Rferendun, la vittoria del No appare ormai un dato consolidato. Con il 51% delle sezioni italiane scrutinate, i contrari alla arriforma delle giustizia in testa con il 54,57%. L’affluenza è vicina al 59%. La premier Giorgia Meloni con un video sui social ammette la sconfitta: “La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Rispettiamo la decisione, resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa. Andremo avanti”. Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio prende atto “con rispetto della decisione del popolo sovrano”. “Ce l’abbiamo messa tutta”, dice Nicolò Zanon, presidente del comitato del Sì. Le urne si sono chiuse alle 15 e contemporaneamente è cominciato lo spoglio.
La vittoria del del No s’era profilata già nel pomeriggio. La prima proiezione di Tecnè per Quarta Repubblica ha attestato il No avanti al 53,2% ed il Sì al 46,8%. Anche sui dati reali il No si è trovato subito in vantaggio.
Ad urne da poco aperte, è piombata con un fulmine a ciel sereno la notizia che il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi è dimesso dal suo incarico. Una decisione annunciata subito dopo l’esito delle urne, ma presa prima: qualunque fosse stato il risultato del referendum sulla riforma costituzionale non avrebbe più guidato il sindacato delle toghe. Una scelta dovuta a motivazioni personali e in parte professionali



