Cosa sta succedendo
Nelle prime ore di oggi, sabato 28 febbraio, le forze armate di Stati Uniti e Israele hanno lanciato una massiccia offensiva coordinata contro la Repubblica Islamica dell’Iran. L’operazione, battezzata dal Pentagono Operation Epic Fury, rappresenta uno schieramento di forze senza precedenti negli ultimi vent’anni, paragonabile – per estensione e mezzi – all’intervento in Iraq del 2003.
Il piano d’attacco si muove su due direttrici: azzerare la capacità militare iraniana e colpire al cuore la leadership politico-religiosa del regime. Sul primo fronte, i raid hanno preso di mira l’infrastruttura missilistica, stimata in oltre duemila ordigni balistici, e la componente navale dei Pasdaran, composta da centinaia di mezzi d’assalto e da una vasta dotazione di mine in grado di bloccare lo Stretto di Hormuz. Sul secondo, le bombe sono cadute su centri nevralgici come Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah.
A Teheran, i bombardamenti hanno colpito il complesso fortificato di Pasteur, residenza della Guida Suprema Ali Khamenei e del Presidente Masoud Pezeshkian — dichiarato salvo dalle agenzie iraniane — oltre alla sede del Ministero dell’Intelligence e alla Corte Suprema.
La capitale è precipitata nel caos: scuole evacuate, strade semivuote, una popolazione divisa tra il panico per le esplosioni e manifestazioni isolate di giubilo anti-regime. La connettività internet nazionale è crollata al 4%, isolando di fatto l’Iran dal resto del mondo. Lo spazio aereo è stato immediatamente chiuso “fino a nuovo ordine”. Teheran ha definito l’offensiva «il grande test della storia» e ha confermato l’avvio della rappresaglia: sciami di droni e missili diretti verso Israele.
Da Gerusalemme, il Ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale sul fronte interno. Negli Stati Uniti, il Presidente Donald Trump ha rivendicato l’operazione come una «nobile missione» per sradicare la minaccia nucleare iraniana e spezzare la catena di milizie proxy che destabilizza la regione. Nel suo messaggio, ha rivolto un ultimatum alle forze armate iraniane intimando la resa, pur riconoscendo la possibilità di perdite americane.
Le reazioni in Italia
Il Governo italiano ha innalzato il livello di allerta e attivato un monitoraggio permanente della crisi. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito all’alba un vertice d’emergenza con i Vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, i Sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’intelligence.
La priorità dell’Esecutivo è la sicurezza dei cittadini italiani in Medio Oriente: Palazzo Chigi ha diffuso un appello alla massima prudenza invitando tutti i connazionali a seguire scrupolosamente le indicazioni della rete diplomatica. Crosetto ha inoltre precisato che, secondo gli aggiornamenti ricevuti dal Capo di Stato Maggiore e dal Comandante del COVI, nessun militare italiano impegnato nei teatri operativi risulta coinvolto nei bombardamenti.
Sul piano diplomatico, l’Italia ha espresso solidarietà alla popolazione civile iraniana, vittima di un regime autoritario e al tempo stesso esposta a un conflitto che rischia di travolgere l’intera regione. Nelle prossime ore sono previste consultazioni con gli alleati occidentali e con i principali leader medio-orientali per valutare iniziative diplomatiche volte a contenere l’escalation.
La situazione in Medio Oriente
L’offensiva congiunta USA–Israele e la risposta dell’Iran hanno trasformato il Medio Oriente in un unico teatro di guerra ad altissimo rischio di incendiarsi ulteriormente. I Pasdaran hanno avviato una rappresaglia asimmetrica colpendo infrastrutture americane in Paesi alleati.
In Bahrein, a Manama, le sirene sono risuonate dopo un attacco missilistico diretto al quartier generale della Quinta Flotta americana. Dinamiche simili si registrano in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, dove i sistemi di difesa aerea sono entrati in funzione per intercettare missili provenienti da Teheran. Le ambasciate degli Stati Uniti negli Emirati e in Giordania hanno ordinato procedure di “shelter in place” per personale e cittadini americani.
Il conflitto ha toccato anche l’Iraq: aerei statunitensi hanno condotto raid preventivi a sud-ovest di Baghdad contro le roccaforti di Kata’ib Hezbollah, la più influente milizia sciita filoiraniana, nel tentativo di bloccare la mobilitazione della rete di proxy di Teheran.
Il contagio bellico ha paralizzato l’intero sistema dei trasporti aerei regionali. Compagnie come Air France e Lufthansa hanno sospeso tutti i voli verso Tel Aviv, Beirut, Dubai e Oman. Ampie porzioni del Medio Oriente risultano ora isolate e inaccessibili.


