Il “No” alla riforma della giustizia prende il comando. Secondo l’ultimo sondaggio YouTrend per Sky TG24, il fronte contrario alla modifica della legge è ora in vantaggio nel referendum: nello scenario di alta affluenza il 51,4% voterebbe “No” contro il 48,6% di “Sì”, segnando un sorpasso rispetto alla precedente rilevazione in cui i due schieramenti erano sostanzialmente alla pari.
Il vantaggio del “No” si amplia ulteriormente nello scenario di bassa affluenza, cioè considerando solo chi dichiara di essere certo di andare a votare: in questo caso il “No” salirebbe al 54,1%, mentre il “Sì” si fermerebbe al 45,9%. In entrambi i casi l’affluenza stimata cresce leggermente: al 57,3% nello scenario alto e al 47,5% nello scenario basso.
La frattura resta nettamente politica. Tra gli elettori del centrodestra oltre il 93% si schiererebbe per il “Sì”, mentre nel cosiddetto “Campo largo” oltre il 93% voterebbe “No”. Il fronte favorevole alla riforma è quasi unanime tra gli elettori di Fratelli d’Italia (98%), molto compatto anche tra quelli di Lega e Forza Italia, mentre tra gli elettori del Movimento 5 Stelle il “No” resta prevalente ma con una minoranza intorno al 10% orientata verso il “Sì”.
Dal punto di vista generazionale, il “No” è più forte tra i giovani tra 18 e 34 anni, dove supera il 60%, mentre tra gli over 55 il quadro appare più equilibrato ma con un leggero vantaggio del fronte contrario alla riforma.
Curiosamente, la percezione sull’esito finale del referendum non coincide con le intenzioni di voto. Alla domanda su chi vincerà, il 37% degli italiani pronostica la vittoria del “Sì”, il 28% quella del “No”, mentre il 35% non si esprime.
La fiducia nell’esito è molto più alta tra i sostenitori della riforma: il 79% degli elettori del “Sì” è convinto che alla fine prevarrà, mentre tra gli elettori del “No” la sicurezza è più bassa, con il 61% che prevede comunque la bocciatura.
Il sondaggio ha testato anche le possibili conseguenze politiche di una bocciatura della riforma. In caso di vittoria del “No”, il 42% degli italiani ritiene che Giorgia Meloni dovrebbe restare alla guida del governo, mentre il 37% pensa che dovrebbe dimettersi. Il 21% non si esprime.
Anche su questo tema la spaccatura è nettamente politica: tra gli elettori del centrodestra l’86% sostiene la continuità dell’esecutivo, mentre tra quelli del campo progressista il 69% chiederebbe le dimissioni.
Giudizi nel complesso negativi anche sulla proposta di nuova legge elettorale avanzata dalla maggioranza. Il 42% degli intervistati esprime un giudizio negativo, il 30% positivo, mentre il 28% non ha un’opinione.
Il dato evidenzia una forte polarizzazione politica: tra gli elettori di centrodestra il 78% approva la riforma, mentre tra quelli del campo progressista il 71% la giudica negativamente. Tra gli elettori dell’area centrista il giudizio è quasi diviso a metà.
Il sondaggio va poi a indagare le intenzioni di voto. Sul piano elettorale, Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 28,7%, stabile rispetto alla precedente rilevazione. Il Partito Democratico sale al 22,4% (+0,6) e il Movimento 5 Stelle cresce al 12,9% (+0,6), consolidando la terza posizione.
Nel centrodestra Forza Italia scende all’8,1%, mentre la Lega recupera al 6,4%. Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, si attesta al 3,2%. Alleanza Verdi-Sinistra resta al 6,5%. Nell’area centrista Azione è al 4,3%, Italia Viva al 2,2% e PiùEuropa all’1,3%. Nel complesso, i partiti di governo raggiungono il 44,1%.
Il sondaggio fotografa anche l’opinione pubblica sulla crisi internazionale. Il 56% degli italiani si dichiara contrario all’intervento militare congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, mentre il 25% è favorevole.
Le principali preoccupazioni riguardano soprattutto un possibile allargamento del conflitto (38%) e le ricadute economiche legate al caro petrolio e carburanti (37%). Il 12% teme invece il rischio di attentati terroristici.
Quanto al ruolo dell’Italia, la posizione più diffusa è quella della neutralità e mediazione, indicata dal 48% degli intervistati. Il 29% chiede invece una condanna esplicita dell’intervento, mentre solo l’8% vorrebbe schierarsi apertamente a fianco di Stati Uniti e Israele. Il sondaggio nel suo complesso pone il centrodestra davanti a un bivio. Davanti a consensi in caduta per il sì alla riforma della giustizia, con una consultazione che si sta sempre più trasformando in un confronto frontale e politico, il grande interrogativo è se accettare la disfida e scendere nell’agone per lo sprint finale oppure continuare a percorrere il binario “tecnico”.
Referendum, il “No” sorpassa il “Sì”. Italiani contrari all’intervento contro l’Iran



