Anatomia di un inciampo. Lo scorso 2 febbraio il viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli, in quota Fratelli d’Italia, incontra alla Farnesina niente meno che l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia Aleksej Paramonov, ovvero la feluca di Putin e Lavrov a Roma. Normale attività diplomatica nonostante i rapporti non proprio idilliaci tra il Cremlino e Palazzo Chigi per via della guerra in Ucraina? Sottovalutazione delle conseguenze politiche? La premier Meloni, che molti descrivono irritata, sapeva?
Secondo il Corriere della Sera, che ha sollevato il caso, erano tutti all’oscuro dell’incontro, compresi la Meloni e il ministro degli Esteri Tajani. Dunque, l’iniziativa di Cirielli non sarebbe stata concordata e le sue successive spiegazioni non sarebbe servite a nulla.
Ora emerge che la presidenza del Consiglio abbia fatto di tutto in questo periodo per coprire il caso, piuttosto imbarazzante. Proprio perché lo stesso Paramonov, in un’intervista all’agenzia di stampa Ria Novosti uscita il 10 febbraio, aveva attaccato la premier accusandola di «adottare la condotta dello struzzo nei rapporti tra i due paesi». Resta, inevaso, un dubbio: possibile che Cirielli abbia fatto tutto da solo senza un avallo superiore?
Intanto lui minimizza, precisa, puntualizza: «L’incontro fra il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli – dice di sé – e l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia Aleksej Paramonov è effettivamente avvenuto e ciò è accaduto alla Farnesina, sotto la luce del sole quindi la ricostruzione dell’episodio è destituita di ogni fondamento. È normale che si incontrino, quando ne facciano richiesta esplicita, tutti gli ambasciatori accreditati. D’altronde non siamo in guerra e non abbiamo rotto i rapporti diplomatici anche se sono tesi. È la regola e non c’è alcun caso politico. La Farnesina era informata e ha partecipato con due diplomatici che hanno preso nota formale. Spiace che vengano riportate notizie senza verificarle nonostante la delicatezza del tema di politica estera».
Poi aggiunge: «Non è la prima volta che lo vedo, anche in passato mi aveva chiesto un incontro. È normale che accada: quando chiedono un confronto con il governo, di solito li ricevo io. In genere gli ambasciatori vengono a rappresentare le loro posizioni quando ritengono che ci siano state tensioni o episodi che, secondo loro, hanno penalizzato il loro Paese. In questo caso mi pare facesse riferimento ad alcuni episodi legati a proteste o manifestazioni. Nulla di particolare: fanno il loro lavoro di ambasciatori».
Caso chiuso? Nemmeno per sogno. È partita la contraerea del centrosinistra o Campo largo che dir si voglia. C’è chi chiede un chiarimento, chi le dimissioni: «Non può star lì dopo quell’incontro».
Pina Piecierno, vice presidente del Parlamento europeo, in quota del Pd, è quella più agguerrita: «L’incontro tra Cirielli e l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia rappresenta un fatto grave che non può essere archiviato con il silenzio o con spiegazioni evasive. Da oltre quattro anni l’Europa è chiamata a difendere l’ordine internazionale violato dall’aggressione russa contro l’Ucraina. In questo contesto, ogni interlocuzione istituzionale con rappresentanti del Cremlino deve avvenire nella massima trasparenza, nel rispetto della linea euro-atlantica del nostro Paese e in pieno coordinamento con il governo e con i partner europei. Per questo motivo è necessario chiarire immediatamente le ragioni, i contenuti e le modalità di questo incontro. Delle due l’una: o la presidente del Consiglio Giorgia Meloni era informata, e ha ritenuto opportuno non rendere pubblico un confronto con il rappresentante diplomatico di un Paese che sta minando la sicurezza europea, oppure non esercita un controllo sull’operato dei viceministri del suo governo. Entrambe le ipotesi sarebbero estremamente preoccupanti. L’Italia non può permettersi ambiguità».
Ora se sia trattato del classico, ma imbarazzante, scivolone sulla buccia di banana o se Edmondo Cirili rappresenti un vero caso politico lo deciderà Giorgia Meloni. Lei e soltanto lei.



