Medio Oriente sotto assedio. Trump e la lunga rappresaglia mentre da Dubai tornano gli italiani

martedì, 3 Marzo 2026
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Un inferno di cui forse si poteva fare a meno. Brucia sotto la scure israelo americana il Medio Oriente. Notizia di stamane: due droni iraniani hanno colpito l’ambasciata americana a Riad. Una guerra che è iniziata come una rappresaglia per fermare i pasdaran e il nucleare iraniano. Spauracchio? Verità? Sta di fatto che a bruciare da 48 ore anche le strade degli Emirati Arabi, da Doha ad Abu Dhabi fino al Bahrein. La furia impazzita dei razzi che da Israele arrivano in Iran e viceversa e ora lambiscono di nuovo anche il Libano non hanno sosta. Gli obiettivi secondo l’amministrazione americana d’intesa all’head quarter israeliano, sono di distruggere i missili balistici, la Marina e le altre infrastrutture di sicurezza dell’Iran insieme a ogni ambizione ad avere un programma nucleare. Nella sua conferenza stampa fiume di ieri sera alla Casa Bianca Trump è stato categorico: “Li stiamo facendo a pezzi. Non abbiamo nemmeno iniziato a colpirli duramente, la grossa ondata arriverà presto”. Parole che tuonano come un monito non solo al Medio Oriente ma al mondo intero che si sta preparando ad uno scenario apocalittico che già sta facendo impennare le borse di mezzo mondo e i prezzi di gas e petrolio. Bloccato lo stretto di Ormutz principale asse viario e di scambio della tratta del petrolio. Il gas alle stelle e tra poche ore fare benzina nel nuovo mondo significherà comprare un diamante. Non è uno scenario di terrore ma quello che economisti e geo analisti avevano presagito ormai da tempo. L’Europa rimane a guardare mentre a ferro e fuoco il Medio Oriente brucia? Assolutamente no. Intanto Trump si è detto deluso che il premier britannico Starmer abbia preso la decisione unilaterale di impedire agli Usa di utilizzare le basi militari congiunte nell’Oceano Indiano. Lo stesso Starmer domenica ha accettato l’uso di basi britanniche per scopo difensivo specifico e limitato ora fa dietro front. E sul dopo Khamenei l’inquilino della Casa Banca ipotizza già un papabile successore. Ma è troppo presto e il fronte di guerra appena iniziato si presume durerà parecchio. La certezza è che si tratta di una guerra, secondo l’amministrazione Trump, non di cambio regime come l’Iraq, qui il vento è già cambiato ed è: “Un bene per il mondo” parole testuali del Tycoon che aggiunge per bocca del suo senatore repubblicano Linday Graham: “L’Iran non sarà più il principale sponsor del terrorismo nel mondo, ormai l’obbiettivo è stato raggiunto”. Intanto da ieri sera a Fiumicino grazie all’unità di crisi della Farnesina si sta procedendo al rimpatrio dei primi italiani che dall’Oman arrivano in Italia e sono letteralmente scapparti alla pioggia di razzi nei cieli che hanno colpito a più riprese sia Dubai che Doha e il Bahrein. Sgomento paura e ore terribili che i nostri connazionali hanno vissuto trincerati negli hotel con la pioggia di missili sulla testa malgrado la difesa nei cieli degli emirati arabi si narra sia la più efficace del pianeta.

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