Le dimissioni di Gabriele Gravina e la convocazione delle elezioni per il 22 giugno aprono una nuova fase per la Federcalcio, al termine di ore di forte pressione politica e istituzionale. Già da ieri, infatti, erano state numerose le richieste di un passo indietro, a partire dal ministro per lo Sport Andrea Abodi, che aveva sollecitato una riflessione ai vertici federali dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, la terza consecutiva.
L’annuncio è arrivato nel corso del vertice riunito nella sede FIGC di via Allegri, a Roma, con i rappresentanti di tutte le componenti federali. L’incontro si è aperto poco dopo le 14.30, al termine di un afflusso scaglionato dei partecipanti nel primo pomeriggio.
I primi ad arrivare, già intorno alle 13, sono stati il presidente dell’Associazione italiana calciatori Umberto Calcagno e quello dell’Associazione italiana allenatori Renzo Ulivieri. A seguire, alle 14.10, ha fatto ingresso il presidente della Lega Pro Matteo Marani, mentre cinque minuti più tardi è arrivato il presidente della Lega nazionale dilettanti Giancarlo Abete. Poco prima dell’avvio dei lavori, attorno alle 14.35, sono giunti insieme anche i vertici delle leghe professionistiche maggiori: Ezio Maria Simonelli per la Serie A e Paolo Bedin per la Serie B.
Attorno al tavolo, insieme al presidente dimissionario, si sono così riuniti tutti i principali rappresentanti del sistema calcio italiano – dalle leghe professionistiche al mondo dilettantistico, fino alle associazioni di categoria di calciatori e allenatori – chiamati a una riflessione politica e istituzionale sul futuro della governance federale.
Il passaggio di consegne, con il voto fissato per il 22 giugno, segna l’avvio di un percorso che dovrà ridefinire assetti e strategie del calcio italiano dopo una crisi sportiva senza precedenti recenti.



