Meloni celebra il voto delle donne: “Non ponetevi limiti”. Poi il pensiero va all’Iran | Video

martedì, 3 Marzo 2026
3 minuti di lettura

All’Accademia della Scherma – Casa delle Armi del Foro Italico, a Roma, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha celebrato gli ottant’anni dal primo voto femminile intrecciando memoria storica, attualità e visione politica. L’evento “1946-2026 Voto alle donne. La democrazia italiana compie ottant’anni” è diventato l’occasione per rilanciare un messaggio che guarda al passato ma soprattutto al presente.

Meloni all’evento per il voto delle donne: “Sono con il pensiero a quelle iraniane”

Nel passaggio conclusivo del suo intervento, Meloni ha rivolto un appello diretto alle donne: “Non ascoltate chi tenterà di minimizzarvi perché chi lo fa in fondo vi teme. Verrete spesso sottovalutate, potete usarlo come se fosse un vantaggio, ma soprattutto non credete mai ai limiti che gli altri hanno deciso per voi perché gli unici limiti nella vostra vita siete voi a deciderli, non aspettate che vi sia concesso perché ve lo potete guadagnare senza dover dire grazie a nessuno, siate chi siete fino in fondo, siate libere. Come scriveva Virginia Woolf ‘non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente’”.

Un’esortazione che si è saldata con il riferimento alla crisi internazionale e alle donne iraniane. “In questi giorni nei quali viviamo una nuova pericolosa crisi internazionale il nostro pensiero non può non andare alle donne e alle ragazze iraniane che rivendicano la loro libertà. Provo nei loro confronti, e penso di non essere la sola in questa sala, una infinita ammirazione ma anche una profonda gratitudine perché in fondo ci ricordano con la loro tenacia anche quanto preziose siano le conquiste che noi siamo riusciti ad ottenere anche quando le diamo per scontate”.

Meloni e il suo discorso per le donne

Ma il cuore politico del discorso si è concentrato anche sul ruolo delle donne nella sfera pubblica. “Io – ha detto Meloni – non ho mai condiviso la tesi di chi ritiene che le donne per affermarsi debbano mimetizzarsi o magari imitare gli uomini, utilizzare gli stessi schemi, ragionare nello stesso modo, io penso che sia l’esatto contrario”.

La premier ha poi aggiunto: “Non ho mai pensato che esistano delle politiche femminili sono convinta che esista invece una visione femminile della politica che è tutt’altra cosa, cioè nessuno mi convincerà mai che esistano delle tematiche di competenza delle donne e delle tematiche di competenza degli uomini, qualsiasi tematica ha bisogno di una sensibilità composita e quindi ovviamente anche di un punto di vista femminile ma è tutt’altro approccio”.

Ancora più duro il passaggio sui condizionamenti culturali: “Una donna – ha proseguito la premier – non è una donna solo se la pensa come alcune donne ritengono che la debba pensare, sostenerlo come ancora vedo fare in modo surreale a volte è a mio avviso quanto di più distante possa esistere dalla difesa della parità perché noi non abbiamo lottato per essere liberi non per passare dal farci dire cosa potevamo pensare o fare dai maschi al farci dire cosa possiamo pensare o fare dai dogmi ideologici, il coraggio della nostra libertà è stata la chiave di volta della nostra affermazione, se lo perdessimo semplicemente torneremmo indietro”.

Libertà e merito, ha sottolineato, restano le parole chiave: “Libertà e merito è quello che dobbiamo difendere e garantire se vogliamo che il peso delle donne cresca” insieme a “servizi che consentano alle donne di poter competere ad armi pari, di non dover scegliere tra un figlio e una professione, di non essere discriminate perché sono o perché addirittura potrebbero diventare madri, di guadagnare meno, di fare carriera semplicemente perché sono donne”.

Il plauso a Mattarella

Nel ricordare la portata storica del voto del 1946, Meloni ha citato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Quel voto, quello che è successo nel 1946, ha dato alla Repubblica come ha ricordato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno, e lo ringrazio per questo, un carattere democratico indelebile avviando un percorso ancora in atto verso la piena parità”.

A suggellare il ricordo, il riferimento ad Anna Garofalo, “infermiera volontaria durante la seconda guerra mondiale, pioniera del giornalismo dal femminile”, e al suo libro L’italiana in Italia, in cui descrisse il primo voto delle donne: “le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un’autorità silenziosa e perentoria, le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane, stringiamo le schede come fossero biglietti d’amore”. Parole, ha osservato la premier, “di chi era consapevole che da quel momento in poi l’Italia non sarebbe più stata la stessa”.

Spazio anche al tema della violenza di genere. “Stiamo facendo una lotta tenace contro il fenomeno odioso della violenza contro le donne che ancora oggi fa vivere le donne in un clima di ansia e angoscia e che produce un numero intollerabile di feminicidi. Ma non possiamo accontentarci del piccolo calo registrato nell’anno concluso, è una battaglia che non abbiamo ancora vinto ma che stiamo conducendo insieme. Su questo voglio ringraziare le forze di opposizione perchè il contributo portato in questi anni è stato fondamentale”.

Un riconoscimento trasversale che si è tradotto in un appello all’unità: “Ci sono temi di civiltà sui quali non ha senso dividersi, la politica sta dimostrando di avere qualcosa che le sta più a cuore del proprio interesse personale che è l’interesse generale su una materia troppo importante perché ci si possa dividere”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.