Iran, l’Europa pronta alla difesa. Ma a che prezzo?

lunedì, 2 Marzo 2026
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Si poteva evitare ma purtroppo non c’è stato niente da fare. E a nulla sono valsi i tentativi di negoziato da una parte all’altra dell’Oceano. Così come un fulmine a ciel sereno e del tutto inaspettatamente, la guerra arriva in Europa. Secondo le ultime infatti un drone iraniano ha colpito nella notte Cipro, avamposto britannico ed europeo. Il presunto attacco è avvenuto poco dopo l’annuncio del primo ministro britannico Starmer di permettere agli Usa di utilizzare le basi britanniche per colpire i missili iraniani e i loro siti di lancio. Il Ministero della Difesa del Regno Unito ha confermato infatti che nella tarda serata di ieri un drone sospetto aveva colpito la base militare di Akrotiri, a Cipro, in quello che è stato il primo impatto apparente dell’attuale conflitto mediorientale scatenato dagli attacchi USA-Israele all’Iran che sabato hanno portato all’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei. Il ministro della Difesa britannico ha dichiarato che non ci sono state vittime nel presunto attacco. La base della Royal Air Force (Raf) di Akrotiri, va ricordato, è la principale piattaforma aerea militare britannica per le operazioni in Medio Oriente. Sono scattati subito i protocolli di sicurezza nella zona che al momento è sotto costante monitoraggio militare in coordinamento con il ministero della difesa del Regno Unito. Il premier britannico ha permesso agli Stati Uniti di utilizzare le basi britanniche per attaccare i missili iraniani e i loro siti di lancio a scopo difensivo. Sabato stesso Germania, Francia e Gran Bretagna sotto il cartello delle nazioni con la sigla “E3” hanno deciso di fare scudo difensivo contro l’Iran e si stanno attrezzando a mettere a disposizione uomini e mezzi in modalità di reazione preventiva chiedendo nello stesso tempo a Teheran di interrompere le sue azioni militari indiscriminate e di riprendere i colloqui. Il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che le unità militari del suo Paese agiscono attualmente in modo indipendente da qualsiasi controllo del governo centrale. Il bilancio degli attacchi è drammatico. L’Iran ha lanciato droni contro il Qatar, che ha negoziato con Teheran e condivide con la Repubblica islamica un importante giacimento di gas naturale offshore nel Golfo Persico. Ma l’intervento europeo a seguito di un attacco a cosa porterebbe? Il collega Marco Pugliese ne ha analizzato i principali rischi alla luce delle azioni concrete: “Se qualcuno lanciasse missili balistici, droni o sciami aerei contro un Paese europeo, la difesa sarebbe affidata a sistemi nazionali integrati sotto il coordinamento della NATO al momento come sottolinea Pugliese, non esiste una “cupola unica” europea pronta a coprire tutto il continente. Ogni Stato mette a disposizione radar, e mezzi con livelli tecnologici diversi. L’integrazione c’è, ma è multilivello e non omogenea. Il progetto Michelangelo Dome di Leonardo nasce proprio per colmare questo vuoto. L’obiettivo è creare un cervello digitale capace di coordinare sensori e sistemi in tempo reale.Ma oggi non è ancora operativo come scudo NATO. In caso di attacco massivo, la risposta sarebbe stratificata ma dipendente dalla rapidità di coordinamento.” 

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