Referendum, Giovanni Bachelet: “Vogliono demolire l’organo di garanzia della giustizia, Meloni non va in piazza perché pensa di perdere” | Video

giovedì, 5 Marzo 2026
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A pochi giorni dal referendum costituzionale che chiuderà una delle campagne politiche più accese degli ultimi mesi, il confronto pubblico continua a dividersi tra sostenitori e oppositori della riforma della giustizia. Nel dibattito nazionale non sono mancati toni polemici, interventi di magistrati, prese di posizione politiche e richiami alla moderazione da parte delle istituzioni come l’appello lanciato dal Presidente Mattarella durante la seduta del Csm da lui presieduta. Proprio in questo clima di tensione e confronto serrato, Lo Speciale ha raccolto la voce di uno dei protagonisti del fronte contrario alla riforma. Giovanni Bachelet, presidente del comitato No al Referendum, analizza in questa intervista esclusiva i punti che, a suo giudizio, rendono la riforma pericolosa per l’equilibrio tra i poteri dello Stato, fino alla scelta di Giorgia Meloni di sfuggire dalla piazza.

Professore siamo arrivati al mese di marzo, tra pochi giorni ci sarà questo referendum costituzionale. Il dialogo comunque nonostante gli appelli del presidente Mattarella si è scaldato nuovamente negli ultimi giorni. Anche il pm Di Matteo ha detto voteranno sì i mafiosi come aveva fatto Gratteri, lei stesso ha fatto un post meme a proposito del comitato dei sanitari.

“Come dicevo già un’altra volta, Il male fa notizia perché è una deviazione del bene. Io partecipo quotidianamente a una campagna molto civile, spesso faccio incontri sì no con amici che hanno un’opinione diversa dalla mia. Poi naturalmente, quando a qualcuno, magari anche a me, scappa qualche espressione sbagliata, su quello si fa la notizia perché è quello che fa una deviazione della norma. Quindi io penso che comunque insultare i propri avversari. Non porti neanche un voto verso la propria opzione. Quindi, come dicevo un’altra volta, quando un’altro magistrato aveva accusato gli elettori del sì delle peggiori nefandezze, ho pensato che questo non solo non è giusto, ma non porta neanche un voto al sì. Poi, per fortuna, ci sono le dichiarazioni del ministro Nordio che ci fanno risalire il no”.

Ecco, proprio su questo aspetto: alcuni esponenti politici schierati per il non dicono che il ministro Nordio con le sue affermazioni sia diventato il più grande promotore del no. Ultimamente abbiamo visto anche degli episodi emblematici in cui ha usato frasi magari che poco c’entrano con la riforma. Penso a “non ci sarebbe mai stato il caso Garlasco”. Da questo punto di vista, lei si sente di dire che c’è effettivamente questa rimonta del no, l’ha percepita tra i cittadini nei vari incontri che ha avuto?

“La mia impressione è che non appena i cittadini capiscono che il cuore della riforma è la demolizione del Consiglio superiore della magistratura, cioè dell’organo di garanzia dell’autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario, comprendono passandonal no. Quindi questa cortina fumogena da Garlasco fino alla separazione delle carriere e altri temi che realmente non sono il cuore della riforma crolla non appena si spinge il proprio interlocutore a leggere il testo della riforma e capire che ciò che più conta e la ragione per cui è stata proposta è proprio la demolizione di un organo di garanzia e quindi l’indebolimento del potere giudiziario rispetto agli altri poteri. Una volta spiegato questo, di solito il resto non è più necessario convincere a votare no. È un po’ come la vecchia campagna della AIDS, se lo conosci lo eviti”.

Proprio sulla questione del CSM il ministro Nordio più volte, anche in alcuni incontri con gli studenti, che la riforma con il sorteggio permetterà di non avere dei membri politicizzati o indirizzati dalle correnti. Ha sempre stato che il sorteggio avverrà da un canestro di tutti i magistrati altamente qualificati. Perché secondo lei questo sorteggio invece non farà quello che dice il ministro Nordio, ovvero rendere il Csm libero dalle correnti?

“Anzitutto va ricordato che ci sono correnti nella associazione nazionale magistrati, non nel Csm. Ad esempio in Francia, vi sono più associazioni nazionali di magistrati, una di destra, una di centro e una di sinistra. In Francia, come negli altri paesi europei, dove si eleggono gli equivalenti organi del Consiglio Superiore della Magistratura, i magistrati eleggono i propri rappresentanti e si differenziano o per correnti o per diverse associazioni di magistrati. Perciò il fatto che non possano eleggere i propri rappresentanti è semplicemente la sottrazione di una prerogativa che la Costituzione aveva affidato ai magistrati non per rappresentare se stessi, ma per governare l’ordine giudiziario, perché il CSM non è fatto solo di magistrati: due terzi sono eletti dai magistrati, un terzo viene eletto dal Parlamento. Questo hanno voluto i costituenti e questo è ciò che si vuole togliere in modo da togliere autorevolezza. Non la corruzione, perché quando c’è, purtroppo c’è in Parlamento o nel Csm e va combattuta con un rinnovamento dall’interno, come ha detto l’ex presidente della Corte costituzionale Silvana Sciarra, oggi capo della Scuola nazionale di magistratura. Poi è un sorteggio asimmetrico: i magistrati non sono degni di eleggere i loro rappresentanti e si sorteggiano i componenti del CSM fra tutte le migliaia di magistrati mentre invece i parlamentari li estraggono da una lista di loro piacimento, breve o lunga lo vedremo dalla legge attuativa. È la simmetria che non va bene. Perché i parlamentari sono degni di eleggere i rappresentanti del Csm e i magistrati no? Nella storia italiana non sembra che questa presunzione di delinquenza dei magistrati corrisponda a una presunzione di innocenza dei parlamentari. Lo dico con dispiacere da ex parlamentare, ma i parlamentari ne hanno combinate anche più dei magistrati e non è un buon motivo per abbandonare la democrazia, i partiti o il metodo libero delle elezioni”.

Come vede il fatto che la Presidente del Consiglio non abbia partecipato ad alcun grande evento del suo partito rispetto agli altri leader politici, schierandosi apertamente per il sì, ma scegliendo di affrontare il tema con delle interviste? Perché Giorgia Meloni non scende in campo in prima persona in piazza per questo referendum?

“Questo referendum c’è perché il governo, con un disegno di legge costituzionale a firma Nordio – Meloni, ha impedito perfino alla propria maggioranza di fare emendamenti. Quindi la Presidente questo confronto l’ha cominciato e l’ha politicizzato fin dall’inizio. Ora non scende in campo direttamente perché è prudente, probabilmente vuole campare a lungo e sospetta che vincerà il no. In questo caso preferisce non mettersi direttamente in campo in modo da sopravvivere anche a un’eventuale debacle referendaria”.

Referendum, il video dell’intervista a Giovanni Bachelet

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