardate ed accresciute. I tagli e gli efficientamenti ingiustificati di questi ultimi anni hanno penalizzato il processo di transizione del Paese”.
Su un argomento si intravede forse un barlume di convergenza, oltre naturalmente, alla difesa della dignità e delle competenze dei lavoratori: il ruolo dello Stato. Per la Cgil “se lo Stato interviene deve farlo per difendere il lavoro, non per sostenere margini e rendite”. Per la Flaei-Cisl occorre lavorare per una regia pubblica delle Reti, proprio per evitare che il comparto sia totalmente condizionato dalle logiche dei profitti, nate dalla privatizzazione (il decreto Bersani) di quello che è e deve restare un monopolio naturale”.
Sta ai lettori comprendere chi vede avanti e chi ha il torcicollo.
Decreto-bollette. La risposta di Cgil e Cisl alla Meloni. La sorpresa “Flaei-Cisl”: ritorna lo Stato?



