Pestato a morte per un «fatela finita». Massa sotto choc, ma il tempo delle analisi è finito. Città alla sbando, urgono leggi adeguate

lunedì, 13 Aprile 2026
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Giacomo

«È morto per le botte. Hanno smesso di colpirlo solo quando si sono resi conto di averlo ammazzato. A quel punto, e solo a quel punto, sono scappati. Nel frattempo, sono arrivate alcune persone a capire che cosa stava accadendo. Due giovani hanno iniziato a praticare il massaggio cardiaco a Giacomo. Io sono corsa da lui, gli tenevo la testa tra le mani, ma dalle orecchie gli usciva il sangue. Suo figlio gli teneva la mano e diceva: “Babbo, alzati. Per favore alzati”. Ma non si è alzato, Giacomo è rimasto a terra». È il racconto straziante di Sara Tognocchi, compagna di Giacomo Bongiorni, ucciso nella notte di sabato in piazza Felice Palma a Massa dopo un’aggressione bestiale da parte di un gruppo di balordi, che nel giro di poche ore sono stati identificati e fermati. Si tratta di due maggiorenni: Ionut Alexandru Miron, 23 anni, residente a Montignoso, ed Eduard Alin Carutasu, 19 anni, abitante a Massa, entrambi di nazionalità rumena, accusati di concorso in omicidio volontario.

Il quadro investigativo, delineatosi già nelle prime ore successive ai fatti, ha consentito ai carabinieri di individuare tutti i soggetti coinvolti nello scontro e di procedere a perquisizioni e sequestri di materiale ritenuto utile alla ricostruzione dell’accaduto. Un risultato rapido, reso possibile anche dalla presenza di sistemi di videosorveglianza nella zona e dalle numerose testimonianze raccolte, come ha sottolineato il procuratore massese Piero Capizzoto. All’esito della prima attività istruttoria, la Procura per i minorenni genovese, diretta dalla procuratrice Tiziana Paolillo, ha disposto il fermo di un ragazzo di 17 anni ritenuto, allo stato, anch’egli responsabile di omicidio volontario. I soccorsi sono stati immediati: sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 con automedica e ambulanza. I tentativi di rianimazione si sono protratti a lungo, ma per il 47enne non c’è stato nulla da fare.

L’omicidio ha avuto un’immediata eco sul piano istituzionale. Nella stessa mattinata di domenica, il prefetto di Massa-Carrara, Gaetano Cupello, ha convocato d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Alla riunione hanno partecipato i sindaci di Massa e Carrara, Francesco Persiani e Serena Arrighi, il presidente della Provincia, Roberto Valettini, il questore Bianca Venezia e i vertici locali delle forze dell’ordine. Nel corso dell’incontro è stata analizzata in particolare la situazione legata alla movida nei due comuni, già oggetto di attenzione nelle settimane precedenti. Sono state quindi decise misure straordinarie per prevenire episodi analoghi. Tra i provvedimenti adottati: intensificazione dei controlli nelle aree più frequentate nelle ore serali e notturne, con il supporto di reparti specializzati; chiusura anticipata dei locali entro le 00:30 fino al 31 maggio; divieto di vendita e asporto di bevande in vetro dopo le 22; controlli rafforzati sulla vendita di alcolici ai minorenni. Allo studio anche l’introduzione di ”zone a vigilanza rafforzata”, con possibilità di allontanamento per soggetti ritenuti pericolosi o responsabili di comportamenti antisociali. L’episodio ha riacceso i riflettori su un fenomeno già segnalato da residenti e amministratori: quello della cosiddetta “malamovida”, caratterizzata da eccessi, abuso di alcol e frequenti episodi di violenza tra giovani.

Tuttavia, malamovida o disagio giovanile, le ricette sociologiche non bastano più. Quanto accaduto in una (ex) tranquilla provincia italiana ha scioccato l’intera comunità. Non è possibile che dei balordi, sbandati e violenti, si possano sentire autorizzati ad aggredire e pestare un uomo fino a ucciderlo, davanti agli occhi atterriti del suo bambino di undici anni, solo perché si era permesso di rimproverarli per un atto d’inciviltà. «Fatela finita», aveva appena detto loro.

Ora, ben vengano solidarietà e vicinanza alla famiglia, tutte le fiaccolate del caso e le immancabili misure straordinarie adottate a caldo, ma le istituzioni sono chiamate, ancora una volta, ad assumersi le proprie responsabilità. I partiti, che si parlano inutilmente addosso in Parlamento, sono chiamati a dare risposte certe perché questo questi fenomeni di degrado si affrontano con provvedimenti adeguati alla gravità del momento. Leggi speciali? Si chiamino pure così, ma dev’essere chiaro un concetto: nell’Italia delle città allo sbando va garantita la certezza della pena e, in questo caso, anche dura e lunga. Non solo: le forze dell’ordine abbiano finalmente mezzi e risorse per intervenire.

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