Anniversario amaro per l’Ucraina, arrivano infatti notizie poco rassicuranti sul fronte energetico. “Nessun prestito di guerra può essere concesso all’Ucraina fino a quando non saranno riprese le forniture di petrolio all’Ungheria”. A dichiararlo oltre il premier ungherese Viktor Orbán dopo una riunione del Consiglio per la sicurezza energetica. L’Ungheria e la Slovacchia bloccheranno infatti l’adozione del 20° pacchetto di sanzioni contro la Russia e continueranno a bloccare i pacchetti dell’Ue fino a quando l’Ucraina non riparerà l’oleodotto danneggiato dall’attacco russo e riprenderà le forniture di petrolio all’Ungheria. Ricordiamo che la metà delle importazioni di elettricità dell’Ucraina proviene dall’Ungheria. In questo contesto, il ministro ha affermato che, poiché il popolo ungherese e i civili sarebbero colpiti da un’eventuale interruzione delle forniture, dovrebbero procedere con particolare cautela. Sempre Orban durante la sessione di apertura del Parlamento ha messo in guardia affermando che I leader dell’Ue e dei principali Paesi europei si stanno preparando a una guerra contro la Russia, le cui conseguenze saranno imprevedibili. Sul conflitto il premier ha ribadito che l’Ungheria non può che perdere una guerra del genere grazie alla sua esperienza militare storica. E in un anniversario quello di oggi che doveva aveva il sapore di pace il Vecchio Continente si arma fino ai denti. Questo è chiaro. Anche la coalizione dei volenterosi presieduta rispettivamente da Francia e Inghilterra si riunirà in videoconferenza proprio domani alle 12,00. A darne la notizia l’Eliseo, che conferma che la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina entrerà nel suo quinto anno e mentre l’Ucraina continua a resistere militarmente, la riunione, che segue quella tenutasi a Parigi lo scorso 6 gennaio, servirà a ribadire l’impegno dei 35 Paesi partecipanti a fianco dell’Ucraina, per aiutarla a creare le condizioni per una pace solida e duratura. Dal canto suo Zelensky si dice sfiduciato proprio nella giornata dedicata all’anniversario di inizio ostilità. Notizia che sconforta anche quella che nonostante la guerra non cessi, i 13 leader europei, tra loro anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen che saranno a Kiev per portare la loro solidarietà e altri 24 si collegheranno in remoto, di fatto si presenteranno a mani vuote, senza nulla di concreto da offrire, se non l’ennesima prova dei gravissimi ostacoli che ancora minano il funzionamento degli organismi decisionali europei. Pace lontana? Per ora sembra una chimera e di strada da fare ce n’è ancora molta.



