Trump a tutto tondo dalla politica estera ai dazi, all’ombra della rimonta Dem a novembre 

mercoledì, 25 Febbraio 2026
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Dazi, politica, economia e uno sguardo rivolto sempre all’estero per sedare conflitti che sembrano ormai eterni. L’universo Trump adesso è questo e la sua amministrazione è al lavoro per risolvere le avversità che affliggono il pianeta e le problematiche di lungo corso del Paese più controverso del globo: l’America. Oltre un’ora questo il timing che ieri l’inquilino della Casa Bianca si è trovato a sostenere davanti a Camera e Senato americani riuniti in seduta plenaria. Ha fatto il punto difendendo i suoi successi economici a partire dai dazi e solo alla fine di un discorso fiume sullo Stato dell’Unione il più lungo della storia, ha guardato all’estero assicurando che la sua amministrazione è al lavoro per risolvere la guerra fra la Russia e l’Ucraina, si è soffermato poi sull’Iran ribadendo che Teheran sta sviluppando missili in grado di colpire l’Europa e gli Stati Uniti. “Non permetterò mai che abbia il nucleare”, ha tuonato il Tycoon davanti a Camera e Senato in plenaria. E ancora: “Dopo appena un anno dal mio inizio mandato, posso dire con dignità e orgoglio che ci siamo trasformati e non torneremo dove eravamo prima. Abbiamo avuto una svolta epocale. Il nostro paese è tornato e non tornerà indietro”. Le parole con cui Trump ha esordito difendendo il suo operato da presidente americano riportano ad un’ età dell’oro che Donald ha sempre inseguito e glorificato in un monologo che stavolta non ha risparmiato neanche di bacchettare giudici e male lingue. Davanti infatti a quattro dei giudici di quella Corte Suprema che ha bocciato i suoi dazi, il presidente ha parlato di decisione infelice e insistito sul fatto che la sua amministrazione andrà avanti con tariffe più complesse che, comunque, non richiederanno l’approvazione del Congresso. Dopo aver ripercorso i successi degli ultimi 12 mesi sul fronte economico, a partire dal taglio delle tasse, Trump ha parlato di quelli ottenuti sull’immigrazione attaccando i democratici delle città santuario che difendono i migranti senza documenti. Non sono mancate le grida di dissenso dagli spalti da parte delle deputate dem: ”Bugiardo. Hai ucciso degli americani”, gli hanno gridato Ilhan Omar e Rashida Tlaib. Il presidente ha replicato, dicendo loro che avrebbero dovuto vergognarsi e poi ha continuato, quasi galvanizzato, il suo discorso chiudendo e lodando i suoi inviati di guerra Witkoff e Kushner. Accenno timido in coda anche al Venezuela divenuto secondo il Tycoon un amico e un partner da quando non c’è Maduro. Sicuro di sé, aggressivo come sempre su tutta la linea Trump ha cercato di rassicurare gli americani e i repubblicani, sempre più tesi in vista delle elezioni di metà mandato. E i dem lo contrastano, prima tra tutte la governatrice della Virginia che con grande fermezza è ormai certa di avere la rivincita. Su Trump incombe la scure nera delle prossime urne a Novembre.

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