Per essere vivo, è vivo. I dubbi, semmai, sorgono sulle sue condizioni di salute. La nuova guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, secondogenito del defunto Ali, sarebbe rimasta ferita alle gambe in uno degli attacchi israeliani all’inizio della guerra, ma è vigile e si trova in un luogo altamente sicuro con comunicazioni limitate. Lo scrive il New York Times citando tre fonti iraniane, secondo cui a Teheran si teme che qualsiasi comunicazione con il mondo esterno possa rivelare la sua posizione e metterlo in pericolo.
L’apparato di sicurezza israeliano ritiene che Khamenei sia rimasto ferito il primo giorno di guerra, ancor prima di essere eletto guida suprema. Mojtaba Khamenei è stato eletto guida suprema per succedere al padre, Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio scorso negli attacchi israelo-statunitensi. Il figlio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, Yousef, ha scritto su Telegram che Mojtaba Khamenei, è «sano e salvo». «Ho sentito la notizia che Mojtaba Khamenei è rimasto ferito. Ho chiesto ad alcuni amici che avevano contatti. Mi hanno detto che, grazie a Dio, è sano e salvo». Le condizioni delle ferite di Khamenei, 56 anni (che ha perso il padre, la moglie e un figlio durante l’attacco israelo-americano), potrebbero essere la causa per la quale non è ancora apparso in pubblico.
Intanto Mojtaba raccoglie le congratulazioni del presidente dell’Iraq, Abdul Latif Rashid, e del primo ministro uscente, Mohammed Shia al Sudani. In una dichiarazione ufficiale, Rashid ha augurato all’ayatollah che possa avere successo nello svolgimento delle sue funzioni, esprimendo inoltre le condoglianze per la defunta guida suprema Ali Khamenei. Il presidente iracheno ha espresso solidarietà al popolo iraniano e ha auspicato che il prossimo periodo porti alla fine della guerra e apra la strada al dialogo e alla diplomazia per ripristinare sicurezza e stabilità. In una dichiarazione separata, il premier iracheno Al Sudani ha espresso «fiducia nella capacità della nuova leadership della Repubblica islamica dell’Iran di gestire questa fase critica», ribadendo la solidarietà di Baghdad a Teheran al popolo iraniano.
Mojtaba Khamenei, figlio di Ali, è la terza persona a ricoprire la carica di guida suprema dalla fondazione della Repubblica islamica dell’Iran, avvenuta dalla rivoluzione del 1979. L’uomo, definito dallo tv di Stato iraniana “janbaz”, ovvero ferito dal nemico, è da tempo considerato una figura di grande influenza all’interno del sistema di potere iraniano e da tempo era considerato, ma non da tutti, l’erede naturale del padre. Infatti ora che il secondogenito di Aliè stato lettoGuida Suprema dell’Iran, emergono dettagli che rendono indistinti i contorni della sua nomina.
Scrive il Corriere della Sera che fonti vicine a Teheran rivelano che Khamenei senior aveva confidato ai suoi fedelissimi di non volere un’eredità dinastica, perché la carica suprema non doveva diventare un feudo di famiglia. «Qualcuno sostiene che l’abbia messo nero su bianco nel suo testamento. Come questa volontà sia stata ignorata resta un mistero, ma l’elezione di Mojtaba segna una svolta ereditaria che stride con lo spirito della Rivoluzione islamica del 1979, nata per abbattere scià e dinastie. Dietro le quinte, però, il piano era in gestazione da anni. I registi sono i suoi alleati più stretti nelle Guardie della Rivoluzione: Ahmad Vahidi, attuale capo dei pasdaran; Mohammad Bagher Ghalibaf, ex Guardiano e oggi presidente del Parlamento; e soprattutto Hossein Taeb, uomo inflessibile che chiamano l’ombra di Mojtaba, con cui ha combattuto nella guerra Iran-Iraq. È stato capo dell’intelligence Irgc e il suo curriculum è segnato dal sangue: nel 2009 è stato lui a lanciare i Basij contro i manifestanti dell’Onda verde, orchestrando il massacro. Fonti iraniane confermano che se alcuni pesi massimi del regime hanno spinto con decisione per la sua elezione, altre figure di primo piano si sono invece opposte senza mezzi termini. Tra queste ci sono Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e uomo che tiene in mano le sorti politiche del Paese, e Ali Asghar Hejazi, vice capo di gabinetto dell’Ufficio della Guida Suprema».
Secondo le ricostruzioni del sito di analisi Amwaj, anche altri due episodi avrebbero contribuito a spingere il nome di Mojtaba. Nei giorni passati i media israeliani hanno diffuso per primi la notizia che il figlio di Khamenei sarebbe diventato la prossima Guida Suprema, anticipando la conferma ufficiale. Questa informazione ha attivato subito Donald Trump che si è detto contrario alla nomina. La reazione del presidente americano ha fornito sostegno a Taeb e agli altri pasdaran intransigenti del regime che spingevano da tempo per il loro candidato.



