I nottambuli hanno oggi un motivo in più per rimanere svegli fino a tardi: alle due di stanotte (che corrispondono alle ore 20.00 di Washington) scadrà l’ultimatum di Trump all’Iran. O accetta la tregua o sarà l’Apocalisse. A quell’ora, in assenza di un riscontro positivo, gli Usa lanceranno contro Teheran uno strike decisivo. «Un’intera civiltà può finire stanotte», minaccia Donald Trump.
Sono parole terribili, anche se non dissimili da quel ritorno all’«età della pietra» annunciato qualche giorno fa. Il presidente americano alza sempre il livello degli “avvertimenti” allo scopo di monopolizzare l’attenzione mondiale. Stavolta però ci sono una data e un’ora. E quindi è assai probabile che qualcosa accadrà. Che cosa esattamente? Non manca, in queste ore, chi evoca addirittura scenari da bomba atomica. Si tratta di provocazioni. Ma è di poco fa la smentita della Casa Bianca che gli Usa possano prendere in considerazione l’uso dell’arma nucleare contro l’Iran. Il fatto stesso che si evochi l’opzione l’atomica, anche solo per negarla, è di per sé un fatto inquietante. È probabile che in queste ore Washinton stia applicando la “teoria del pazzo”, cioè il tentativo di piegare le potenze avversarie facendo intendere l’utilizzo di misure del tutto sproporzionate all’entità effettiva dei conflitti in atto. Se ne parlò la prima volta all’inizio degli anni Settanta, quando l’allora presidente Usa, Richard Nixon, fece intendere che avrebbe potuto ordinare di colpire in modo irrimediabile il Vietnam del Nord se Hanoi non avesse acconsentito di sedersi al tavolo delle trattative per porre fine alla guerra nel Sudest asiatico. Qualcosa del genere può avere in mente oggi Trump di fronte al rifiuto di Teheran di accettare la proposta di pace venuta dal Pakistan e che aveva già trovato il gradimento di Washington.
L’ipotesi più probabile è quella di un attacco massiccio alle infrastrutture energetiche e logistiche dell’Iran in modo da paralizzare la vita dell’intero Paese. Questa ipotesi è indirettamente avvalorata dallo stesso regime quando invita i giovani, come accaduto questo pomeriggio, a formare «catene umane» intorno a centrali elettriche e ponti. Gli ayatollah temono probabilmente che l’Iran stia per essere colpito nei suoi snodi vitali.
Che qualcosa di definitivo e irrimediabile possa accadere nelle prossime ore è confermato anche dalle autorità del Qatar che annunciano una «escalation vicina al punto di non ritorno».
Tutto lascia intendere che andiamo verso un inasprimento forte del conflitto dagli esiti imprevedibili. Se l’Iran dovesse essere colpito in modo irreparabile, è assai probabile che poi attuerebbe ritorsioni dirompenti sulle vicine monarchie del Golfo e sullo stesso Israele.
Tutto ruota alla fine sullo stretto di Hormuz, che rappresenta la sola, vera risorsa strategica di cui dispone l’Iran. Si tratta di vedere fino a che punto Teheran è disposta a utilizzarla per non compromettere in modo devastante il futuro dell’intero Paese.
Di qui allo scadere dell’ultimatum mancano ancora diverse ore. E non è detto che non venga alla fine un segnale dall’Iran tale da far arrestare la macchina bellica americana. Si dovrà però trattare di un’apertura seria, così da permettere a Trump di fare marcia indietro senza perdere la faccia.
Quello che è certo è che siamo vicini a una svolta. O il conflitto, in qualche modo, si ferma. Oppure siamo alla vigilia di catastrofi dall’entità, al momento, imprevedibile.



