Alle 4 del pomeriggio Giorgia Meloni cerca di chiudere i conti con le opposizioni concludendo alla Camera la sua lunga e faticosa giornata di comunicazioni al Parlamento aventi per oggetto praticamente tutto: dalle guerre di Trump ai carburanti, fino al referendum. E qualunque altro argomento che verrà da sé. Già al Senato non è stata una passeggiata, ci sono da affrontare le barricate anche Montecitorio. La mossa della premier che prova a spiazzare le opposizioni è un appello sincero al dialogo e al confronto sui temi più scottanti. Vuoi vedere che Giorgia si sente in un cul-de-sac? Possibile, ma è abituata a battagliare, quindi tende la mano al Campo largo non prima di aver detto esattamente il suo punto di vista. E finisce in rissa, come al solito.
«Né complici di decisioni altrui, né isolati in Europa né colpevoli delle conseguenze economiche della crisi sulle persone – argomenta la premier spiegando la posizione dell’Italia sulla guerra aperta dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran fuori dal diritto internazionale». Poi conferma che l’Italia resterà fuori dalla guerra e pensa a nuove tasse per colpire chi specula sui rincari. «Nessuna richiesta dagli Usa per l’uso delle basi in Italia: se ci fosse, deciderebbe il Parlamento». Ecco, quindi, la proposta di aprire un tavolo con le opposizioni, che però l’accusano di essere «subalterna a Trump». Lei replica tacciando il Pd di «strabismo sulle bombe Usa» contro le dittature e il M5S di fare «propaganda a buon mercato». «Ora posa la clava», le risponde la segretaria dei democratici Elly Schlein. La risoluzione di maggioranza passa sia al Senato sia alla Camera. Opposizioni divise, anche qui nulla di nuovo.
Successivamente, la premier sente “l’obbligo”, per ristabilire quanto accaduto, di rispondere alle dichiarazioni di Elly Schlein. «Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. “Serva”, “ridicola”, “imbarazzante”, “pericolo per l’umanità”, “persona che striscia per non inciampare” e molti altri. Questi sono stati i toni utilizzati da esponenti dell’opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo. Altri, invece, sempre nell’opposizione, hanno cominciato ad accampare condizioni surreali per sedersi al tavolo, chiarendo come non vi fosse alcuna disponibilità ad avviare questo confronto».
Quindi precisa: «I toni che io ho utilizzato nella replica, invece, sono rimasti rispettosi. Mi sono limitata a chiedere all’opposizione conto della differenza tra le posizioni che chiedono di assumere a noi, oggi, e quelle che assumevano quando erano all’opposizione. Nessuna clava, nessuna mancanza di rispetto, nessun insulto. Questa è la realtà che chiunque può verificare riguardando il dibattito parlamentare. Se non vi è disponibilità da parte dell’opposizione a un coordinamento sulla crisi lo rispetto, ma non se ne dia la responsabilità a me. A dimostrazione di quello che dico, confermo che il mio invito resta valido. Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso, il governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto».
Comunque sia, la distanza tra governo e opposizione resta inalterata. Ci pensa Pierfrancesco Casini, padre nobile del Parlamento, a inquadrare con la consueta lucidità, la situazione in un’intervista concessa al Quotidiano Nazionale.
«Di fronte a una vicenda internazionale di questa portata, l’appello l’avrei fatto il primo giorno – dice – e non dopo quindici. Il rischio è che appaia un po’ strumentale. (…) In momenti di emergenza, chi ha più intelligenza la adoperi. Per cui io, in linea di massima, non respingerei proprio l’invito a sedersi a un tavolo. Si sta arrivando a una forma di confronto tardi e male. Ma è meglio tardi e male che niente».
E sul problema della Meloni a smarcarsi da Trump, il senatore spiega: «Questo è il punto. Ce l’ha ma ovviamente non vuole ammettere di averlo. Perché è chiaro che mentre la vicinanza con Trump nella prima fase del suo mandato poteva essere qualcosa che le dava delle opportunità, oggi è qualcosa che palesemente le toglie opportunità. (…) Fatica a fare mosse palesi, perché avendo una buona relazione con Trump vuole cercare di conciliare il diavolo e l’acqua santa, Trump e l’Europa».
E sull’opposizione: «Ha problemi di dinamiche interne che la condizionano. Perché un conto è la posizione del Pd e della Schlein, ad esempio sull’Ucraina, a mio parere ampiamente condivisibile, anche compatibile con quello della Meloni. Già però sull’Occidente, sulla Palestina, sul Board of peace non è compatibile. E poi c’è il rapporto con Conte, che per la Schlein è una priorità».



