Il Dl sicurezza arriva al Senato: le ultime novità. Vannacci: «Lo cambieremo». Ma sull’iter incombe il voto referendario

giovedì, 26 Febbraio 2026
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Sicurezza

Dopo venti giorni di polemiche sullo scudo penale (presunto o effettivo) per le forze dell’ordine, si è sbloccato il Decreto Sicurezza. Sono state trovate le coperture, riformulate alcune norme, tra cui quella sul fermo preventivo che scatterà solo “in presenza di un attuale e fondato pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Firmato dal presidente della Repubblica, il provvedimento, che dovrà essere approvato dal Parlamento entro 60 giorni, pena la decadenza, è approdato al Senato per l’avvio del consueto iter parlamentare.

Il testo è uscito leggermente limato rispetto alle bozze iniziali, con interventi significativi su alcuni dei punti più controversi come, appunto, il fermo preventivo, lo scudo penale e la stretta sui coltelli. Una parziale “riscrittura”, che risentirebbe, com’è facile supporre, dei risultati dell’inchiesta sull’uccisione di un pusher di origine marocchina da parte di un poliziotto a Rogoredo, inizialmente propagandata come legittima difesa, che hanno sollevato un polverone sul governo.

Cambia, come detto, il fermo preventivo per evitare che presunti violenti partecipino a manifestazioni di piazza. È saltato il fondo da 50 milioni per contrastare gli illeciti sulla rete ferroviaria, ma le lesioni a capotreni e controllori a bordo, così come a docenti, presidi e arbitri vengono equiparate a quelle contro pubblici ufficiali. Sono stati ridotti gli stanziamenti (48 milioni, solo per il 2026) per interventi di sicurezza urbana.

Per quanto riguarda il famoso “scudo” un filtro tecnico prima della formale iscrizione sul registro degli indagati, come lo definisce il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, il decreto prevede che entro 60 giorni il ministro della Giustizia adegui il codice di procedura penale introducendo il modello per le annotazioni preliminari.

L’annotazione, che dovrebbe durare fino a massimo 150 giorni, assicura pari diritti e garanzie di chi è iscritto nel registro degli indagati. Nel caso di iscrizione tra gli indagati in un secondo momento, i termini per le indagini preliminari decorrono dal momento dell’annotazione. Tra le misure contro le violenze di piazza, il fermo preventivo consiste nell’accompagnare e trattenere i sospetti fino a 12 ore negli uffici di pubblica sicurezza per accertamenti con immediata comunicazione al pm che ordina il rilascio se non ricorrono le condizioni di pericolo per l’ordine pubblico.

È confermata la stretta sulle armi da taglio, inclusi il divieto di vendita ai minori e le sanzioni amministrative per i genitori dei minori che lo violano. A differenza delle bozze, però, il testo bollinato non prevede l’obbligo di registrazione delle vendite.

Strumento della strategia del governo, che ha posto la sicurezza in cima alle priorità del 2026, il decreto era stato varato dopo una serie di casi di cronaca eclatanti incluse le violenze al corteo per Askatasuna a Torino.

Sul decreto ci sono state lunghe interlocuzioni con il Quirinale, e dopo il varo del Cdm le coperture sono state al vaglio della Ragioneria, in particolare sugli aumenti degli organici delle forze di polizia. Ora si prevedono due concorsi straordinari, nel 2026 per 1.800 posti ispettori superiori della Polizia di Stato e nel 2027 per 2.400.

È stata autorizza la spesa di 7,6 milioni per il 2027; 4,8 milioni per il 2035 e per gli straordinari degli agenti 4,8 milioni all’anno dal 2028 al 2034 e a decorrere dal 2036. Gli interventi di sicurezza urbana sono coperti per 20 milioni con la riduzione del Fondo per la riforma della polizia locale, 25 milioni con somme del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di mafia, estorsione e usura e 3 milioni dal programma “Fondi di riserva e speciali”.

Dopo la puntuale tempesta di comunicati e controcomunicati sul decreto, si sono fatti vivi i tre deputati di Futuro nazionale, il nuovo soggetto politico presieduto dal generale Vannacci, i quali si preparano a presentare alla Camera una serie di emendamenti al provvedimento. Sarà lo stesso Vannacci a illustrarli in una conferenza stampa a Roma il 5 marzo, nella sede della Stampa estera, a Palazzo Grazioli, forse preceduta da un’altra il giorno prima alla Camera.

Tuttavia, sui lavori parlamentari incombe il voto referendario del 22 e 23 marzo. Sono molti i dossier all’ordine del giorno, ma in un Parlamento che si riunirà prima della data referendaria solo due o tre giorni a settimana le discussioni rischiano tutte di slittare. Si convertirà di sicuro il Dl Pnrr e quello sulle bollette, a Montecitorio. Nessuna previsione sugli altri.

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