«Cara Giorgia, la mia relazione con Claudia Conte è una faccenda privata». Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi cerca di mettere subito al riparo dal possibile polverone dei pettegolezzi la sua sfera personale. La premier abbozza. Per ora. Ma va da sé che dopo le burrasche dei casi Santanché, Delmastro e Bartolozzi, la Meloni farebbe volentieri a meno di dover affrontare un’altra vicenda insidiosa, ancorché dai contorni rosa, deflagrata all’improvviso nei Palazzi romani dopo le persone rivelazioni della stessa Conte.
Tuttavia, c’è chi immagina un altro avvicendamento al vertice del Viminale se Piantedosi (in quota Lega) ravvedesse, chissà per quale ragione, l’opportunità di dimettersi. Pur con qualche preventivo distinguo. Il ministero dell’Interno, è cosa nota, resta il sogno più volte confessato da Matteo Salvini, ma dalla Lega assicurano che nessuno del Carroccio è dietro a «questa strana operazione, non cerchiamo un rimpasto con tali modalità».
Il diretto interessato non si tira indietro: «Non ho fatto il ministro dell’Interno perché ero sotto processo: sono andato avanti e indietro da Catania e da Palermo per sei anni. In questo momento al Viminale c’è una persona di valore, un amico, un uomo di Stato che ha la mia totale stima e fiducia, Matteo Piantedosi. Se i pugliesi e gli italiani rivoteranno Lega alle politiche dell’anno prossimo – spiega Salvini – tornare a occuparmi di sicurezza, di lotta alle mafie, di contrasto agli spacciatori, ai trafficanti di esseri umani, all’immigrazione clandestina è qualcosa che ho dimostrato di saper fare e che potrei anche tornare a fare. Intanto cerco di aprire più cantieri possibili e poi parleremo l’anno prossimo. Se mi chiamano alla sfida, non ho paura di niente e di nessuno».
Intanto sul caso Piantedosi-Conte, anche Fratelli d’Italia dice di non saperne nulla nonostante, rileva il Corriere della Sera, un dettaglio balzi agli occhi: l’intervistatore della giornalista Claudia Conte per il podcast del sito Money, online l’altra sera alle 22, è Marco Gaetani, voce di Radio Atreju, l’emittente di Fratelli d’Italia. Si tratta di un dirigente leccese di Gioventù nazionale, l’organizzazione giovanile del partito.
Nel Paese degli intrighi per eccellenza, dunque, c’è già chi pensa a una losca macchinazione per completare le tessere del prossimo rimpasto. Chiamato dai vertici del partito, il podcaster Gaetani ha spiegato che «la Conte, prima di iniziare a registrare, mi ha chiesto di farle questa domanda, premettendo che il ministro era separato».
Ora, però, per confinare la vicenda a un fatto strettamente personale la giornalista finita nel cuore di Piantedosi dovrebbe dimostrare che non abbia mai avuto vantaggi economici o professionali direttamente riconducibili al suo presunto rapporto con il ministro. Si sa però, continua il Corriere, che è stata moderatrice, da dicembre 2023 a novembre 2024, di tavole rotonde organizzate dalla Scuola di polizia diretta da Maurizio Vallone. Dal web esce fuori il suo lavoro anche da conduttrice della trasmissione “La mezz’ora legale”, tutti i martedì dalle 23,30 a mezzanotte su Rai Radio 1.
Le opposizioni sono silenti, solo Elly Schlein si è espressa in merito: «Se il caso Piantedosi sia di carattere politico, lo vedremo. Intanto invece che occuparsi dei problemi, come quello del costo dell’energia, il governo si sta occupando dell’ennesimo scandalo. I fatti privati del ministro Piantedosi non interessano a nessuno, ma emerge che questa persona (Claudia Conte) sarebbe stata assunta come consulente in una commissione della Camera che si occupa di periferie e sicurezza, quindi a stretto contatto con il Viminale, e che addirittura è stata docente alla scuola della polizia. Va fatta chiarezza».
Ma Carlo Calenda, leader di Azione, non la segue su questo terreno: «Fare i guardoni nelle camere da letto altrui con una buona dose di sessismo è indegno della politica e del giornalismo. Continuate a nuotare in questo mare di fango mentre il mondo va a fuoco, noi parleremo di energia, sanità, difesa europea ecc».



