La decisione era nell’aria, bisognava aspettare il momento più opportuno. Così, la mattina di sabato 28 febbraio Israele e Stati Uniti hanno deciso di lanciare un “attacco preventivo” contro l’Iran a poche ore, paradossalmente, dall’annuncio del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi secondo il quale l’accordo con la diplomazia americana sul nucleare era stato quasi raggiunto. L’operazione, denominata “Ruggito di leone”, sarà più estesa delle precedenti ed è stata pianificata da mesi da Washington e Tel Aviv.
Colonne di fumo nero sono state avvistate nel cielo di Teheran, nell’est e nel centro nord della città, sul ponte Seyed Khandan, dove si trova il quartier generale congiunto delle forze armate: lo riferisce l’agenzia Tasnim. Il complesso del ministero dell’Intelligence in via Shahid Araghi, nel nord-est di Teheran, è stato attaccato. Gli attacchi hanno colpito anche l’area in cui si trovano una residenza del leader supremo Ali Khamenei, il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e l’ufficio presidenziale. Sono stati segnalati attacchi anche nelle città di Qom, Isfahan, Karaj e Kermanshah.
L’Iran ha già risposto. Secondo le tv satellitari arabe, la rappresaglia missilistica delle forze dei Pasdaran ha preso di mira obiettivi americani in tutta l’area del Golfo. Si segnalano attacchi, infatti, contro le basi Usa in Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Secondo i media di Manama, missili hanno preso di mira la base della Quinta Flotta, mentre Qatar ed Emirati sarebbero riusciti per il momento a fermare gli attacchi con missili intercettori. Non è chiara la situazione in Kuwait.
Contemporaneamente le sirene sono risuonate in varie città israeliane e le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza nazionale. L’allerta massima sui cellulari è stata attivata in tutto Israele, per la prima volta dopo mesi. Il portavoce militare ha comunicato che si tratta di un’allerta che invita tutti a rimanere in prossimità delle aree protette. Si è trattato di un messaggio proattivo per preparare la popolazione alla ritorsione dell’Iran. Infatti, Teheran ha già risposto con missili e droni, secondo quanto annunciato dall’Idf su X.
Quella in corso in Iran è un’operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele. Uno degli obiettivi sarebbe una struttura presidenziale iraniana, secondo media di Israeliane e fonti dell’opposizione iraniana. Le stesse fonti affermano che il leader supremo Ali Khamenei sarebbe stato portato in un luogo sicuro lontano da Teheran. Non solo, contemporaneamente l’agenzia di stampa iraniana Irna e alcuni siti di informazione del Paese sono stati colpiti da attacchi informatici, mentre proseguono pesanti cyberattacchi nel contesto dell’escalation militare con Israele Usa.
Donald Trump ha seguito l’operazione della sua tenuta di Mar-a-Lago rilasciando alcune dichiarazioni a caldo: «L’obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano. Distruggeremo i loro missili e ci assicureremo che l’Iran non abbia il nucleare. Il regime imparerà a breve che non bisogna sfidare le forze armate americane». Trump ha assicurato di aver preso tutte le misure per cercare di minimizzare i rischi per gli americani impegnati in questa “nobile missione” ammettendo che potrebbero esserci delle vittime. «L’Iran non potrà mai avere l’arma nucleare – ha continuato – abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alla sua ambizione nucleare».
Infine: «Ai membri delle Guardie Rivoluzionarie, delle forze armate e della polizia dico: deponete le armi e sarete trattati giustamente con l’immunità totale o affronterete una morte certa. Al grande e orgoglioso popolo iraniano dico che l’ora delle libertà è vicina. State al riparo, non lasciate le vostre abitazioni, è molto pericoloso là fuori. Ci sono bombe che cadono ovunque».
Secondo gli analisti, per settimane gli Stati Uniti hanno concentrato nella regione un imponente dispositivo militare, tra caccia e navi da guerra, nel tentativo di spingere Teheran a un accordo sul programma nucleare. Trump punta a limitarne lo sviluppo, ritenendo favorevole il momento di difficoltà interna del Paese, scosso da proteste nazionali e crescente dissenso. L’Iran, che afferma il diritto ad arricchire uranio, non intende negoziare su altri dossier, come il programma missilistico a lungo raggio o il sostegno a gruppi armati come Hamas e Hezbollah. Ora il personale e le basi militari statunitensi nella regione sono diventati, di fatto, obiettivi dell’Iran.
Intanto il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato di seguire con la massima attenzione l’escalation tra Israele e Iran ed è in costante contatto con i vertici militari, assicurando che allo stato attuale il personale italiano non risulta coinvolto negli eventi in corso in Medio Oriente. Il ministro deli Esteri Tajani segue gli sviluppi della situazione all’Unità di crisi.
